UMORE (tono sentimentale, stato d'animo). - Particolare equilibrio della sfera dei sentimenti (v.) più profondi e dello stato affettivo della coscienza (timopsiche) capace di imprimere alla personalità intera del soggetto una intonazione di piacevole soddisfazione (serenità, allegrezza) o di penosa insoddisfazione (tristezza, malumore).
L'u., pur dovendo essere distinto dall'indole (v.) e dal carattere (v.), è strettamente collegato a questi elementi della personalità, particolarmente all'equilibrio delle condizioni del metabolismo, alla funzionalità endocrina, al complesso delle sensazioni cenzetiche (v. CENESTESIA), al variare del neurotono vegetativo e animale, allo stato neuro-psicologico e morale del soggetto.
L'u., anche nell'individuo normale, in rapporto alla somma delle variazioni organiche e alle ripetute interferenze dell'ambiente esterno, sotto forma di stimoli piacevoli o spiacevoli, subisce continue variazioni, orientandosi verso il suddetto stato d'insoddisfazione o di soddisfazione. In assenza di tensioni spiacevoli provenienti dallo stato presente, dal ricordo del passato o dalla preoccupazione dell'avvenire, l'u. è sereno, intonandosi verso un senso di euforia; nel caso opposto, l'intonazione volge verso la mestizia.
Nei limiti della normalità, gli avvenimenti-stimolo riescono a turbare l'u. solo se raggiungono una determinata intensità e durata; tra questi due elementi deve coesistere un rapporto di proporzionalità. D'altra parte ogni stimolo, dopo un certo limite, non ben definibile, cessa di essere efficace, conducendo prima a un ottunulimento poi alla scomparsa totale della reazione affettiva.
I differenti tipi individuali presentano un assai differente modo di orientarsi dell'u. in rapporto alle cause interne ed esterne che tendono a produrlo e modificarlo. Mentre alcuni per la scarsa risonanza della vita affettiva (soggetti ipotimici) sono poco soggetti alle variazioni dell'u., altri (soggetti ipertimici), dobiti di affettività vivace, facilmente e a lungo subiscono modificazioni e turbamenti dell'equilibrio affettivo della coscienza. Tra questi ad affettività vivace esistono individui in cui la reattività dell'u. si può manifestare indifferentemente nei due sensi opposti dell'allegrezza e della tristezza (poichilotimici o labili emotivi); una tale labilità è presente in particolare negli isterici, nei cosiddetti lunatici, negli spasmolfi costituzionali, nei meteorolabili (alla mercé delle variazioni meteorologiche), nei cicloidi o ciclotimici di Kretschmer. Altri individui, invece, più facilmente scivolano in una determinata intonazione costante dell'u., sia questa nel senso della serenità o del malumore, da cui difficilmente vengono spostati da stimoli contrari (ipertimici disforici o euforici).
Allorché le condizioni dell'u. presentano gradi nettamente al di là di quelli compatibili coi limiti normali estremi della variabilità fluttuante, sia per intensità che per durata o forma, si passa nel campo anormale delle malattie mentali o psicosi (mania o melancolia delle psicosi affettive [v.]); qui le gravi alterazioni dell'u. sono accompagnate da disturbi psico-sensoriali del tipo dei delirii e delle allucinazioni visive e uditive.
Il difetto di stabilità dell'u., il suo facile variare sotto l'azione di avvenimenti-stimolo di scarsa importanza, costituisce un forte impaccio a un normale svolgimento della attività conoscitiva e volitiva del soggetto e mentre da un lato richiede un più forte slancio per il compimento del proprio dovere, può, oltre determinati limiti d'intensità del difetto, diminuire la responsabilità morale. Per gradi, si può giungere così alle condizioni delle personalità psicopatiche (v.) o dei vari malati di mente: in simile eventualità vale il giudizio morale per essi formulato.
BIBL.: sources