QUESTIONI SOCIALI. - « Sociale » è un termine di uso comune, sempre adoperato per indicare ciò che si riferisce alla società. Nel medioevo si parlava di pactum sociale. Quando però si parla di « q. s. » o di « scienze sociali », il suo significato viene abitualmente ristretto.
I. EVOLUZIONE DEI TERMINI
1. L'aggettivo « sociale » e termini affini. - Stando all'etimologia, « sociale » equivale a « politico », derivando l'uno dal latino, l'altro dal greco;e fino al sec. XVIII tutto ciò che si riferiva alla società riceveva l'appellativo di « politico ». Per questo motivo, quando l'economia cominciò ad essere trattata come una scienza, fu chiamata economia politica. In realtà l'aggettivo « politico » ha preso un significato particolare, che lo differenzia tanto dal termine « sociale », quanto dal termine « economico », e si nota ormai una chiara tendenza ad applicare il termine « politico » esclusivamente alle questioni che riguardano il governo della comunità; quando invece si fa riferimento alla vita comune dei membri della comunità si adopera il termine « sociale ». Di qui scaturisce anche la distinzione abituale tra democrazia politica e democrazia sociale: la prima è un regime, in cui tutto il popolo partecipa al potere; la seconda è una società egualitaria, ed il suo risultato è una società senza classi, pur senza pregiudizio alcuno per la forma del potere. L'antico Impero ottomano, ad es., era pressoché una società senza classi, senza costituire affatto una democrazia politica.
Il termine « sociale » si oppone poi in primo luogo ad « economico », per quanto l'elemento economico rientri anche sotto il termine « sociale » preso in senso largo. Secondo il significato comune del termine, l'aggettivo « economico » è preso ad indicare i bisogni materiali degli uomini viventi in collettività. Ma i bisogni materiali e spirituali sono strettamente commisti; dalla nozione di bisogno materiale, l'economia passa così a quella di « valore »; un oggetto ha valore quando gli uomini hanno interesse a possederlo e sono disposti a dare, in proporzione, beni materiali o di altro genere per averlo; così, p. es., se gli uomini vogliono il cinema o i guuchi del circo oppure monasteri di vita contemplativa, tali oggetti, tanto disparati tra loro, diverranno valori; entreranno nel ciclo dei cambi e cadranno sotto il dominio dell'economia. L'economia tende, così, ad occuparsi di tutta la vita sociale ed è talora difficile la linea di demarcazione tra elemento economico ed elemento sociale. La distinzione scaturisce dall'angolo di vusule, il quale per le scienze sociali è più largo di quello dell'economia, in quanto esse si occupano, in linea generale, di tutti i problemi che si riferiscono all'organizzazione della società. Tuttavia, l'opposizione tra aspetto sociale, politico ed economico tende a limitare quello sociale: per questo è assai difficile proporre definizioni, in quanto certuni definiscono le q. s. questioni politiche ed economiche, riguardanti le classi sociali. In effetti, la questione delle classi o dell'uguaglianza ha avuto una non indifferente importanza nello sviluppo delle q. s.; ma, come si vedrà, non è possibile restringere a questo solo aspetto.
2. Il termine q. s. - L'aggettivo « sociale » è legato a un non piccolo numero di sostitutivi; si parla, così, non soltanto di q. s., ma di teorie sociali, di dottrina sociale, di movimenti sociali, di azione sociale; è perciò utile determinare il significato di ciascuna di tali espressioni. Una dottrina sociale è un sistema che contiene un complesso di principi, diretti a dare una determinata organizzazione alla società: in questo senso si parla, p. es., della dottrina sociale della Chiesa o della dottrina socialista. L'espressione teoria sociale si adopera a un dipresso nello stesso senso; ma implica una minore certezza e si applica a campi più limitati. È meglio parlare di storia delle teorie sociali piuttosto che di storia delle dottrine sociali.
Le q. s. hanno un immediato carattere pratico. Si tratta di questioni sorte in un periodo intricato da difficoltà concrete, assai spesso in mezzo ad abusi o ad ingiustizie. Le q. s. sorgono in relazione al benessere dei cittadini o di una parte di essi per cause di carattere politico ed economico; ma tendono, in sé considerate, a determinare il valore di istituzioni che permettano agli uomini di raggiungere il maggior possibile benessere. Per es., la q. s. della proprietà non consiste nel sapere se la proprietà privata garantisca ai mezzi di produzione un maggior rendimento, ma piuttosto se garantisca con maggior efficacia l'indipendenza, la dignità e il benessere dell'uomo. Si tratta, di nuovo, di punti di vista diversi. Le q. s. differiscono da paese a paese, e ogni giorno ne spuntano delle nuove.
