PUBBLICA OPINIONE. -
I. NOZIONE
L'o. p. non è semplicemente la somma delle opinioni individuali, ma è piuttosto un insieme di idee, di sentimenti, di giudizi, di posizioni pratiche che in un determinato tempo rappresenta ed esprime un atteggiamento collettivo, conformante la psicologia dei singoli e risultante da un'intima persuasione, prodotta più o meno spontaneamente, per cui un numero piuttosto esteso di uomini pensa e sente in modo uniforme su qualche fatto o problema del giorno.Nel caso dell'o. p. il termine «opinione» non ha un valore perfettamente identico a quello inteso quando si contrappone «opinione» certezza (v.) dubbio (v.), come secondo grado del sapere, che consiste in un assenso imperfetto che oscilla tra il dubbio (primo grado), che è indecisione tra due tesi contrarie, e la certezza (terzo grado), che è adesione ferma e sicura a una parte. L'opinione individuale è adesione a una tesi, ma con paura di errare, per la mancanza di una evidenza obiettiva intrinseca (certezza di ragione) o fondata su altre certezze (certezza di fede; cf. Stun. Theol., 2ª-2ªc, q. 2, a. 1; De Veritate, q. 1, 4, a. 1).
L'o. p. può invece risultare da atti di assenso soggettivamente costituenti certezza, e comunque da adesioni più o meno spontanee e più o meno razionali da parte di molti a idee che per comunicazione collettiva o sotto l'azione di personalità più potenti, di centri di propaganda, di organizzazioni politiche e sociali, ecc. hanno saputo conquistare il pensiero o il sentimento. Si verifica quindi un fenomeno simile a quello della formazione della coscienza pratica. Nella vita pratica, infatti, i giudizi di molti sull'azione non oltrepassano il grado dell'opinione, data la complessità delle circostanze nell'atto umano e le difficoltà provenienti da uno stato interiore spesso disordinato o confuso. Per passare all'azione si ricorre allora a qualche principio riflesso, che aiuta a formare un giudizio pratico prudenziale, ossia conforme all'aperto retto, sicché il passaggio all'azione è legittimo (cf. R. Garrigou-Lagrange, De Beatitudine, «de actibus humanis et habitibus», Torino 1951, pp. 384, 389). Il consiglio di una persona saggia e prudente può aiutare in tale pronunciamento della coscienza, e talvolta anche sostituisce con la sua autorità le considerazioni personali intorno alle ragioni di una scelta e alla legittimità di una posizione.
Così nel campo della p. o.; trattandosi generalmente di conoscere e giudicare fatti contingenti e complessi o di scegliere una linea di azione in base a motivi non sempre pienamente convincenti; o anche di comportarsi secondo dettami di coscienza spesso insidiati da passioni e interessi riesce difficile, e quasi impossibile per molti, formarsi personalmente una certezza. Molti altri non si impegnano nel lavoro di indagine e di giudizio per pigrizia, scetticismo od altro. Interviene allora il pensiero o l'autorità di alcuni, che con l'abile presentazione di idee (vere o false che siano in essi) accompagnate da motivi psicologici e da cariche emotive (temi popolari) determinano una cor
rente secondo una certa direzione, che molti seguono con sicuro assenso. È uno dei modi di interazione psicologica, come dicono i sociologi, che sostanzialmente consiste nel persuadere gli altri ad abbracciare i propri punti di vista e a seguire le proprie direzioni pratiche. Di tale fenomeno sono evidenti l'importanza e i pericoli.
