TERMINE. - È un momento del tempo dal quale cominciano a verificarsi (dies a quo) o nel quale cessano (dies ad quem) gli effetti di un negozio giuridico (v.). Il t. è, con la condizione (v.) e con il modo (v.), uno degli elementi accidentali (tipici) del negozio.
Esso si distingue dalla condizione, perché si riferisce ad una data o ad un avvenimento certo, mentre caratteristica della condizione è l'incertezza. In relazione a ciò, chi paghi prima che sia venuta in essere un'obbligazione sottoposta a condizione, può ottenere la restituzione di quanto ha pagato, perché non era obbligato al pagamento; non così chi paghi prima del t., in quanto l'obbligazione è perfetta (salva la possibilità di ottenere gli interessi dal momento del pagamento alla scadenza del t.). Conseguentemente alla certezza del t., nella classificazione fatta dalle scuole - dies certus an et quando, certus an incertus quando, incertus an certus quando, incertus an et quando - solo nei primi due casi si ha t., mentre nei due ultimi si ha condizione.
Il t. può essere apposto a qualsiasi negozio, tranne che per gli actus legitim e per casi particolari stabiliti dalla legge. Esso può essere stabilito a favore di entrambi i contraenti o di uno tra essi; quando, però, non risulti posto a favore dal creditore o di ambedue i contraenti, si presume a favore del debitore (cf. art. 1184 Cod. civ. ital.).
Il t. si dice essenziale quando la prestazione è dovuta per un giorno determinato, sì che una prestazione successiva non può più aver luogo (cf. art. 1457 Cod. civ. ital.: l'inosservanza del t. produce di diritto la risoluzione del contratto).
Nella terminologia processuale t. indica il periodo di tempo entro il quale o dopo il quale deve o può compiersi una determinata attività processuale.
Bibliografia
Rodolfo Danieli