TEBE IL I MARTIRI PSEUDO T

TEBE

IL I MARTIRI PSEUDO T. - L'eroico comportamento della legione Tebeia, chiamata entusiasticamente: «angelica legio» (s. Eucherio, § 12), «felix exercitus» (s. Avito, vescovo di Vienne, sermone recitato ad Agauno nel 515; ed. R. Peiper, in MGH, Auctores antiquiss., VI, 2 [1883], p. 145), «legio felix Agaunensis» (Venanzio Fortunato, Carm., VIII, 3, 172; ed. F. Leo in MGH, ibid., IV 1 [1881], p. 185), oltre a trasformare Agauno in uno dei più popolari santuari d'olt'Apple, indusse più di un agografo ad aggregare numerosissimi altri martiri. Nonostante si credesse, nel sec. V, al totale annientamento della legione («interfecta est illa plane angelica legio», Eucherio § 12; «nullus evasit», Avito, loc. cit.), il primo ad allargare le file fu lo stesso Eucherio che annoverò tra i T., seppure con un «dicuntur», Orso (v.) e Vittore di Solothurn (30 ott.). Il suo esempio fu poi seguito nel sec. VI da Gregorio di Tours che pose tra i T. i 50 martiri di Colonia, detti «santi aurei», a causa degli splendenti musei della Basilica eretta in loro onore (cf. In gloria martyrum, 62; PL 71, 761-62; V. GERDONE). Da allora in poi la sbrigliata fantasia di più devoti popoli di martiri pseudo T. le Gallie e l'Italia settentrionale, sia creando dislocamenti di soldati T., sia organizzando evasioni dalla strage di Agauno. Colonia si vantò di averne 318 (o 392 a seconda delle fonti) con a capo s. Gereone (10 ott.), ai quali lo pseudo Elinando del sec. X (BHL 3464) associò 360 (altri dicono 350 o 500) soldati provenienti dalla Mauretania (15 ott.), i ss. Cassio e Florenzio, martiri di Verona (= Bonn), e s. Vittore, martire di Xanten. La festa di questi tre martiri ricorre il 10 ott. e i loro primitivi santuari vennero in luce or non è molto (cf. G. P. Kirsch, in Riv. di arch. crist., 9 [1932], pp. 151-58; 11 [1934], pp. 363-71). Treviri (v.) credette di possederne 300 con a capo Tirso, Secondo e Bonifacio (festa 4 ott.; BHL 8282-85, cf. anche 3949). Dopo la Renania, che divenne nel medioevo il centro irradiatore del culto ai martiri pseudo T., la regione che ne annovera il maggior numero è il Piemonte, ove si seguì e purtroppo tuttora si segue il «malvezzo di chiamare T. tutti i santi di cui [sono] ignote le gesta», come ha giustamente osservato il p. F. Savio (Gli antichi vescovi d'Italia. Il Piemonte, Torino 1898, p. 419). F. Alessio ha elencato 58 pseudo T. piemontesi, e non è riuscito a darne una lista completa. Giova dire subito che diversi nomi ivi elencati non sono altro che presunti martiri, come, ad es., Giorgio, Maurizio e Tiberio, pseudo T. della diocesi di Pinerolo, Evenzio pseudo T. della diocesi di Aosta e altri. Spesso l'origine del culto di un martire piemontese pseudo T. è dovuto al ritrovamento casuale di una tomba che si credette d'un martire (fatto del resto che sta all'origine del culto di non pochi martiri), come avvenne per s. Chiaffredo, venerato nella diocesi di Saluzzo. Talvolta invece si tratta di storici martiri locali, come Avventore, Ottavio e Sohatore (20 nov.), autentici martiri torinesi in onore dei quali s. Massimo tenne un'omelia (PL 57, 427-30), trasformati in pseudo T. soltanto nel sec. VI-VII dall'autore della loro Passio (BHL 85). Fuori del Piemonte, i martiri pseudo T. più noti e tuttora considerati tali dal Martirologio romano sono: s. Secondo a Ventimiglia (26 ag.), probabilmente martire della regione Torinese o Vercellese, attribuito a Ventimiglia in seguito ad una errata interpretazione del nome della località del martirio ricordato nella Passio del sec. VI (BHL, 7568); s. Alessandro (26 ag.), martire di Bergamo, trasformato in pseudo T. nella terza redazione della Passio (BHL, 277), anteriore al sec. IX; s. Antonino (30 sett.), il celebre martire di Piacenza, dichiarato T. dall'autore della relazione del ritrovamento del suo corpo, non posteriore al sec. IX-X (BHL, 580).

BIBL.: oltre la letter. ricordata alla V. MAURO, cf. G. Baldessano, La sacra hist. Thebea, Torino 1588 (2a ed. ivi 1604); Tillemont, IV, Venezia 1732, pp. 428-32; F. Alessio, I martiri T. in Piemonte, in Misc. Valdostana (Bibl. della soc. st. sub., 17), Pinerolo 1903, pp. 3-55; H. Quentin, Les Martyrologes hist. du moyen âge, Parigi 1908, pp. 280-83; L. Dupont-Lachenal, Les abbés de St-Maurice, St-Maurice 1929, pp. 117-85; M. G. Kentenich, Der Kult der Thebäer am Niederrhein. Ein Beitrag zur Heiligenreg., in Rhein. Vierteljahrsch., 1 (1931), pp. 339-50; A. Ehrhard, La chiesa dei martiri, vers. it., Firenze 1947, pp. 165-166; A. Ferrus, Sull'orig. del culto di s. Chiaffredo, in Anal.

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(da al. BESEN, Antiquitas du Valais, Friburgo di Svizzera 1911, tav. 15)

TEBE, santi, martiri - Incipit della Passio Acaunensium Martyrum, scritta da s. Eucherio, vescovo di Lione, Manoscritto del sec. XVI proveniente dal monastero di St-Claude, e conservato dal 1804 nella Bibl. naz. di Parigi, ms. lat. 9550.

G. Legrain, Les temples de Karnak, ivi 1929; M. Pillet, Thèbes, Karnak et Louqsor, Parigi 1930; id., Thèbes, palais et nécropole, A. Aristide Calderini