II. IMPORTANZA
Già il Machiavelli aveva accennato (ed in seguito dimostrò il Locke, in Essay concerning Human Understanding, Londra 1690) all'enorme importanza per la vita pubblica di conoscere e di suscitare opinioni negli altri. G. B. Vico mise in evidenza che il rinnovo di queste idee istituzioni è il risultato delle trasformazioni compiute in quello che il Montesquieu avrebbe in seguito chiamato «spirito generale» e il Rousseau «volontà generale». Secondo Vico la p. o. governa i costumi e il diritto, come comanda il linguaggio. Il popolo dà alle leggi il senso che vuole e i governanti devono più o meno volentieri adattarsi al senso del popolo, come devono riconoscere a questo la sovranità sul linguaggio (cf. Scienza Nuova, IV, 6).Già presso i Romani si parla della communio opinio, vox populi, fama popularis, rumores, ed il fenomeno era noto anche ai Greci, specialmente in Atene. Nel medioevo era considerato anche dai giuristi come consensus generale, che poteva fornire argomenti, o indicazioni, o testimonianze. Ha sempre influito sullo svolgimento della vita pubblica, sulla configurazione politica della società, sulla costituzione e sulla caduta dei pubblici poteri. Pur non riguardando esclusivamente la realtà politica e sociale (potendo avere anche altri oggetti, come la moda, lo sport, l'opera d'arte, ecc.), tuttavia la maggiore sua importanza si manifesta soprattutto in quel campo, giacché indubbiamente la p. o. influisce nel modo più efficace nel determinare scelte e rifiuti nella vita pubblica; ed è difficile e a lungo andare impossibile governare senza di essa o contro di essa, almeno nella società moderna democraticamente costituita, nella quale il popolo ha in mano gli strumenti capaci di determinare e di influenzare i pubblici poteri; sino a poter dire con William Temple che la p. o. è il fondamento su cui poggia l'autorità dei governanti (Essay upon the Origin and Nature of Government, Londra 1672).
Specialmente con la Rivoluzione Francese l'o. p. ha preso campo come forza operante nella società e si è andata sempre più gagliardamente affermando e organizzando, sino a costituire con il giornalismo (v.), il cosiddetto «quarto potere». Gli enciclopedisti hanno lasciato una vasta letteratura in proposito. Specialmente Montesquieu, Rousseau, Spencer, misero in risalto l'importanza di questa specie di «consenso sociale». Oggi poi l'influenza della p. o., specialmente attraverso i grandi mezzi di pubblicità e propaganda, è determinante in tutti i campi, da quello commerciale a quello culturale. Dopo che con liberi suffragi il popolo ha espresso una maggioranza parlamentare in base ad una sua preferenza determinata in gran parte dalla p. o., questa resta ancora il mezzo con cui il popolo può influire sul Parlamento e il governo. In tale senso i sociologi sogliono distinguere l'o. p. «dinamica» (lievitata da valori razionali, progressiva, operante) da quella «statica» o accettata passivamente e impostata automaticamente, specialmente nei regimi assolutistici o nelle masse abilmente lavorate e ridotte a un cieco conformismo.
III. PERICOLI
Sono pertanto evidenti anche i pericoli che la p. o. può rappresentare per i singoli e per la società. In realtà oggi organizzazioni potenti sconfinano spesso ogni spontaneità dell'o. p., fino a ridurla a un conformismo irrazionale che è negazione della ragione spontanea e abbassamento del livello intellettuale ed etico dell'uomo. Purtroppo ciò avviene spesso anche intorno a questioni religiose e morali che non possono essere oggetto di p. o., ma di adesione personalmente maturata o di fede, per cui si assiste a fenomeni di inganno collettivo di proporzioni colossali, e si constata spesso l'inconsistenza del detto: vox populi, vox Dei. Si aprono in questo campo gravissimi problemi di ordine morale, pastorale, pedagogico, che pongono l'esigenza di uno studio accurato dei fenomeni dell'o. p. e dei mezzi per formarla, correggerla, condurla secondo verità e onestà.IV. STUDIO DELLA P. O. — Nei tempi più recenti la p. o. è stata sottoposta a studio scientifico, secondo i vari aspetti: storico, filosofico, psicologico, sociologico, etico. Si è anche tentato di costituire una scienza speciale, la demodossologia, cioè scienza della p. o. Secondo altri la p. o. può essere studiata in una parte speciale della sociologia. Per svolgere questo studio scientifico della p. o. e dei suoi mezzi, sono state istituite scuole speciali, generalmente inserite come istituti o come specializzazioni in facoltà universitarie. Cominciarono gli Stati Uniti d'America fin dalla seconda metà del secolo scorso, seguiti successivamente dai principali paesi. Nel mondo cattolico possono segnalarsi specialmente le scuole di giornalismo istituite presso la Facoltà cattolica di Lilla (dove il giornalismo era insegnato fin dal 1866), presso l'Università cattolica di Lovanio, le Associazioni de Propagandistas Católicos di Madrid, diverse Università americane, l'Università S. Tommaso di Manila, l'Istituto internazionale Pro Deo di Roma.