SMALTO

SMALTO. - Nelle botteghe di oreficeria gli s. hanno avuto sempre, in tutte le epoche, una notevole applicazione per la decorazione degli oggetti. La pasta vitrea, colorata in vario modo con ossidi me-tallic e fusa, viene sovrapposta alle lamine metal-liche con procedimenti diversi a seconda dell'epoca e delle scuole.

I. S. INCASSATO (eloisonné). - Secondo questa tecnica la pasta vitrea è racchiusa in alveoli formati secondo il disegno e secondo le varietà cromatiche delle singole ste-sure. La tecnica, di origine persiana, passò alle officine bar-bariche nel complesso delle esperienze derivate dalla tarda romanità (fibule del Museo civico di Torino, ampolla di Pinguent, Vienna, Museo; corona di Teodolinda, Monza, tesoro della Cattedrale, ecc.).

A Bisanzio questa tecnica si continua ma ottenendo trasparenze limpidissime nei colori, armoniosa movenza della linea aurea del contorno ed intarsiature coloristiche perfette (gruppo di s. appartenenti alla più antica pala di altare del duomo di Venezia, sec. XI; reliquiario del Tesoro di S. Marco, ecc.). Così a Montecassino, quanto a Palermo, per opera di orefici bizantini e di imitatori

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la tecnica venne ap-plicata per le ricche oreficerie sacre e profane (corona di Costanza normanna, Palermo, Cattedrale; manto per l'incorona-zione dei re norman-ni, Vienna, Kunst-historiche Mu-seum). Negli altri s. a motivi figurativi, la frequenza dei fili d'oro degli alveoli scompose e ricom-pone le superfici in un ritmo stilistico che venne imitato nella pittura fino al tardo '200 (Cimabue, Duccio). Tra le ope-re eseguite nell'Italia meridionale e in Si-ciilia: la Croce reli-quario nel duomo di Napoli; la Coperta di evangelario nel duomo di Capua; la Mitra nella cattedrale di Scala; la Croce di Gaeta; la Croce di Cosenza; l'altarino portatile di Agrigento, ecc. Accogliendola direttamente ed indirettamente attraverso i contatti con le opere delle officine mosane e renane, questa tecnica venne spinta, con la graduata colorazione degli s., ad effetti più plastici dalla scuola recentemente localizzata in Lombardia e alla quale apparterrebbero la legatura del codice di Ariberto del sec. XI (posta in rap-porto alla rilegatura del duomo di St-Denis al Louvre) la legatura della cattedrale di Vercelli, la Pace di Chia-venna, ecc.

II. S. AD INCARO (champlevé). - La tecnica elaborata nelle officine nordiche, ma di origine romana, consiste nel colare lo s. su lastre di rame incavate secondo il disegno, ma prive di alveoli veri e propri. E dapprima (sec. XII) si colora di s. la figura o la decorazione lasciando al fondo il naturale colore del metallo, poi (primi del sec. XIII) si riserva il tono del metallo alla decorazione e si colora di s. il fondo. Sotto la pressione della scultura, si modella anche in rame in tutto o in parte la figura, sovrapponendola sul piano smaltato. In questa tecnica, nelle officine sulla Mosa, vennero eseguiti s. per opere di oreficeria quali lo Croce d'oro (sec. X) e la Cassa reliquiario di S. Servazio a Maestricht, l'altarino portatile di Stavelot a Bruxelles (Musées Royaux d'art et d'histoire) ecc., sempre con rara esperienza. Un nuovo repertorio decorativo si venne a poco a poco formando, e dai contatti con l'oreficeria della Spagna pervengono motivi islamici mentre altri motivi passano dai fondi quadrettati delle miniature francesi: iscrizioni a caratteri pseudocufici, sottili rami con fiori, cerchi, crocette, adornano gli oggetti sacri e profani pro-dotti dalle officine di Limoges, che in vasta serie si dif-fondono in tutta Europa, determinando anche vari centri di imitazione in Spagna come in Italia (numerosi esempi nel Museo di Cluny, al Louvre, al Museo Cristiano Vaticano, al Bargello, nella cattedrale di Agrigento, ecc. Tra le derivazioni: l'Arca di S. Domingo a Silos, pro-dotto di officina spagnola, lo s. del ciborio di S. Nicola della cattedrale di Bari, la Croce del Museo di Catania, ecc.). Anche da questi s. che si svolgevano sopra una gamma cromatica variata dal blu all'azzurro cielo, con verdi e rossi, pervennero alla pittura del '200 influenze ed alcuni ristagni di iconografie bizantine più frequenti nelle opere limosine e di iconografie ottoniane nelle officine sulla Mosa.

III. S. TRASLUCIDO. - In Italia, principalmente a Siena, sorge nella seconda metà del '200, dopo che Guccio di Mannaià ne diede il primo esempio nel famoso calice di Niccolò IV (1288-92) nel duomo di Assisi, una nuova tecnica che ben presto si diffonde in tutta Europa, quella

SMALTO - Piastra raffigurante Adamo risorgente, con s. ad incavo e fogliami a modo di vermicolato - Biblioteca Vaticana, Museo Sacro.

che il Vasari diceva eseguita su bassorilievo. Scomparsa le necessità del rigido contorno, la pittura a s. riveste con superficie vitrea e splendente la lamina d'oro e d'argento sulla quale è stata tracciata a delicatissimo rilievo la figura o la scena.

Tra i capolavori: il reliquiario del S.mo Corporale nel duomo di Orvieto eseguito da Viva e Ugolino da Vieri e il busto reliquiario di s. Agata eseguito da Giovanni di Bartolo senese ad Avignone, per la cattedrale di Catania.

IV. S. DIPINTO. - Mentre la tecnica dello s. traslucido riceve numerose applicazioni anche nella oreficeria sia chiesastica che civile, già nella metà del '400 a Limoges comincia la nuova tecnica che consiste nel dipingere con lo s. fuso sulle lastre di rame. Operarono con questa tecnica, spingendola alla massima perfezione, i maestri Pénicaud, Léonard Limousin, Pierre Reymond, ecc. e la loro produzione mantenne sempre qualità di arte.

In Italia massimamente nel '700 la pittura a s. venne usata per medaglioni sacri, per tabacchiere, per vari oggetti. Nell'oreficeria dell'Ottocento che già comincia ad essere eseguita in serie, gli s. scompaiono mentre vengono ripresi con adattamenti del tutto nuovi dall'oreficeria moderna massime di Francia, preferendo le tecniche più antiche che lasciavano allo s. il pieno arbitrio di comporre pure e semplici intarsiature cromatiche. - Vedi tavv. LII-LIII.

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