ROCOCÒ. - Termine venuto in uso in Francia nel 1700 per indicare, insieme all'altro di « rocaille » un particolare genere di decorazione - incrostazioni di conchiglie, imitazioni di rocce, arabeschi bizzarri - di cui s'adornavano, sotto Luigi XIV e soprattutto sotto Luigi XV, costruzioni rustiche (bagni, grotte, fontane) e suppellettili. Oggi, in una accezione più larga, con il termine r. si indica la civiltà figurativa del '700,

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I. ARCHITETTURA
Forme r. vengono realizzate, sin dal terzo decennio del '600, dal Borromini (1599-1667), operante in Roma in gara con il Bernini. Il suo stile si diffonde in Italia e all'estero, donde torna da noi arricchito di elementi francesi (Piemonte, Liguria, Lombardia) e spagnoli (Italia meridionale).Centro molto attivo del r. fu il Piemonte, dove operarono il padre teatino modenese Guarino Guarini (1624-1683), seguace del Borromini, il messinese F. Juvara (1676-1736), B. Alfieri e G. B. Planteri. A Roma e a Napoli il r. si divide il campo con le risorgenti forme classicheggianti (rappresentate da A. Galilei, da L. Vanvitelli e, in parte, da F. Fuga) e spesso appare fuso con quelle, come nella facciata di S. Croce in Gerusalemme (D. Gregorini, P. Passalacqua), classica nell'unico ordine delle monumentali lesene corinzie, ma r. nell'andamento curvilineo e nel vivace frastaglio del coronamento. Caratteri particolari assume il r. nella Sicilia e nelle Puglie; qui da un lato fiorisce fin dal '600, alimentata da influssi spagnoli, la trita decorazione « plateresca » (dallo spagnolo platero, cesellatore), con centro a Lecce, dove la pietra locale offre un materiale adatto; dall'altro architetti geniali, come G. B. Vaccarini, ricostruttore di Catania dopo il terremoto del 1693, e P. Picarale (Siracusa, Duomo), affermano un senso di grazia e di misura. Le forme strutturali rimangono quelle del barocco: specialmente nelle facciate delle chiese, con andamento curvilineo e ordini sovrapposti (per lo più due: Roma, chiesa della Maddalena di G. Sardi [1680-1753], Madonna della Quercia

