ZAMAGNA, BERNARDO. - Umanista, n. di nobile casato il 9 nov. 1735 a Ragusa, in Dalmazia, ed ivi m. il 20 maggio 1820.
Educato nel Collegio fondato il 1658 dal gesuita ragusino Marino Gondola e diretto dai Gesuiti della provincia romana, lo Z. entrò nella Compagnia di Gesù a Roma il 29 nov. 1753 e sotto la guida del suo concittadino p. Raimondo Cunich fece nel latino e nel greco rapidi progressi, presto accresciuti insegnando le due lingue nel Collegio Romano, a Livorno e nel Tolomei di Siena.
Il 15 ag. 1772 fece i voti solenni; il 21 luglio 1773, soppressa da Clemente XIV la Compagnia, divenne sacerdote del clero secolare. Nei quattro lustri vissuti in religione il Z. già godeva fama «di latinissima penna» come dicevano i contemporanei, meritatagli dai poemetti: l'Echo, la Navis aëria, l'Elegiarum monobiblos in lode della Madre di Dio, composti da studente e pubblicati con gli eleganti tipi del Komarek, il primo nel 1764, gli altri due il 1768. Il teologo Filippo Bonamici, approvandone la stampa, ne lodava verborum nitorem, sententiarum oumen, numerique variam et aptam compositionem et christianam pietatem. L'Echo e la Navis aëria (« Il velivolo ») furono argomenti suggeriti allo Z. dai grandi progressi delle scienze fisiche nel Settecento, ed egli, prendendo a celebrarle in carmi di squisita latinità, accrebbe la schiera dei verseggiatori suoi confratelli, l'Ambrogi, il Noceti, il Mazzolari.
Negli anni successivi alla soppressione dell'Ordine (1773) confermò la sua rinomanza: nel 1777 tradusse in versi latini l'Odissea; nel 1785 le opere di Esiodo, versione di alcuni critici del suo tempo giudicata troppo libera. Vennero appresso gli Idilli di Teocrito, di Mosco e Bione di Flossa, recati in esametri virgiliani. La fecondità dell'ingegno del Z. non si esaurì traducendo i poeti dell'Eliade: per farsene giusta idea conviene tener presente la copia grande di carmi, elegie, epistole alla maniera di Orazio, epigrammi, prazioni funebri, come quelle in morte dell'imperatrice Maria Teresa e del p. Boscovich; un ingente cumulo di lavoro letterario nel campo del classicismo greco e latino, che fa del Z. uno dei più insigni verseggiatori nella lingua del Lazio fioriti in Italia dopo il Rinascimento.
Bibliografia6 opere
Pietro Tacchi Venturi