POPOLAZIONE. - È l'insieme di tutti gli abitanti di un paese, di una regione, di una città, ecc. L'ammontare e la composizione di essa varia in cessionamento per effetto delle nascite e delle morti (movimento naturale), e, nell'ambito di un dato spazio, anche per effetto delle migrazioni (movimento sociale). Perciò essa è quantitativamente e qualitativamente determinabile se circoscritta nello spazio, nel tempo e nelle sue condizioni normali. La più essere considerata sotto diversi aspetti e, anzitutto, nel suo ammontare assoluto o massa, nel suo ammontare relativo o densità, nel suo accrescimento.
I. L'AMMONTARE ASSOLUTO DELLA P
L'ammontare assoluto della p. è determinato attraverso quel complesso di operazioni che prendono il nome di *censimento*: un determinato momento di un dato giorno, l'organo dello Stato, a ciò espressamente incaricato per legge, procede alla enumerazione di tutte le persone che si trovano in tutto il territorio dello Stato stesso mediante moduli speciali, detti fogli di famiglia (per le unità familiari) e fogli di convivenza (per le unità non familiari, quali gli alberghi, le caserme, i conventi, i collegi, ecc.). L'insieme delle persone che al momento del censimento si trovano nel territorio dello Stato, costituisce la cosiddetta p. presente o di fatto. In Italia, alla data del 4 novembre 1951 (ultimo censimento generale) la p. presente o fatto è risultata di 46.737.704 persone. Essa però differisce dalla p. residente, essendo questa costituita dall'insieme di persone che hanno dimora in una data circoscrizione amministrativa (Comune), alcune delle quali possono anche trovarsi assenti al momento del censimento, perché in altro Comune o, addirittura, fuori del territorio dello Stato. L'ammontare della p. residente, pertanto, si ottiene aggiungendo al totale dei presenti il numero delle persone temporaneamente assenti, e sottraendo il numero delle persone temporaneamente presenti non aventi dimora nel Comune. L'ammontare della p. residente, secondo le vigenti disposizioni, è assunta in Italia come p. legale fino a tanto che non viene eseguito un altro censimento. In Italia, alla data del 4 novembre 1951, secondo i primi risultati dell'ultimo censimento, la p. residente è risultata di 47.138.235, di cui 23.085.776 maschi e 24.052.459 femmine.La conoscenza del numero degli abitanti ha una grande importanza non solo scientifica, costituendo il termine normale di riferimento nello studio dei fenomeni sociali, ma anche pratica poiché costituisce la base dell'organizzazione politica e amministrativa dello Stato, ai cui fini viene assunta la p. residente, come legale. In Italia, p. es., è in base al numero degli abitanti dei Comuni e delle provincie che è determinato il numero dei consiglieri comunali e degli assessori, le aliquote per alcuni tributi locali (imposta di famiglia, valore locativo), il numero dei notari, il numero di private dello Stato, ecc. Anche nelle relazioni internazionali, di sovente, la conoscenza dell'ammontare della p. dei vari paesi costituisce una esigenza di indiscussa importanza. Senonché non per tutti i paesi si posseggono dati attendibili sul numero assoluto degli abitanti; in molti di essi non vengono eseguiti censimenti e il numero degli abitanti è dato da valutazioni basate su indizi statistici. A tali valutazioni hanno dovuto infatti far ricorso i demografi per determinare la p. del mondo e delle sue maggiori ripartizioni. Nel 1935 essa era valutata intorno a 2076 milioni, di cui 524 milioni nell'Europa, 261 nell'America, 10 nell'Oceania, 145 nell'Africa e 1136 nell'Asia.
Ma oltre all'ammontare assoluto della p. importa anche conoscere la sua *struttura* cioè la sua composizione per sesso, età, stato civile, professione o condizioni professionali, ecc. La composizione per sesso è relativamente costante nel tempo e nello spazio, tranne che nei paesi a forte movimento migratorio di persone dello stesso sesso; per lo più il numero delle femmine supera lievemente quello dei maschi per effetto della più alta mortalità di questi ultimi. Così è, p. es., dei paesi europei. In America, Australia e Nuova Zelanda, si riscontra una lieve prevalenza maschile, causata plausibilmente dall'immigrazione. Variazioni in più o in meno, dovute in gran parte a movimenti migratori o ad altri fenomeni sociali, possono anche determinarsi nel corso del tempo. Così in Italia, al censimento del 1881 si riscontrò una lievissima prevalenza maschile (1005 maschi per ogni 1000 femmine), mentre nel 1936 il rapporto era di 943 maschi per 1000 femmine.
Assai più variabili, tuttavia, sia nel tempo che nello spazio, sono gli altri caratteri (età, stato civile, professione o condizione). Variabilissima è da paese a paese e, nello stesso paese, da un periodo all'altro, la distribuzione per età della p. Si valuta che nel 1940 la p. in età inferiore ai 15 anni era in Italia il 29,6%, in Francia il 23,7%, in Germania il 21,6%, nell'U.R.S.S. il 36,2%. Differenze alquanto notevoli si riscontrano anche nei riguardi dello stato civile. La proporzione dei celibi, coniugati, vedovi, separati e divorziati, varia notevolmente da paese a paese; laddove è ammesso l'istituto del divorzio, la proporzione dei divorziati (anche escludendo quelli passati a nuovi nozze) risulta assai diversa a seconda della maggiore o minore facilità con la quale la legge ammette lo scioglimento del matrimonio. Ancora più profonde sono le differenze da paese a paese nei riguardi della professione o condizione e, nello stesso paese, da una regione all'altra. Secondo i risultati di una indagine, nelle provincie della Sicilia, le persone in condizioni non professionali costituivano il 67% del totale, mentre nella provincia di Milano il 52%. La stessa proporzione delle varie professioni risulta legata alle condizioni economico-sociali del paese e della regione: laddove prevale l'agricoltura, prevalgono le professioni agricole e così via.
II. LA DENSITÀ DELLA P
Oltre all'ammontare assoluto della p., importa conoscere anche l'ammontare relativo o densità. Esso è ottenuto dal rapporto fra l'ammontare assoluto e la superficie, ed il quoziente esprime il numero degli abitanti per ogni chilometro quadrato. Al riguardo però, nel fare i confronti fra Stati, o anche fra circoscrizioni minori, occorre tener conto che la parte abitabile del territorio, o ecumen, è estremamente variabile. In Italia, la densità della p., che alla data del 1936 era di 139,6, è salita secondo il censimento del 4 novembre 1951, 153,4. Essa è però assai diversa da regione a regione; più alta nella Campania (314), in Liguria (282), in Lombardia (263), nel Veneto (210), nel Lazio(200); più bassa in Sardegna (50), Basilicata (62), Umbria (94). Secondo le valutazioni fatte dai demografi, la densità della p. nei vari continenti, intorno al 1935, risultava come segue: Europa 45, 9; America 6,4, Oceania 1,2, Africa 4,8, Asia 27, 1. Nell'ambito delle circoscrizioni minori si fa distinzione fra p. accenrata, cioè residente nei centri, e p. sparsa; fra p. urbana, cioè residente nelle città, e p. rurale.