TEOLOGIA SOLARE. - La t. s. è l'ultima forma che il pensiero religioso del paganesimo grecoromano riveste prima del suo definitivo tramonto. In esso convergono le quattro linee fondamentali del quadro religioso dell'Impero: il culto imperiale, i misteri, i culti dell'Oriente e le correnti filosofiche culminanti nel neoplatonismo.
La t. s. è frutto della scienza astronomica dei Caldei giunta in Occidente attraverso il filtro del pensiero stoico. Secondo l'astronomia babilonese la sfera del sole occupa il quarto posto, che è il luogo di mezzo, tra le sette sfere concentriche dei pianeti: al centro di tutto il sistema si trova, immobile, la terra. Dal sole dipende l'armonica realtà dei movimenti celesti, da lui il ritmo della vita terrestre, grazie al suo calore che ha forza attiva e forza repulsiva come il cuore nell'organismo umano; da esso dipende anche il ritmo delle vicende umane che egli regola indirettamente attraverso i pianeti suoi satelliti. Egli è dunque una «luce intelligente» (φῶς νοσόν; memin mundi; Cicerone, De rep., VI, 4), e come tale dirige anche il microcosmo umano. L'anima dell'uomo è di natura solare mentre il corpo dipende dalla luna. La irradiazione del sole imprigiona nel corpo particelle incandescenti che lo animano. Al momento della morte il calore del sole riassorbe con sé l'anima-ragione, mentre l'anima-respiro o psiche va nella luna. Per questo suo panteismo astronomico che dedica il mondo anziché il creatore del mondo, come osservava Filone Alessandro. La t. s. dei Caldei piacque agli stoici perché corrispondeva in sostanza al loro iloziismo. Ed una volta entrata nel mondo occidentale ed elaborata dalla cultura ellenistica, doveva diventare l'esponente più valido del diffuso sincretismo del tempo e costituire la sintesi religiosa del paganesimo di fronte al pensiero cristiano.
Tutti gli dèi latini, greci, orientali, in voga nel mondo greco-romano, finiscono per essere considerati come tanti aspetti della medesima divinità, pur mantenendo la varietà esteriore dei tipi impossibili a sopprimere perché troppo legati alla tradizione. Tale divinità suprema che la folla intuiva come forza manifestantes attraverso le varie specificazioni divine, che gli spiriti colti sentivano come Intelligenza, doveva concentrarsi nel sole, la più grandiosa manifestazione del cosmo, il più alto simbolo dell'Essere supremo nei vari aspetti dei suoi divini attribuiti. Il neoplatonismo di Giuliano l'Apostata considera il sole materiale come un'immagine del sole intelligente (φῶς νοσόν), riflesso, a sua volta, dell'Uno ineffabile, Bene supremo e assoluto. Il sole intelligente ha dunque l'ufficio di intermediazione tra l'Uno irraggiungibile e il mondo sensibile. Per questo suo diffuso di mediatore al sole spetta l'egemonia su tutti gli altri dèi che sono soltanto suoi aspetti, si chiamino essi Giove, Plutone, Serapide, Mithra, Bacco o Apollo che è il dio che meglio ne esprime l'essenza.