PREDICATORE APOSTOLICO. - È l’oratore eletto dal sommo pontefice a predicare in giorni stabiliti davanti a lui, ai cardinali, vescovi, superiori e procuratori generali degli Ordini religiosi e a prelati di Curia. Il p. a., per ciò, fa PONTIFICALE (v.) e diventa prelato palatino con il diritto di intervenire nelle cappelle papali e con altri privilegi.
L’origine dell’ufficio del p. a. sembra avere avuto inizio nel 1555 con Paolo IV e fino a Benedetto XIV esso fu affidato a sacerdoti scelti dai diversi Ordini religiosi, specialmente Gesuiti e Cappuccini; Benedetto XIV, il 2 marzo 1743, lo affidò in perpetuo ai Frati Cappuccini.
Il p. a. tiene le sue prediche ordinariamente nella sala del Trono: durante l’Avvento, nelle feste di s. Andrea Apostolo, di S. Nicola vescovo, di s. Lucia e di s. Tommaso Apostolo; nella Quaresima, ogni venerdì. Le prediche si fanno in lingua italiana, eccetto quella del Venerdì Santo, fatta in lingua latina, nella Cappella Sistina, dopo il canto del Passio. Il Papa assiste, non veduto, dietro la cosiddetta bussola; il p. a. ne riceve la benedizione prima della predica. Sebbene componente della Famiglia Pontificia, il p. a. dimora presso la Curia generalizia del suo Ordine, avendo i Superiori generali impetrato ciò dallo stesso Benedetto XIV. Tra i p. a. più famosi si ricordano: A. Salmeron e F. Toledo, della Compagnia di Gesù; F. M. Casini d’Arezzo e Lodovico Micara da Frascati, Cappuccini, poi cardinali.