UMBRIA - Coro ligneo con intagli e intarsi di Baccio d'Agnolo, forse su disegno del Perugino (1502-32) - Perugia, chiesa di S. Agostino.
fiorentino, al gusto umbro. Senese è anche la cultura in Orvieto dove Ugolino di Prete Ilario, Pietro di Duccio, Cola Petruccioli sembra siano stati impressi, oltreti, oltre che dal Lorenzetti, dalla presenza del senese Luca di Tommè; lo è in Gubbio, dove fiorisce rogoglio la miniatura, e in Perugia. Ivi sono conservati dipinti di Duccio da Buoninsegna e del suo scolaro Meo da Siena; e modi spiccatamente ducceschi rivela infatti Marino da Perugia, seguito dagli altri artisti locali per tutto il corso del '
300. A rafforzare questi legami, sulla finire del secolo si trovano a Perugia - ormai avviata a divenire, anche in campo artistico, il centro più importante dell'U
altri due pittori senesi, Bartolo di Fredi e Taddeo di Bartolo, mentre negli anni che seguono, fino in pieno '400, continua l'afflusso nella regione di artisti e di opere provenienti da Siena. Ma già nei primi decenni del '400 cominciano ad arrivare in U. anche artisti fiorentini per nascita o cultura i quali lasceranno un'importanza sempre più notevole. Da Masolino (Todi) a Domenico Veneziano, dall'Angelico (Perugia e Orvieto) al Gozzoli (Orvieto, Foligno, Montefalco), al Lippi, al Ghirlandaio (Narni), a Piero della Francesca (Perugia) è tutto un susseguirsi di artisti che fanno conoscere in U. le ultime novità e il gusto artistico fiorentino. Del resto anche Siena si era andata accostando a Firenze e ne aveva trasmesso le forme d'arte all'U. e inoltre a cavallo tra i due secoli, si era già avuto sentore di forme nuove nel movimento del gotico internazionale, NIELLO (v.), mentre Gentile da Fabriano, uno dei suoi massimi rappresentanti, lascia un dipinto a Perugia e un affresco a Orvieto.Il rinnovamento è già palese nei migliori artisti della prima metà del '400, fra i quali eccelle a Foligno, accanto al Mezzastris, Niccolò Alunno, artista venuto a contatto col mondo fiorentino sia mediatamente attraverso Siena sia direttamente col Gozzoli. Quel che più importa è che con lui si può per la prima volta parlare di scuola umbra: gli artisti umbri avevano sempre cercato di essere interpreti di idee e motivi giunti dal di fuori, ma solo nel '400 una scuola umbra di pittura si distingue per una propria autonomia nel complesso di influssi di altre scuole. Nel contempo a Perugia, dove avevano lavorato, oltre i fiorentini, il riminese Giovanni Francesco e soprattutto Giovanni Boccali da Camerino (dipinti in Pia coteca), BUON, FAMIGLIA (v.), il Caporali (v.) Fiorenzo di Lorenzo (v.). Anche questi tre muovono da Benozzo e si accostano di volta in volta ad altri grandi artisti e sanno tuttavia esprimersi in modo individuale e coerente. Si giunge con loro entro la seconda metà del secolo, che vede affermarsi la personalità di Pietro Perugino (v.) e del Pinturichio (v.). È l'apogeo della pittura umbra. Fin dalle prime opere il Perugino compendia i caratteri dell'arte umbra che conduce ad una tale perfezione formale da influire a sua volta su quello stesso ambiente fiorentino di cui l'U. era stata tributaria; accanto a lui il Pinturichio nel saper rendere in un modo analitico e poetico insieme, del tutto personale, il mondo che lo circonda, se ne distingue anche nelle opere di collaborazione: prima fra tutte la 'Nicchia di S. Bernardino', complesso pittorico di somma importanza per la conoscenza dell'arte umbra nella seconda metà del '400.
Ai due maestri si accostano i pittori della nuova generazione. Allievi del Perugino, RAFFAELE, SANTO (v.) Ingegno (v.), furono Sinibaldo Ibi, Eusebio da S. Giorgio, Domenico Alfani, G. Batt. Caporali ecc.; Tiberio d'Assisi e Antonio da Viterbo detto il Pastura ad un certo momento si accostano piuttosto al Pinturichio, mentre tanto Giannicola di Paolo quanto lo Spagna, il migliore dei seguaci del Perugino, nelle opere più mature riflettono la maniera del giovane Raffaello. Lo stesso fanno Francesco Melanzio, Bernardino di Mariotto, Dono Doni, attratto più tardi nell'orbita michelangiolesca, e Orazio Alfani. Scarso invece l'influsso SIGNORELLI, LUCA (v.), che pure fu molto attivo in U. contemporaneamente al Perugino (tanto da esser considerato umbro da molti studiosi) e che lasciò suoi dipinti a Città di Castello, Perugia, Orvieto, Umbertide, Morra; Fiorentino (v.) attivo a Perugia, o Giovanni Antonio Pordenone e più tardi l'Aliense, i quali avevano importato un riflesso della fiorente pittura veneziana. Il gusto manieristico, di un manierismo michelangiolesco, si era andato frattanto affermando ad opera del Vasari (a Perugia, Città di Castello), di Raffaellino del Colle, di Cristoforo Gherardi e di Cola dell'Amatrice ed altri, e l'U. stessa può vantare un discreto manierista; in Michelangelo Carducci. Ma gli si contrappone ben presto un altro movimento pittorico a cui fa capo Federico Barocci, che aveva importato a Perugia (Deposizione nel Duomo) gli elementi formali del più genuino manierismo emiliano; vi aderiscono Felice e Vincenzo Pellegrino, Silla Pecennini e due senesi, operosi in U., Francesco Vanni e Ventura Salimbeni.
