PLUTOCRAZIA. - Secondo il senso etimologico, p. (da πλοῦτος = « ricchezza » e κράτος = « potere ») significa il dominio della ricchezza o degli uomini che la possiedono, industriali, banchieri e grandi terrieri. Il termine però non è usualmente adoperato a indicare un particolare regime politico, che si distingua per caratteri propri dalle altre forme, ma serve piuttosto a denotare, in modo alquanto vago, una condizione sociale, nella quale i maggiori possessori della ricchezza hanno un influsso preponderante, sovente indiretto, sull'amministrazione della cosa pubblica. La p. quindi può andare associata a qualsiasi forma di regime, alla monarchia come alla repubblica, all'aristocrazia come alla democrazia. Soltanto una concezione appoggiata sulla teoria dello sfruttamento del proletariato da parte dei regimi borghesi ha condotto Carlo Marx a definire come plutocratiche tutte le forme di organizzazione sociale nelle quali è conservata la proprietà privata.
Aristotele designò il dominio della ricchezza come nota distintiva dell'oligarchia, in opposizione all'aristocrazia fondata sulla virtù. Sebbene questa distinzione sia appoggiata sull'esperienza politica del suo tempo e quindi non abbia un valore universale come principio di sistemazione, si può tuttavia dire che la p. porta facilmente all'oligarchia. È stato nondimeno osservato che a favorire la sua affermazione nei tempi più moderni è stata proprio la democrazia, in quanto il regime democratico, articolato sui grandi partiti di massa, bisognosi d'ingenti capitali per la loro organizzazione e propaganda, diventa il mezzo di manovra di coloro che finanziano tali partiti, ai cui fini poi si trovano costretti a servire.
Scarsi esempi di p. si hanno nell'antichità, dove non dovette certamente mancare l'influsso preponderante delle classi abbienti. Si citano Cartagine e per i tempi più recenti Venezia, con scarsa rispondenza al significato odierno del termine. La vera p. è fenomeno collegato con il moderno regime capitalista, il quale, avendo permesso la concentrazione della ricchezza in poche mani, con la creazione di grossi e potenti organismi industriali, non ha potuto poi evitare che i possessori del capitale invadessero i gangli più sensibili della vita sociale, costituendo un dominio capillare e soffocante sui governi e sulle loro direttive, dettate mediante l'azionamento delle leve nascoste in loro potere. Capitalismo e p. sono due gemelli dell'introduzione della macchina e dei progressi dell'industrialismo. Per combatterli, inadeguato si dimostra ogni movimento sociale che s'ispiri alle idee marxiste, perché si appoggia sullo stesso errore della sopravvalutazione del bene sensibile e terreno, opponendo all'egoismo del capitale l'egoismo della classe, alla p. privata la p. dello Stato. Soltanto una concezione spiritualistica, che ri-
stabilisca la gerarchia dei valori, può essere antidoto al dominio della ricchezza con la sua più equa distribuzione tra le classi sociali. Antonio Messineo