TERRA MADRE

TERRA MADRE. – Il concetto di T. M., della terra cioè quale origine e madre di tutte le cose, si trova diffuso tanto presso varie popolazioni primitive, quanto nelle religioni pagane dell’antichità.

La T. M. ha il suo riscontro, più o meno perfetto, nel concetto del «Cielo Padre», cioè del cielo origine e padre di ogni cosa, quale si trova in realtà, p. es., nelle antiche religioni appartenenti al ceppo cosiddetto indoeuropeo e di cui Iupiter è evidentissimo documento.

In linea generale si può dire che mentre il concetto del Cielo Padre vuol rispecchiare civiltà di tipo patriarcale, quello di T. M. indica, invece, civiltà matriarcale. Occorre tuttavia aggiungere che, come in ognuno di questi due tipi di civiltà coesiste necessariamente anche l’altro, così nelle religioni al culto della M. T. è associato in maniera più o meno evidente quello del Cielo Padre (talora sostituito dal Sole), e viceversa.

Nella mitologia greca arcaica (Terra), assieme ad Urano, appare la genitrice degli esseri primordiali (Esiodo, Theogonia, 116-54), e nell’inno omerico è detta madre di tutti gli dèi e degli uomini (v. 31). Tuttavia anche nella religione greca arcaica, essa non ebbe mai i caratteri ben definiti di divinità e, a parte alcuni oracoli (v. sotto) di qualche importanza, rari furono i suoi luoghi di culto (Olimpia, Tegera, Sparta e Atene). Invece, soprattutto sotto l’influsso delle religioni del vicino Oriente (Kybele) e di quella cretese (Rhea) e per il diffondersi dei Misteri, la T. M. ebbe notevole favore nei culti popolari, dove fu venerata sotto il nome di varie divinità femminili. Tra queste che, originariamente venerate assieme con Gaia, poi da essa si staccarono portandone con sé gli elementi mitici e culturali, si ricorda soprattutto Demeter (= T. M.), dai numerosi appellativi (quali χαρασφόρος, χωροπρόσος, χλόη, ecc.) denotanti il suo carattere di genitrice degli uomini e della natura; e la sua figliola Kora (in origine unica figura con la madre) il cui rapimento da parte di Plutone voleva appunto significare la morte della vegetazione fino al ritorno della Gaia Madre della natura; motivo quest’ultimo antico e diffuso già nel mondo sumero-babilonese dove, mentre la dei Innini-Istar scendeva agli Inferi, su nel mondo la vita rischiava di rimanere sospesa. Aspetto assai importante di Gaia è quello di essere la profetessa per eccellenza (Eschilo lo definisce πρωτομάχης: Eumen., 2); infatti, oracoli arcaici e lai sacri si trovano un po’ ovunque nel mondo greco: a Dodona (assieme a Zeus), a Delfi, a Olimpia, nelle quali località essa col tempo fu sostituita da altre divinità come Themis, Phoibe, ecc.

A Roma la T. M. nell’età più antica fu venerata principalmente sotto il nome di «Tellus Mater» ed associa a Iupiter, il Cielo Padre. Ben presto Tellus Mater si associò con varie divinità dalle analoghe attribuzioni quali: Flora, Dea Dia, ma soprattutto con Cerere (Ceres), assieme alla quale essa fu spesso venerata in determinate cerimonie, come, p. es.: le Feriae sementivae (celebrate dopo la semina) in cui si sacrificava alle due divinità una porca gravida (Ovidio, Fasti, I, 673); le Fordicidia (v. del 15 apr. che, per quanto sacre a Tellus facevano parte di un ciclo di feste in cui si celebravano anche le Cerealia: esse la Vestalis Maxima bruciava il feto di una vacca e le ceneri mescolate col sangue del cavallo di ottobre (October equus) venivano usate nella celebrazione delle Parilia; il Flamen cerealis sacrificava: «Telluri et Cerei, ecc.». Tellus, inoltre, come in Grecia Demeter, era collegata con il mondo sotterraneo ed i Mani, ed era invocata anche nelle cerimonie nuziali. Un solo tempio a Roma fu eretto in onore di Tellus Mater (nel 268 a. C. del console P. Sempronio). – Vedi tav. CXLIII.

Bibl.: J. A. Hild, Tellus Mater, in C. Daremberg - E. Saglio, Dictionn. antig. gr. et romaines, V, pp. 73-83; A. Dieterich, Mutter-Erde, Lipsia-Berlin 1925; F. Altheim, Terra Mater, Giessen 1931; J. A. Macculloch, Earth, Earth-Gods, in Hastings’ Encycl. of Relig. and Ethics, V, pp. 127-31. Cesare D’Onofrio