I moviment sociali sono organizzazioni di uomini con
lo scopo preciso di risolvere le q. s. Differiscono enormemente dai movimenti politici che tendono a cambiare la forma dello Stato o ad impadronirsi di esso. È vero che in un determinato momento i movimenti sociali, come quelli operai o familiari, possono ritenere necessario esercitare una pressione sullo Stato o anche rivendicare una riforma politica, p. es., il suffragio universale o quello familiare, per raggiungere più agevolmente i loro obiettivi; ma, di per sé, tale aspetto politico non costituisce che un episodio accidentale dei movimenti sociali, presi nel senso suesposto.
Il socialismo, invece, lega il movimento sociale allo Stato e vuole lo Stato come agente principale, se non unico, della riforma sociale. Nel socialismo, perciò, il movimento sociale è in primo luogo politico. Come primo obiettivo dei comunisti appare invece quello di afferrare il potere per imporre d'autorità le riforme sociali da loro ritenute necessarie.
L'azione sociale, infine, tende alla riforma sociale, ed è caratterizzata dall'influsso che esercita sulle istituzioni e dalla sua struttura che è di natura collettiva; si oppone quindi all'azione individuale, che tende a fare del bene ad una persona, senza preoccuparsi della riforma della società. L'elemosina, p. es., con cui si viene in aiuto ai poveri senza tuttavia influire sulle istituzioni anche se proprio tali istituzioni sono causa totale o parziale del bisogno in cui vengono a trovarsi i poveri, è un fatto di natura individuale. L'azione, invece, con cui si cerca di introdurre un sistema di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro rientra nell'azione sociale.
II. PORTATA DELLA Q. S. -
1. Agenti del mondo contemporaneo che hanno influito sui movimenti sociali
Per quanto vi sia sempre stato un certo interesse ai problemi sociali, l'agitazione sociale del sec. XIX appare un fenomeno completamente nuovo, e ciò in dipendenza, senza dubbio, di due aspetti singolari della vita sociale del tempo.In primo luogo, il regime parlamentare dischiude una nuova mentalità: quella di far partecipare direttamente i cittadini alla vita pubblica. Il regime parlamentare, anche se non universale e realizzato in modi assai diversi, diffonde tuttavia nel mondo la idea che tutti i cittadini debbano interessarsi delle condizioni della vita collettiva, e con ciò in tutte le nazioni vengono a costituirsi gruppi o movimenti con la finalità di fare riforme. Quest'ansia di riforma sociale giunge sino ad impegnare i governi totalitari che si sono sviluppati nel sec. XX. I quali governi differiscono profondamente, nelle loro preoccupazioni sociali, dagli antichi governi. Lo spirito di riforma sociale è d'altronde legato allo spirito democratico. Le classi privilegiate sono sempre conservatrici e rimangono ancora oggi attaccate all'idea che le riforme sociali siano impossibili oppure nocive, anziché utili. Nei paesi in cui le vecchie classi conservatrici hanno ancora il monopolio della cosa pubblica, le q. s. vengono agitate soprattutto dagli stranieri. Lo sviluppo delle q. s. segue immediatamente lo sviluppo generale della civiltà contemporanea, che si estende in ogni campo. Dalla fine del sec. XVIII il mondo è in evoluzione. Un tempo, l'ideale sociale era un ideale di stabilità, tanto nella vita tecnica che nei costumi, nelle istituzioni, nelle consuetudini familiari e sociali. Nel mondo contemporaneo i continui cambiamenti che si avvicendano in tutti i campi hanno come conseguenza di abituare l'individuo a tali cambiamenti e di affevolire in lui l'opposizione sistematica, propria dell'idea conservatrice. D'altro canto l'estensione della civiltà porta a credere che un progresso è possibile, anzi che qualsiasi progresso sia possibile. Ma se si possono creare condizioni migliori di vita alla collettività sorge il dovere di adoperarsi. Il pro-
gresso o la riforma sociale divengono, perciò, obbligo fondamentale degli uomini riuniti in società e maturano nell'ansia tormentosa di respingere le condizioni sociali che incidono dolorosamente su determinate classi, e nella fiducia di poter rimediare, mediante l'organizzazione sociale, a tutti i malanni.
2. Origine della q. s. - Si parla spesso della q. s. come se essa si riducesse ad una soltanto: quella operaia. In realtà le q. s. sono numerose, ma la questione operaia è stata la prima ad essere agitata con grande apparato rivoluzionario, per cui i movimenti sociali sono pressoché tutti i movimenti operai.
Essa si riferisce non tanto al fatto che la condizione degli operai sia sempre peggiore di quella delle altre classi, p. es., dei contadini, ma piuttosto al fatto che la rivoluzione industriale del principio del sec. XIX ha trasformato rapidamente, peggiorandole, le condizioni della classe operaia e che, inoltre, i primi paesi industrializzati sono stati anche i primi paesi ad instaurare il regime parlamentare. Tali paesi ad assetto industriale e parlamentare erano quelli stessi che si trovavano allora a capo del movimento intellettuale nel mondo: da essi si irradiavano le nuove idee, diffuse da scrittori di risonanza internazionale; essi, infine, dominavano politicamente il mondo e costituirono nel sec. XIX gli Imperi coloniali. Questo complesso di ragioni spiega perché la questione operaia si presentò come la q. s. per eccellenza.
