ANDREA, APOSTOLO, santo. -
I. VITA
Figlio di Giona e fratello di Simon Pietro, n. a Betsaida. Esercitava il mestiere di pescatore a Cafarnao (Io. 1, 44; Mc. 1, 29). Non sappiamo se fosse ammogliato. Con Gio-vanni apostolo fu discepolo del Battista. Avendo quest'additato Gesù quale «Agnello di Dio», A. seguì Gesù nella sua abitazione e vi rimase un giorno; avendo creduto nella sua messianità, gli condusse Pietro (Io. 1, 35-42). La liturgia bizantina chiama A. πρωτόκλητος «primo chiamato».Dopo la pesca miracolosa chiamato all'apostolato, seguì le vicende del collegio apostolico (Mt. 4, 18-20; Mc. 1, 16; Lc. 9, 1-11). Nei cataloghi degli apostoli è nominato sempre nella 1a quaterna; al 2o posto da Mt. e Lc., al quarto da Mc. e Act. Nella narrazione evangelica, A. compare esplicitamente tre volte. Nella prima moltiplicazione dei pani, segnala a Gesù un ragazzo i cui cinque pani d'orso e due pesci erano insufficienti a sfamare la moltitudine (Io. 6, 8 sg.). Prima del discorso escatologico interroga Gesù circa la fine del mondo (Mc. 13, 3). Filippo, pregato da alcuni gentili di presentarli a Gesù, si rivolge ad A. ed ambedue presentano la petizione a Gesù (Io. 12, 22). Poiché due volte appare legato a Filippo di Betsaida, si può supporre che ne fosse il compagno preferito. Dopo la menzione di Act. 1, 13, tra gli apostoli nel cenacolo dopo l'Ascensione, A. non compare più negli scritti del Nuovo Testamento.
Il campo del suo apostolato sarebbe stato vasto e vario; tradizioni risalenti al II e III sec. gli assegnano la Scizia, le regioni del Ponto Eusino, la Cappadocia, la Galazia, la Bitinia, la Tracia, la Macedonia, l'Epiro, la Grecia (Tessas-glia, Acaia). Cf. Eusebio, Hist. Eccl., III, 1; Pl. 20, 216; s. Girolamo, Epist. 59 ad Marcellam: PL 22, 589; Teodoreto, In Ps. 116: PG 80, 1805; Niceforo, Hist. Eccl., II, 39: PG 145, 860 sg. Gli Atti e il Martyrium di S. A. (PG 2, 1189-1248) ne narrano la crocifissione a Patrasso sopra una croce decussata, sotto il proconsolo Egea. Le sue reliquie furono trasferite a Costantinopoli sotto Costantino (356), e nel sec. XIII ad Amalfi; la testa nella basilica di S. Pietro in Vaticano (1462). Nel frammento del

Andrea, apostolo - Affresco (sec. viII).
ANDREA, apostolo - Affresco (sec. VIII). Roma, Chiesa di S. Maria Antiqua.
Muratori (linee 10-15), A. è nominato come promotore della composizione del Vangelo di Giovanni. Festa il 30 nov. Il titolo πρωτοκλητος fornì pretesto ai Bizantini di negare il primato di Roma: pretendevano che s. A. avesse costituito un suo discepolo, Stachos, vescovo del territorio di Bisanzio.
2. ICONOGRAFIA
A. reca come attributo generico un libro, simbolo dell'apostolato, e, dalla fine del sec. XII, una croce, che ricorda il suo martirio. Mentre ancora i quattrocentisti italiani assegnano ad A. una croce portatile latina, olt'aple cessa venne sostituita da un'altra a forma di X, che nella statua lignea di Veit Stoss (Norimberga, S. Sebaldo) e in quella bronzea di Pietro Vischer (ivi) arriva alle dimensioni delle figure. Fra le scene della vita di A. la moltiplicazione dei pani compare per la prima volta in sarcofagi paleocristiani, la vocazione all'apostolato in musica e miniatore bizantinenggiani, l'affissione alla croce obliqua in un trappato del sec. X. Monumentali cicli della leggenda son dovuti alla pittura barocca romana, cioè agli affreschi di G. Reni e del Domenichino in S. Gregorio al Celio ed a quelli del Domenichino e di M. Preti in S. Andrea della Valle.3. ARCHEOLOGIA
Con la traslazione delle reliquie dell'apostolo A. da Patrasso a Costantinopoli nell'a. 356 si diffonde la sua venerazione. Paolino di Nola, narrando l'episodio, l'attribuisce a Costantino, invece che a Costanzo (Carm. 19, V. 321); egli ottiene allora reliquie del santo per le chiese di Fondi e di Nola (Epist. 32, 17; Carm. 27, V. 403-29).A Milano, al tempo di s. Ambrogio, reliquie di s. A. sono poste nella basilica ad portam Romam, consacrata al 9 maggio; il Martyr. Hieronymianum ricorda questa data de ingressu reliquiarum, insieme con un'altra festa al 27 nov., per reliquie di s. A. e di altri martiri in una basilica non indicata.
A Brescia il vescovo Gaudenzio (m. nel 410) fonda una basilica in onore dei santi di cui aveva raccolto la reliquie, e, subito dopo il Battista, annovera A. quem priorem Christus apostolorum scribitur eligisse (PL 20, 961).
A Concordia un ignoto vescovo costruisce una basilica nella quale colloca emerita sanctorum apostolorum e tra questi è A. (P. Paschini, Note sull'origine della Chiesa di Concordia in Memorie Storiche Fiorugiliesi, 7 [1911] pp. 9-24).
In Aquileia il Martyr. Hieronymianum ricorda al 3 sett. la dedicatio et ingressio reliquiarum sanctorum A. apostoli, Lucca, Johannis, Euphémiae (P. Paschini, A proposito dei martiri Aquileiesi, in Aquileia nostra, 4 [1933], p. 9).
Allo stesso tempo s. Vittrico, vescovo di Rouen, pone nel

