VIVENTI, ETÀ DEI

VIVENTI, ETÀ dei. - L'enorme lasso di tempo che intercorre fra la solidificazione della prima crosta terrestre ed il cambriano (periodo che apre l'era paleozoica e che è già ricco di resti fossili) prende comunemente il nome di «èra archeozoica» e può essere semplicemente suddiviso nei due periodi: archeano (più antico) e algonchiano (più recente).

Secondo le più moderne ricerche basate sulla radioattività delle rocce, la fine dell'èra archeozoica risale fino a ca. 600 milioni di anni fa, e la sua durata può essere valutata approssimativamente in 1800 milioni di anni (v. TERRA, età della). Durante tutto questo tempo si deposero sedimenti (spesso alternati a formazioni eruttive) per uno spessore globale non inferiore a 30.000 metri. Nella parte più recente di queste rocce, assai spesso alterate profondamente dal metamorfismo, vennero trovati i resti o le tracce dei più antichi organismi, costituiti da alghe, da protozoi e dalle forme più primitive di invertebrati; le prime tracce di vita si troverebbero ad un livello corrispondente all'archeano superiore.

Or è quasi un secolo venivano segnalate, prima in Canada e poi altrove, masse nodulari a lamelle alterne di calcare e di serpentino, attraversate da canali ramificati; a queste curiose strutture, interpretate da qualche studioso come foraminiferi giganti oppure come alghe calcaree, si diede il nome di Eozoon canadense; oggi pochi paleontologi sostengono l'organicità di tali strutture, poiché se ne rinvennero di simili, dovute evidentemente al metamorfismo, in blocchi di età giurase proiettati dal Vesuvio. In seguito furono trovati resti più attendibili di organismi primitivi; in Finlandia vennero, e sono tuttora, interpretate come alghe certe strutture problematiche (Corycium aenigmaticum) trovate in rocce archeane, alle quali venne applicato il «metodo del piombo radioattivo» e che rivelarono così un'età di 1150 milioni di anni. Sarebbe questo il più antico organismo conosciuto; e comunque in rocce sedimentarie di età analoga vi sono notevoli quantità di resti carboniosi la cui presenza può essere spiegata solo ammettendo che derivino da esseri organizzati (probabilmente alghe).

Di grande interesse sono i batti, segnalati ormai nell'archeano di varie località, alla cui azione è dovuto forse l'accumulo di depositi ferroviari e sulla cui natura si nutrono pochi dubbi da quando fu possibile fotografarli a luce infrarossa con evidenza tale da permettere la classificazione. Negli Stati Uniti vennero studiate numerose forme chiamate complessivamente «stromatoliti» (Collenia, Camasia, Neuclandia, Gallatinia, Graysonia) trovate quasi tutte in terreni algonchiani ed interpretate come parti del tallo di alghe o anche come tracce dovute all'azione di alghe; per la forte analogia tra i resti ora citati e certe formazioni calcaree odierne, si crede trattarsi con ogni probabilità di alghe azzurre (cianofice). Sempre da terreni precambriani provengono esemplari, non sempre chiaramente identificabili, di radiolari e di foraminiferi, e scarsi resti di invertebrati ascritti a spugne, elementari (Carelozoon), crinoidi, brachiopodi (Lingulella), tubi e piste di anelli (Arenicolites, Planolites), molluschi (Hylites, Chuaria), crostacei, artropodi. A questi ultimi vennero riferite varie forme, alcune delle quali gigantesche, trovate in America e in Australia (Beltina, Protadelaiidea) simili in parte ai merostomi euripteridi del paleozoico; studi recentissimi però lasciano supporre che Beltina non sia altro che l'impronta di un'alga, e che l'impressione di Protadeloiidea possa essere dovuta ad agenti inorganici.

Dei primi esseri viventi si ha in noi conclusione idee piuttosto vaghe. Per spiegare la grande povertà di resti fossili (in special modo di invertebrati) precambriani, vennero formulate varie ipotesi, alcune delle quali hanno valore solo per determinare località o non reggono ad una acuta critica; le più plausibili consistono forse nel ritenere che le azioni metamorfiche abbiano cancellato le tracce degli organismi, oppure nell'ammettere che i primi invertebrati fossero in prevalenza organismi poveri o privi di scheletro minerale (v. STRATIGRAFIA; TERRA, ETÀ DELLA; UNIVERS; VITA).

BIBL.: D. C. Walcott, Evidences of primitive life (H. F. Smiths Inst. Annual Report for 1915), Washington 1916; H. F. Osborn, The origin and evolution of life, Nuova York 1918; J. Costantin, L'origine de la vie sur le globe, Parigi 1923; M. Boule e J. Piveteau, Les fossiles, iv 1935; G. B. Dal Piaz e P. Leonard, Stratigrafia e geologia storica, in G. B. Dal Piaz, Corso di geologia, Padova 1950; J. Carles, Les origines de la vie, Parigi 1950.

Bruno Accordi