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Nell'architettura civile l'uso delle decorazioni di stucco, poco costose, permette anche alle case di abitazione multipla di agghindarsi con una impronta r. Adeguandosi alle esigenze di una vita più pratica ed intima, anche i palazzi nobiliari si articolano in appartamenti, sostituendo ai solenni saloni seicenteschi stanze piccole e numerose alle quali nelle facciate corrisponde l'infittirsi delle aperture; il che, con il movimento sinuoso delle cortine murarie ed il disegno vario e sottile delle sagomature, conferisce un aspetto aggraziato e leggero. A Roma sono esempi di edilizia r. il Palazzo Doria Pamphilj (G. Valvassori), la piazza S. Ignazio disposta come uno scenario (F. Raguzzini), la scalinata della Trinità dei Monti
(F. De Sanctis). In Piemonte si cita il Palazzo Carignano a Torino (Guarini), dall'ampia fronte sinuosa, e la Palazzina di caccia a Stupinigi (Juvara), con il tetto a mansarda come i castelli francesi e quattro ali innestate a raggera in un corpo centrale ovale. Nell'Italia meridionale i palazzi hanno spesso un aspetto gaio e brillante al quale non sono estranei influssi francesi: si cita l'elegantissimo cortile del Palazzo Bonagia a Palermo.
In Francia il r., più che attraverso l'architettura (nella quale i discepoli di Mansart: Robert de Cotte, Boffrand, Jacques Gabriel, ripetono le forme misurate e solenni del gran secolo) si esprime nella sistemazione e nella decorazione degli interni specialmente di edilizia civile. Negli hôtels divenuti meno monumentali, più comodi e più luminosi, con la collaborazione di scultori di genio come J. B. Lemoyne, gli Adams, gli Slodtz, Guibert, si creano ambienti di squisita eleganza come il salone ovale dell'Hôtel Soubise a Parigi o gli ambienti del Petit Trianon a Versailles, nei quali si snodano - in stucco - motivi flessuosi di nastri e di ghirlande, di erbe e di fiori, di amori e di ninfe.
L'architettura r. ebbe fioritura rigogliosa nei paesi germanici particolarmente a Vienna, a Dresda, a Potsdam. Nell'edilizia religiosa si seguono modelli italiani, in quella civile, invece, operano per lo più influssi francesi, portati da R. de Cotte, da F. Cuvilliès e da altri architetti e artisti francesi esuli in seguito alle guerre religiose. Rinnovatasi dopo la liberazione dalla minaccia turca (1685), Vienna, che fin dal '600 accoglie influssi italiani, impronta il suo r. allo stile, sobrio negli esterni ed elegantissimo negli interni, di L. von Hildebrandt (nato a Genova e allievo di Carlo Fontana), autore del Palazzo Kinsky e del Palazzo Belvedere; ma risente anche del gusto francese importato da J. N. Jadot, che costruisce il Palazzo dell'Accademia delle scienze. A Dresda, meta di architetti francesi e italiani, il r. si esprime per altro nelle forme pompose del padiglione dello Zwinger (M. D. Poppelmann), in quelle pesanti della Frauenkirche e nella bizzarra scenografia della Hofkirche (G. Chiaveri). A Potsdam, infine, il padiglione di Sans-souci, eretto da Federico il Grande su propri disegni (arch. G. W. von Knobeldorff) si ispira al Grand Trianon. Una menzione a parte meritano i castelli: il più grandioso, quello di Würzburg (arch. D. Neumann, affrescato dal Tiepolo) è tipico esempio del fastoso r. tedesco.
In Spagna, dopo le stravaganze dello stile «churrigueresco» - solo in parte imputabili a J. de Churriguera, morto nel 1725 - quali si vedono nel portale dell'Ospizio a Madrid e nel Palazzo di S. Telmo a Siviglia, un ritorno alla misura è segnato dall'avvento di F. Juvara a cui Filippo V affida la costruzione del Palazzo reale di Madrid (terminato da G. B. Sacchetti). Su quella linea di stile lavora, tra gli altri, Ventura Rodriguez.
II. DECORAZIONE E ARREDAMENTO
Accanto allo stucco e al marmo, uno dei materiali più usati per la decorazione è la ceramica, la cui lavorazione, perfezionata dalla scoperta della pasta dura (ai primi del '700 a Meissen in Sassonia), si diffonde a Venezia, a Doccia (Ginori), a Capodimonte (Napoli), mentre si intensifica a Delft e a Sèvres (sotto la direzione dello scultore Falconet), per la fabbricazione non soltanto di statuine e di vasellame, ma anche di pannelli e di arredi, come nel Palazzo giapponese di Dresda che Augusto II aveva immaginato tutto decorato di ceramiche olandesi o nel Primo Trianon (oggi distrutto), detto appunto il Trianon di porcellana. Grande impulso ebbe pure l'arte della tappezzeria specialmente in Francia, modello a tutta l'Europa per gli arazzi di Beauvais e di Gobelins tratti da composizioni di Boucher, di Fragonard, di Coppel. In Italia ebbero rinomanza le manifatture dei Medici, quella di Torino, a cui collaborarono i pittori dei Savoia (il veneto G. B. Crosato, il napoletano F. De Mura, il francese Pêcheux, il torinese Beaumont) e la manifattura di Napoli che usò spesso modelli francesi.Nel campo della decorazione e dell'arredamento è in testa la Francia con il decoratore J. A. Meissonnier, torinese, «dessinateur... du Roi»; con C. Cressent, ebanista, scultore, cesellatore, creatore di squisiti mobili

Il gusto francese si diffonde particolarmente in Germania, nella decorazione di Sans-souci, opera di artisti svizzeri seguaci di Robert de Cotte, nonché negli interni della Baviera (Castelli di Schleissheim e di Nimphenburg; Teatro di Monaco) dove lavora F. Cuvilliès, autore del « Civil Baukunst Werk » (1738). In Italia, mentre la decorazione piemontese (Palazzi di Carignano, Saluzzo-Paesana, dell'Accademia filarmonica, Palazzo reale a Torino; castelli di Moncalieri, di Rivoli, di Stupinigi) risente influssi francesi, anche nei mobili del Piffetti, intarsiati d'avorio, di madreperla, di tartaruga, di metalli, quella veneziana, nei casini e nei ridotti della città e nelle fastose ville del Brenta, esprime un proprio stile nei mobili intagliati del Brustolon, in quelli laccati con fiori e figure e ornati di incastri di specchi, nei motivi esotici dei pannelli, degli arazzi e degli splendidi broccati (le « cineserie »), nei vetri di Murano.
Elegante e misurata in Austria, improntata alla Francia, ma non senza un forte colore locale in Russia sotto la zarina Elisabetta (Caterina II favorisce invece una ripresa di classicismo), la decorazione r. ha un accento autonomo in Inghilterra, specialmente nel mobilio, con spiccata tendenza al linearismo e alla semplicità nei tre periodi della regina Anna, del Chippendale, dello Scheraton - Vedi tav. LVIII.
Stoccarda 1924; G. Morazzoni, Il Settecento ital., Milano 1932; G. De Logu, La scultura ital. del '600 e del '700, Firenze 1932; id., L'archit. ital. del '600 e del '700, ivi 1935; A. De Rinaldis, L'arte in Roma dal '600 al '900, Bologna 1948; V. Golzio, Il Seicento e il Settecento, Torino 1950. Amalia Mezzetti