TERMINALIA

TERMINALIA. - Festa del dio Terminus nella religione romana. Terminus significa, in latino, il confine e, più specificamente, la pietra che segna il confine. Nel culto privato i T. si celebravano, appunto, presso la pietra che segnava il confine tra due poderi: su un altare si sacrificavano frutti, vino, un agnello e una scrofa; si inghirlandava la pietra da entrambi i lati (da parte dei rispettivi proprietari) e la si ungeva del sangue della vittima. Ma i T. erano anche una festa pubblica, fissata nel calendario arcaico al 23 febbr.

Un rito pubblico aveva luogo, forse alludendo ai confini di Roma, al sesto miglio della Via Laurentina. Anche in questo si uccideva una pecora. Ciò sembra contraddire a testimonianze esplicite secondo cui il culto di Terminus era incruento. Forse però bisogna tener distinto dai culti menzionati quello più antico che aveva il suo centro nel tempio di Giove Capitoline, dove, secondo la leggenda, al momento della costruzione tutte le divinità avevano ceduto il posto a Giove, tranne Terminus. Iuventas che venivano incorporati nel tempio (entrambi i nomi divini appaiono anche come epiteti di Giove!). Sopra il luogo di culto di Terminus il tetto del tempio era aperto. Che il significato di Terminus non si limiti alla pietra di confine risulta, oltre che da questo culto capitolino, anche dal fatto che i T. sono l'ultima festa dell'anno romano di cui quindi segnano il termine.

BIBL.: W. Warde Fowler, Roman festivals, Londra 1899, p. 324 sgg.; G. Wissowa, Religion und Kultus der Römer, 2a ed., Monaco 1912, p. 136 sgg.; J. G. Frazer, The Fasti of Ovid, II, Londra 1929, p. 481 sgg.; Marbach, s. V. in Pauly-Wissowa, V. A., I. p. 781 sgg.; F. Altheim, A history of roman religion, Londra 1938, p. 175 sgg.