ORANTE. - Gli antichi cristiani hanno adottato per pregare gli stessi gesti usati dai pagani (Cicerone, Fam. 7, 5; Virgilio, Aen., II, 687 sg.; Apuleio, De mundo, 33) e dal popolo ebraico (Ex. 17, 11; Lam. 3, 41).
Assai ricca è la documentazione letteraria: s. Paolo (I Tim. 2, 8 sg.); s. Clemente (I ad Corinthios, 29); s. Giustino (Apol., 90); Minucio Felice (Octavius, 29); Tertulliano (De oratione, 14, 17; De Baptismo, 20); Origene (De oratione, 31: PG, 11, 549) attestano che i cristiani pregavano con le braccia e le mani aperte in alto, come ancora oggi i sacerdoti nel Sacrificio della Messa. Rappresentazioni in atteggiamento di o. nel Noè (v.), Daniele (v.), FANCIULLI, I TRE (v.), Susanna (v.).
In molte immagini di o. le iscrizioni che le accompagnano le qualificano per defunti nella beatitudine celeste, come «Grata», «Πηλιοβόρα», «Titus Eupor» (O. Marucchi, I monumenti del Museo Cristiano Lateranense, Milano 1910, tav. 28, n. 2), ovvero nell'affresco in Callisto: «Dyonisas in pace, Nemesi in pace, Procopi in pace, Heliodora in pace, Zoe in pace» (Wilpert, Pitture, tav. 110 sg.); o nel cimitero «inter duas lauros» dove due o., un uomo e una donna, stanno in un giardino fiorito, il Paradiso (ibid., tavv.
185, 2; 218, 2). In molti soffitti di cubicoli cimiteriali appaiono defunti in atteggiamento di o. non solo femminili, ma anche maschili, come anche nella parete del loculo con l'immagine della Madonna con la stella nel cimitero di Priscilla (Wilpert, Pitture, tav. 21 sg.). In altre pitture gli o. sono accanto o dietro le pecore (id., ibid., tavv. 102, 1; 190; 222, 3). L'o. tra due pecore, come nel cubicolo A4 in Callisto

laria (id., Sarcofago sculto cristiano antichissimo testè collocato nel Museo del Laterano, in Bull. arch. crist., 5ª serie, 2 [1891], pp. 62-66 e tavv. 2-3). Anche la Madonna appare orante nel noto affresco del Cimitero Maggiore e in alcuni vetri dorati (R. Garrucci, Vetri, Roma 1874, tavv. 9, 6 e 22, 2) e in un graffito della Gallia con la scritta « Maria Virgo minester de tempulo Gerosale » (E. Le Blant, Inscriptions chrétiennes de la Gaule, II, Parigi 1856-92, p. 542 A). Talvolta sono rappresentati o. anche i santi come s. Agnese sui vetri dorati, s. Gennaro, s. Cecilia nel cimitero di Callisto, i ss. Milix e Vincenzo in quello di Ponziano. - Vedi tav. IX.