Dovunque si sviluppi la grande industria, sorge la stessa crisi operaia, con salari inadeguati, con agglomeramenti umani in quartieri malsani, ecc. Non appena una regione si industrializza, si agita perciò arditamente la questione operaia mentre la questione agraria, p. es., è una questione vecchia, riproposta più volte nel corso dei secoli. Questo spiega l'apparente paradosso per cui in Cina, dove gli operai addetti all'industria costituiscono forse l'1% della popolazione, sembra che la q. s. s'identifichi con la questione operaia. Lo stesso si dica dei paesi dell'America del sud, nei quali l'industrializzazione è poco sviluppata. In Italia, la q. s. è in primo luogo operaia nel nord, agraria nel sud.
3. Evoluzione della q. s. - La questione operaia è dunque, la q. s. sollevata per prima. Dinanzi alla miseria e all'avvenire incerto degli operai, si vide la necessità di assicurare loro condizioni migliori di vita. Lo sforzo fu diretto ad aumentare i salari, diminuire la durata del lavoro, eliminare determinati abusi, come il lavoro dei fanciulli e delle donne, ecc. Per realizzare tutto questo, si dovette rivendicare alcune riforme istituzionali, come il diritto sindacale e il suffragio universale. Fatti poi alcuni progressi nei paesi più evoluti, si pensò alla sicurezza degli operai e si presentarono così le questioni riguardanti l'assicurazione sociale, le previdenze contro gli infortuni della vita professionale, l'assicurazione contro la disoccupazione. Attualmente si sta facendo strada il terzo tempo, per così dire, delle rivendicazioni; cioè le condizioni morali della vita degli operai, le quali esigono riforme atte ad innalzarne la dignità. Da questa tendenza scaturirono i sistemi per interessare l'operaio allo sviluppo dell'azienda e immetterlo nella direzione. I diversi modi di consigli di impresa e di cogestione che si stanno escogitando, mirano, oltre che ad un miglioramento materiale della classe operaia, all'innalzamento del suo prestigio morale.
Se nel campo operaio tale evoluzione raggiunge l'espressione più alta, contemporaneamente essa ha come risultato di estendere la q. s. ad altri problemi molto lontani dalla questione operaia.
4. Diversità della q. s. - In molti paesi la questione agraria, come s'è accennato, è più grave di quella operaia e scaturisce dalla miseria della classe agricola. Abbraccia molte questioni particolari che hanno peculiari caratteristiche secondo i paesi ed è connessa alla maggior parte delle altre q. s. Siccome la popolazione di tutto il mondo, anche ai giorni presenti, è in prevalenza dedita all'agricoltura, la riforma agraria viene spesso a coincidere con la soluzione di altre questioni, anzi la sua soluzione presuppone altre questioni. Per questo, una delle cause della
miseria degli operai è dovuta alla miseria dei rurali, che si sentono spinti a cercare in città i loro mezzi di sussistenza, assoggettandosi alle più gravose condizioni. Ciò non avverrebbe, qualora essi trovassero in campagna condizioni meno disagiate. D'altra parte, l'aumento della popolazione che si verifica nelle campagne rende necessario il fenomeno migratorio non solo verso la città, ma, spesso, nei paesi stranieri. E sorge così una nuova questione di ordine internazionale, quella dell'emigrazione. Le q. s. internazionali sono state finora risolte ancor peggio della q. s. in seno alle singole nazioni.
A poco a poco, durante il sec. xx, si sviluppa poi l'idea di una organizzazione generale della società che renda possibile ad ogni uomo il suo pieno sviluppo. Per rendersi conto dei numerosi aspetti nei quali può tradursi questa formula generica, basta guardare il tit. I e II della Costituzione italiana, la quale è indubbiamente, sia per il tempo in cui è stata emanata, che per la sagacia di quanti vi hanno atteso a redigerla, la più rappresentativa dell'epoca attuale.
La Costituzione proclama (artt. 23-25) il diritto della famiglia e il dovere dello Stato di assicurare alla famiglia le condizioni necessarie alla sua formazione, alla sua tutela e al suo sviluppo. Lo Stato deve, perciò, prendere le misure necessarie per dare a tutti la possibilità di contrarre il matrimonio, di allevare i figli, anche se numerosi, e di poterli educare.
Essa proclama il diritto alle cure mediche per tutti i cittadini, come pure il diritto per tutti i bambini di accedere a qualsiasi grado di istruzione «anche se mancano di mezzi finanziari» (art. 28). Tutto ciò, come si vede subito, va molto al di là della questione operaia.
