PROCURATORE (procurator). - Nome che designa alcuni funzionari del periodo imperiale romano.
La loro istituzione risale ad Augusto, che aveva preposto procuratores Augusti, di rango equestre, ad alcuni uffici e procuratores, scelti fra i liberti, all'amministrazione finanziaria imperiale.
Successivamente, peraltro, tutti i p. si trasformarono in pubblici funzionari, tratti quasi esclusivamente, a partire da Adriano, dall'ordine equestre. Se ne trovano preposti alle sezioni della cancelleria del princeps (ab epistulis, a rationibus, a libellis, ecc.), all'amministrazione finanziaria delle province imperiali, alla direzione di vari servizi nella città di Roma (p. aguarum, civorum, operum publicorum, ecc.). I più importanti sono però quelli posti a capo degli Stati annessi da Roma senza l'erezione a provincia (cosiddette regioni o province procuratorie). Ad essi competivano i poteri dei governatori provinciali, che, talvolta, esercitavano anche in sostituzione di un funzionario di rango più elevato, con il titolo di p. vice praesidis. Venivano nominati dall'imperatore con un codicillus. Nel sec. II sono distinti in quattro categorie, a seconda del trattamento economico. Competono loro, nelle varie epoche, i titoli di vir perfectissimus, eminentissimus, egregius.
I p. risiedevano normalmente a Cesarea Marittima, nel Palazzo di Erode; si recavano a Gerusalemme nelle feste principali, quando v'era pericolo per l'ordine pubblico. Comandavano l'esercito costituito da 5 coorti (ca. 3000 uomini), una delle quali era accasermata a Gerusalemme, Antonia (v.), riscuotevano i tributi per mezzo dei pubblicani ed esercitavano il potere giudiziario con il diritto di condannare a morte (ius gladii) sinedrio (v.). Nominavano e deponevano i sommi sacerdoti, ne custodivano le vesti sacre, esigevano giuramenti di fedeltà all'imperatore.
Il potere dei p. era però limitato dalle competenze del sinedrio e delle autorità locali, nonché dai privilegi concessi dai Romani agli Ebrei, quali l'esenzione dal servizio militare, dal culto all'imperatore, dall'introduzione in Gerusalemme di statue e di simboli imperiali.
Dai testi di Flavio Giuseppe e di Filone Alessandrino si può ricostruire la serie dei p. della Giudea e fissarne la cronologia approssimativa. Si rimanda per i singoli p. alle voci che li riguardano. Qui se ne riferiscono l'elenco e le date stabilite dall'accurato studio di U. Holzmeister (pp. 91 e 117).
Dal 6 al 41 d. C. si succedettero: Coponio (6-ca. 9); Marco Ambivio, da leggere forse Ambibulo (ca. 9-ca. 12); Annio Rufo (ca. 12-15); Valerio Grato (12-26); Ponzio Pilato (26-36); Marcello (36-7); Marullo (7-41).
Dopo Erode Agrippa I (v.), dal 44 al 66 d. C., si succedettero: Cuspio Fado (44-7); Tiberio Alessandro (?-7 [48?]); Ventidio Cumano (?-52/53); Antonio Felice (52/53-60); Porcio Festo (60/61-62); Lucccio Albino (62-64/65); Gessio Floro (64/65-66). Segue la guerra giudaica, conclusa nel 70 con la conquista di Gerusalemme da parte di Tito (v.).