L'autonomia della pittura umbra finisce comunque nella seconda metà del Cinquecento. Seicento e Settocento non vedranno operare che deboli personalità nella scia dei più noti pittori presenti con le loro opere in U., dal Baglioni a Pietro da Cortona, dal Calvaert a Sebastiano Conca, dal Domenichino al Sacchi, ecc.
Alla fioritura di opere architettoniche e pittoriche non corrisponde uguale ricchezza in campo scultore. I pochi esempi più antichi sono legati a decorazioni di edifici come la fronte dell'Oratorio di S. Giovenale nella cattedrale di Narni (sec. vi) o alcune parti ornamentali nell'abbaia di S. Pietro in Valle (sec. viii), dov'è pure un paliotto firmato 'Ursus', databile al 739-40. Contemporanei sono i cibori di S. Prospero a Perugia e di S. Giuliano delle Pignatte presso Umbertide.
Nell'età di mezzo gli scultori locali usarono lavorare prevalentemente in legno. Si ha notizia di una produzione molto ricca (che non sempre è possibile individuare nettamente rispetto a quella delle regioni limitrofe, Marche e Abruzzo) di cui rimangono oggi relativamente pochi esemplari. Tra questi il più antico è la Madonna col Bambino (1a metà del sec. xii) conservata nel Museo della Parrocchiale di Spello e prototipo alle seguenti. Accanto ad alcuni gruppi che raggiungono altezza d'arte non è difficile imbattersi in altri frutto di un artigianato molto attivo e tradizionale al punto che opere di carattere ancora romanico risultano eseguite nel sec. xv o nel xvi. È il caso della Vergine col Figlio della chiesa di S. Maria in Camucia a Todi. Naturalmente, accanto a questi intagliatori si hanno anche marmorari che, nei sec. xii e xiii, lasciarono traccia della loro attività nella decorazione, talvolta eccellente, di interni e facciate di chiese: sono già state ricordate S. Maria Assunta a Lugnano Teverina, S. Pietro a Spoleto e ad Assisi; V. ANCOA, ivi,

Umbria - Coro ligneo con intagli e intarsi di Baccio d'Agnolo, forse su disegno del Perugino (1502-32) - Perugia, chiesa di S. Agostino.
la facciata del S. Rufino e la Loggia del Monte Frumentario, S. Felice e S. Anatolia di Narco, e numerose altre. Si tratta, in prevalenza, di decorazioni geometriche, di gusto orientale, o di motivi floreali, di derivazione classica, con rare figurazioni simboliche. Nel 1270 fra' Bevignate, chiamando Giovanni e Nicola Pisani ad eseguire la Fontana Maggiore di Perugia, favorisce l'orientamento verso la Toscana del gusto scultoreo. Seguirà Arnoldo di Cambio, presente a Perugia con alcune statue nel Museo (a un seguace suo o di Lorenzo Maitani è attribuito il monumento a Benedetto XI nel S. Domenico) e autore del monumento al card. de Braye nel S. Domenico di Orvieto. Ivi L. Maitani, con maestranze pisanse-senesi, aveva splendidamente decorato a bassorilievi i 4 pilastri della facciata del Duomo e aveva lasciato tre capolavori nei crocifissi del S. Francesco e del Duomo. Malgrado l'esempio di questi e altri maestri venuti in U. nel '300, non riesce a formarsi una corrente locale né in questo, e neppure nel secolo seguente, quando continua l'affluenza di scultori e sculture di altre regioni.
Agostino di Duccio orna di eleganti figure l'esterno del suo S. Bernardino; Mino da Fiesole, Francesco di Simone, Francesco di Giorgio Martini sono ben rappresentati a Perugia; i Della Robbia a Città di Castello; di Benedetto da Rovezzano nel S. Gregorio di Spoleto c'è un bel tabernacolo. Nel '500, accanto ai soliti artisti stranieri si affermano il perugino V. DANTE, attivo anche a Firenze, e a Orvieto il già citato Ippolito Scalza. Nel Seicento e Settecento anche per la scultura continuano a lavorare in territorio umbro artisti non locali.
Le arti minori furono in ogni tempo coltivate: è già stata ricordata Gubbio come centro importante per la miniatura, a cui si dedicarono anche grandi artisti: il Perugino e il Pinturicchio. A Orvieto (reliquiario del Corpolare, di Ugolino di Vieri), a Città di Castello (pallotto di Celestino II), a Perugia e soprattutto ad Assisi (Tesoro della basilica di S. Francesco) sono conservati ottimi pezzi di argenteria che spesso mostrano una spiccata aderenza al gusto senese.
Esemplari notevoli di suppellettile ecclesiastica ornano molte chiese: notissimi tra gli altri a Perugia i cori di S. Pietro, iniziato da Bernardino Antonini da Perugia, e di S. Agostino eseguito da Baccio d'Angolo su disegni ritenuti del Perugino; meno noto il bel falsidorio del sec. XII conservato nella Cattedrale di Perugia. Ma di caratteri veramente originali si può parlare per le ceramiche prodotte nei due centri di Gubbio e Deruta e per i tipici ricami perugini.
che gareggerà per altezza con gli altri. Un interessante vestigio, inoltre, della tradizione della covata impropria è rilevabile nella pratica, segnalata a Gubbio, di porre sopra il ventre della partoriente i calzoni del marito; mentre, secondo un'altra versione, il marito viene mandato al campanile della chiesa per afferrare con i denti la corda della campana e dare tre rintocchi.