Altre q. s. sono proprie di altri paesi. È il caso, p. es., della questione dei negri negli Stati Uniti. In qualsiasi nazione in cui vengono a trovarsi insieme più razze o nazionalità senza amalgamarsi, i loro rapporti suscitano q. s. Così pure, q. s. sorgono relativamente alle colonie, con maggiore o minore rilevanza, secondo il carattere del popolo dominante.
5. Profonda unità delle q. s. - Dopo un rapido esame delle q. s., si viene a concludere che esse sono tutte legate all'idea di eguaglianza tra gli uomini. Tuttavia l'idea di eguaglianza è piena di equivoci, come quasi tutte le nozioni di cui si tratta nella filosofia sociale. Rettamente intesa, la nozione di eguaglianza comprende anche le giuste ineguaglianze che risultano dal fatto che non si può applicare la stessa regola, o misura di eguaglianza, ad ogni persona indistintamente.
In ogni caso, una q. s. sorge quando alcuni membri della collettività si trovano, senza loro colpa, nell'impossibilità di raggiungere un pieno sviluppo umano. All'inizio dell'età contemporanea, tutta l'attenzione convergeva su certe enormi ingiustizie esistenti soprattutto nel campo operaio. Man mano, però, che la società subì l'influsso di tutte le trasformazioni dirette a creare un assetto sociale più perfetto, si arrivò alla concezione del dovere che incombe sulla collettività, e sullo Stato che la rappresenta, di impostare la vita sociale in modo che tutti i cittadini trovino nella vita ordinaria il mezzo di raggiungere il loro pieno sviluppo. Tale concezione è la stessa dei pensatori del medioevo, quando insegnavano che il complesso dei beni è stato posto da Dio a disposizione del complesso degli uomini, soprattutto per rendere possibile una vita comune perfetta. Per questo, quando si dice che lo Stato ha il dovere di curare che tutti i fanciulli ricevano un minimo di istruzione e che tutti quelli capaci di compiere studi superiori vengano messi in grado di farlo, si afferma un diritto che non si restringe al minimum della vita. Non diversamente, alla vecchia concezione liberale, secondo la quale ad ognuno deve essere riconosciuto il diritto di sposarsi e di educare i figli come vuole, subentra la nuova concezione secondo cui lo Stato deve intervenire per rendere efficace tale diritto, con opportuni provvedimenti in modo che tutti i cittadini siano materialmente in grado di fondare un focolare e di educare i loro figliuoli. Inoltre, perché siano liberi di avere tutti quei figli che essi desiderano, conviene offrir loro i mezzi: cosa che può avvenire soltanto
mediante l'organizzazione sociale, mediante, cioè, specifiche istituzioni.
Gli esempi addotti relativi alla famiglia e all'istruzione, ai quali nessuno avrebbe mai pensato cento anni fa, mostrano chiaramente che le q. s. hanno allargato il loro raggio. E le questioni della famiglia e dell'istruzione non si sono limitate alla sola classe operaia o a quella agricola, ma si riferiscono a tutta la nazione. Tuttavia le questioni operaie o agrarie rimangono sempre il campo nel quale la q. s. è la più viva e, nella maggior parte dei casi, il campo in cui si agitano le maggiori difficoltà e i più urgenti problemi. Bisogna aggiungere che i diversi paesi del mondo sono, in materia sociale, a un grado di sviluppo assai diverso. In certuni, come la Francia, il Belgio, i Paesi Bassi e la Germania, non esiste la questione agraria; in altri, invece, come l'Italia meridionale e la Spagna, la questione agraria è assai sentita. Nell'Europa occidentale, la questione operaia ha subito l'evoluzione di cui si è parlato e, relativamente alla miseria degli operai, la questione più grave è senza dubbio quella della mancanza di lavoro, il cui rimedio è connesso ad un complesso di questioni, e particolarmente a quella dell'emigrazione. Nell'America del sud, in Asia, in Africa, si trovano situazioni ben diverse; accanto a paesi con una legislazione sociale assai progredita, si vedono paesi che sono appena agli inizi dell'organizzazione sociale, immersi in quegli abusi che erano visibili in Europa un secolo fa.
In ultimo, si deve dire che le q. s. assumono aspetti diversi nelle nuove nazioni, le quali, forti dell'esperienza dei paesi più evoluti, possono spesso percorrere con maggiore rapidità le varie tappe dell'evoluzione sociale. Le quali nazioni, se hanno un'organizzazione assai sviluppata in determinati settori, in altri ne sono affatto prive: accanto a città modernissime, si estendono campagne arretrate; accanto a quartieri ricchi di tutta l'attrezzatura moderna, si allineano quartieri mancanti di tutto.