ABBREVIAZIONI. - Negli antichi manoscritti e nelle lapidi si usò spesso abbreviare le parole per scrivere più rapidamente e per guadagnare spazio, risparmiando anche la materia scrittoria. L'uso e la frequenza delle a. varia secondo i tempi, secondo le regioni e secondo la natura del testo.
I. A. LAPIDARIE
Nella scrittura monumentale epigrafica si riscontrano a. di due specie, consistenti nella omissione di parte delle lettere finali della parola ovvero di quelle centrali (i Latini dicevano le prime suspensiones e le seconde contracciones). Un'abbreviazione ridotta ad una sola o due lettere (iniziale; iniziale e finale) si dice spesso sigla (sigla equivale a piccolo segno). Vere sigle sono per esempio le cifre romane dei numeri. L'uso delle a. è naturalmente sempre limitato per ragioni di chiarezza.I Greci ne usarono molto meno dei Latini, i quali abbreviarono correntemente i nomi che designano uffici co(n)in(ul), ep(isopus), titoli ufficiali c(larissimus) v(ir), d(omi)n(us), culto d(ent), s(an)(itus), parentela f(ilius), m(ater), fornole di affetto o cortesia b(ene)m(erenti), a(nimos) s(ancis), fornole di sepoltura h(ic) s(itus) e(st), d(e)pi(otio), p(osuerunt), f(ecit), gli elementi della data III h(a)(endas) ap(ile), e dell'età vissuta esix(ir) an(nos) V m(enses) X, i prenomi e qualche volta i nomina più usati f(inistus) Aur(elius); nomi di città e varie frasi fatte sono pure dati spesso in sigle. Specialmente numerose sono le a. dove lo spazio è molto ristretto, come sulle monete e nei bolli.
Un sistema di a. del pieno medioevo dà solo le iniziali di ogni sillaba. A. particolari sono i nessi che fondono insieme elementi di due lettere successive ed i monogrammi (v.), specie di nessi multipli; affine l'uso di lettere minori, più alte o più piccole, spesso iscritte dentro altre per guadagnare spazio. Esempi celebri di a. sono il criptogramma ΙΧΘΥΣ (v.), che in greco significa pesce ed è da leggere Ἰησοῦς Χριστὸς Θεοῦ Υἱὸς Σωτὴρ ed i sibillini [ e XMI (palma feliciter e Χριστὸς Μιχαὴλ Γαβριήλ). Segni delle a. sogliono essere l'interpunzione in fine, la sbarra sovrapposta, o il taglio trasversale.
BIBL.: sources
Antonio Ferrus
II. A. PALEOGRAFICHE CRECHE
Generalmente si sogliono distinguere due specie di a.: per sospensione o troncamento, se si omettono lettere in fine di una parola; per contrazione, se si omette la parte interna di una parola, lasciandone il principio e la fine.Nella scrittura dei papiri letterari precrisiani in maiuscolo (unciale) non compaiono quasi mai a.: l'unica che appare con una certa frequenza è la sostituzione del v in fine di rigo con una linea orizzontale posta in alto: ΠΟΛΤ, ΤΟΤΤΟ. Questa forma di a. continuerà nei secoli successivi.
Molto più largamente usate sono le a. nei documenti (ricevute, conti, atti pubblici e privati), il cui formulario, quasi uniforme, rendeva inutile la scrittura per esteso di molti termini che ricorrevano frequentemente ed erano facilmente comprensibili a contemporanei.
Il sistema più antico e più semplice di a. è quello della sospensione: le parole erano indicate dalla sola lettera iniziale con un segno di a. secondo l'antico uso greco di indicare i numerali: Π (έντε), Δ (έκα); così: ν' = νύω, γ' = γάρ, μ' oppure μ' = μετά, ecc.; o con le prime lettere, alle quali si aggiungevano, in scrittura più piccola sopra la riga, quelle che precedevano immediatamente la parte omessa: τ=τέκνν, αδ=άδελφός, πολ=πόλεμος, ecc. Questo sistema di a. subirà in seguito molte varianti (v. tabella II).
Più tardi, in età cristiana, si usò abbreviare col sistema della contrazione parole di carattere sacro - i nomina sacra - che ricorrevano anch'esse assai spesso nelle Sacre Scritture (v. NOMINA SACRA).
Poi, con l'introduzione del minuscolo come scrittura letteraria (IX sec.), l'antico sistema della sospensione (che non ha soluzione di continuità nella storia della paleografia greca) appare arricchito, oltre che dalle contrazioni d'uso cristiano, da molti segni - derivati per lo più dalla tachigrafia - che sostituiscono in parte o per intero una parola; e le a., in principio non troppo frequenti, diventano sempre più numerose fino al XIII-XIV sec. e acquistano un carattere così personale che è difficile fissarne una forma. Ci limitiamo, perciò, ad indicare i segni più comuni o più caratteristici di a. (v. tabelle omesse), aggiungendo brevi cenni di spiegazione per alcuni di essi.
TABELLA I
1) α anticamente è rappresentata con una semplice linea orizzontale -, segnata accanto o sull'ultima lettera espressa; successivamente si ag-
(fol. Bibl. Vaticana)
E·P·B·Λ·T·X·M
2
VIBIV·ELMV·S·RVIKA·SEP
DIC·III·ET·MAX·COS
3



6
VRSSVS CVM CON IS SARSINA PROOTOSCO FECERNTHEC
7
KALIANFLMEROBAVDEETFLSATVRNINCONSS
(dis. Enc. Cott.)