VINCENZO, santo, martire. - Diacono spagnolo, vittima della persecuzione dioclesiana probabilmente nel 304; è tra i pochi martiri ricordati nel calendario
di Polemio Silvio (CIL, I, 2a ed., p. 259).
Il racconto poetico di Prudenzio nell'anno a lui dedicato (Peristephanon, V) non è in sostanza diverso da quello della Passio (BHL, II, 1247 sgg.; suppl., pp. 306, 307; BHG, p. 263); ma la Passio originaria è diversa da quella giunta a noi. V., diacono di Valerio, viene condotto a Valencia per essere giudicato; sottoposto a molti crudeli tormenti, il corpo del martire viene esposto alle nere, poi gettato in mare e restituito dalle onde; la sabbia è il suo primo sepolcro (scara fo

venus la pace vol. tar quietem debitam praestat beatis ossibus ${ }^{3}$ ); una basilica viene eretta e ben presto la sua venerazione si estende. Prude
vens harenis viscera vicem sepulcri praebuit) (Prudenzio, loc. cit., 506-508); venuta la pace «altar quietem debitam praestat beatis ossibus»); una basilica viene eretta e ben presto la sua venerazione si estende. Prudenzio commemora V. anche nell'anno IV del suo «Peristephanon» in onore dei 18 martiri di Saragozza (vv. 77-78, 89-108). Notevole è un sermone in suo onore di s. Giusto di Urgel, in cui il santo diacono è detto «nobis verunula, noster ex genere... noster in tumulo», ecc. (B. De Gaiffier, Sermons, cit. in bibl.).
La sua deposizione è al 22 gen. nel calendario di Cartagine, nel Martirologio geronimiano e nel Synaxarium Eccl. Constant.; nel secondo è ricordato anche nei giorni 11 e 22 gen., 19 apr., 21 ag. e 31 ott.; nel terzo all'11 nov. insieme con s. Vittore e s. Menna e al 6 ag. per la dedica della sua chiesa evo xàlupo sotto la mura di Costantinopoli. È il più celebre dei martiri della Spagna; la sua venerazione si era subito talmente propagata che s. Agostino si domanda: «quousque vel romanum imperium vel christianum nomen extenditur natalem non gaudet celebrare Vincentii» (Sermo 276: PL 38, 1257). Di s. Agostino infatti si conoscono 6 sermoni in natali o in Iesto Vincentii martyris» (PL 38, 1252-68), da lui pronunziati al 22 gen. degli anni 410 (serm. 274), 411 (serm. 275); 412 (serm. 276); 413 a Cartagine nella basilica Restituta (serm. 277); inoltre il sermone De Esau et Jacob (PL 38, 33-52) pronunziato tra il 410 e il 412. Da uno di essi si apprende che in Africa la Passio del Santo, al tempo di s. Agostino, veniva letta in chiesa («quae nobis hodie recitata est» [PL 38, 1255]). Un altro Sermon in natale sancti Vincentii è in Miscellanea Agostiniana, I, Roma 1930, pp. 243-45. Paolino di Nola lo ricorda «Vincentius extat Iberis» (Carm., XIX, 153 e XXX, 7: PL 61, 520, 673; così pure Venanzio Fortunato: PL 88, 270); Eugenio di Toledo da 1.650 detto un epigramma in suo onore (PL 87, 361); Ildeberto gli dedicò un poema (PL 171, 1301); s. Pier Damiani un anno (PL 145, 947), come poi Adamo di San Vittore (PL 196, 1475 sgg.).
Il Liber Sacramentorum mozarabicus (ed. M. Féronin, Parigi 1912, coll. 112-21) ha una messa in onore di s. V. in cui si ricorda la tunica desuper totum contexta; con questa messa è collegato il sermone «cunctorum» falsamente attribuito a s. Agostino, a s. Leone o a s. Massimo di Torino; nel 531 Childeberto portò la tunica a Parigi al monastero di S. V. poi St-Germain-des-Prés (Gregorio di Tours, Historia Francorum, III, 29); in Roma la sua immagine fu dipinta nel sec. VI-VII nel cimitero di Ponziano (SCS BICENTIUS) con grande tonatura vestito con penula e in atteggiamento di orante (Wilpert, Pitture, tav. 258). Un'altra immagine di s. V. è nell'Expositio in Evangel. S. Lucca di s. Beda, codice del sec. X ora nella Biblioteca naz. di Torino (ms. D. III, 16). Il Museo provinciale di Pittura a Valencia ha una statua del martire del sec. XII, proveniente dall'antico monastero de la Roqueta.
S. V. Saragozza, a Salona (F. Bulic, L'iscrizione di s. V. m. Caesar Augustusano trovata a nord della basilica urbana a Salona, in Bull. d'arch. e storia dalmata, 29 [1906], pp. 246-56), a Sagunto, a Béziers, a Tolosa, a Vaison (CIL, XI, 499), ad Agen, a Chalon, a Ugento, in Svizzera ecc.
Sue reliquie (brandea) furono venerate a Carmona (CIL, XII, n. 374), in Africa (P. Monceaux, Enquête sur l'épigraphie chrét. d'Afrique, Parigi 1909, nn. 193, 262, 304) e specialmente a Tamalla, oggi Tocqueville in Algeria (Bull. arch. du Comité, 1909, p. 56). Furono fondati monasteri in suo onore a Mans (PL 72, 638-40), al Volturno (v. VINCENZO AL VOLTURNO, SAN, ABBAZIA DI, San), a Metz (PL 160, 713), a Conques al tempo di Carlo il Calvo.