pone nella sua cattedrale anche reliquie di s. A. (De laude sanctorum: PL 20, 448). Più tardi, una chiesa in onore di s. A. in Arvernis o Civitas Arverna (Clermont-Ferrand) sarà ricordata da Gregorio di Tours (Hist.
la sua cattedrale anche reliquie di s. A. (De laude sanctorum: PL 20, 448). Più tardi, una chiesa in onore di s. A. in Arvernis o Civitas Arverna (Clermont-Ferrand) sarà ricordata da Gregorio di Tours (Hist. Franc., 4, 31).
Il mutilo calendario gotico della Tracia, datato al v sec., indica al 29 nov., data divenuta poi tradizionale, la festa di s. A. (H. Achelis, Der Älteste deutsche Kalender, in Zeitschrift für neutestamentliche Wissenschaft, 1 [1900], pp. 308-35).
In Roma la prima chiesa in onore di s. A. viene eretta nel palazzo già di Giunio Basso sull'Esquilino, per opera del goto Flavio Valila e dedicata dal papa Simplicio (468-83); essa è indicata iuxta sanctam Mariam o iuxta Praesepe o cata Barbara Patricia (R. Krautheimer, Corpus basilicarum christianarum Romae, Città del Vaticano 1937, pp. 64-65). Una seconda chiesa viene adattata dal papa Simmaco (498-514) nella più orientale delle due rotonde costruite a sud della basilica Vaticana per sepolture imperiali (Liber Pontificalis, I, ed. Duchesne, Parigi 1886, p. 261).
Ma sulle altre città Ravenna predomina per la venerazione dell'apostolo A., specialmente nel periodo di Teodorico che eresse la chiesa di S. A. dei Goti; i suoi capitelli superstiti conservano il monogramma di Teodorico (C. Ricci, Monumenti veneziani nella Piazza di Ravenna, in Rivista d'Arte, 3 [1905], p. 27). Allo stesso tempo il vescovo Pietro II (494-519) cresce il monastero o oratorio di S. A. che prese il nome da quando il vescovo Massimiano vi collocò reliquie dell'apostolo portate da Costantinopoli e destinate al nuovo tempio di S. A. Maggiore (G. Gerola, Il ripristino della cappella di S. A. nel palazzo vescovile di Ravenna, in Felix Ravenna, nuova serie, 41 [1932], p. 745).
L'iconografia antica di s. A. è una conseguenza della diffusione delle sue reliquie e della sua venerazione. Essa si afferma soprattutto a Ravenna. Di tutti gli Apostoli, ad eccezione dei due principi Pietro e Paolo, s. A. è l'unico ad avere nell'antica iconografia cristiana un tipo ben determinato, cioè barba e capelli "grigi arruffati". In Ravenna, più che nella cupola del battistero degli Ortodossi, la sua personalità individuale spicca nel medaglione in musaico nell'oratorio di S. A., di poco anteriore all'altro medaglione, pure in musaico, che si trova in S. Vitale.
Lo stesso tipo ritorna a Roma nel medaglione dintorno nella parete sinistra del presbiterio di S. Maria Antiqua, del tempo di Giovanni VII e che il Wilpert attribuisce all'a. 705 (Wilpert, Mosaiken, tav. 157).
Più antica a Roma però era l'immagine dell'apostolo nel distrutto musaico dell'abside della sua chiesa sull'Esquilino; una copia se ne ha in un manoscritto di Windsor.
Nell'ipogeo Karmuz di Alessandria d'Egitto finì dalla moltiplicazione di这张图片,其中包含了一些文字和图片。这些文字和图片似乎与某个历史事件或人物有关,但具体内容无法确定。
626). Agapio (cf. Fozio, Biblioth., 179), s. Agostino (De fide contra Manichaeos, 38), Filastrio (De haeres., 88) ed altri ne attestano la diffusione fra i manichei, confermata dal Salterio manicheo in lingua copta (C. R. C. Allberry, A Manichaean Psalmbook, § 11 [Manichaean Manuscripts in the Chester Beatty Collection, 111], Stoccarda 1938, p. 142, 20; cf. pp. 192, 6; 194, 8). È verosimile che i primitivi Atti di A. siano stati composti da encratiti e che i manichei (per tramite di una setta marcionita?) se ne servissero – come di altri Atti apostolici apocrifi – in una loro collezione.
Un frammento degli Atti di A. originali è conservato nel cod. Vat. gr. 808, pubblicato da Bonnet

Andrea, santo - Martirio di S. A., del Maestro di S. Lambrecht (1412) - Graz, Galleria.
(Allberry, op. cit., p. 142, 20) e nel testo criptico di Malan (cf. R. A. Lipsius, Apokryph. Apostelgeschichte, I, p. 622). Comunque, Gregorio eliminò quanto poteva dare fastidio (quae fastidium generabant), in primo luogo i discorsi, mentre nei primitivi Atti apocrifi degli apostoli è caratteristico l’intreccio di miracoli e discorsi.
I famosi Atti di Andrea e Mattia (così il nome originale, sostituito più tardi da Matteo) nella città degli Antropologi non dovevano appartenere agli Atti originali; sono un romanzo favoloso, probabilmente influenzato dal romanzo ellenistico. La popolarità di queste favole nell’Oriente cristiano (l’Occidente appare più riservato) risulta dal fatto che, accanto al testo greco (pubblicato da M. Bonnet in Lipsius-Bonnet, op. cit., p. 65, 6; 194, 8), p. 193, si trovano molte traduzioni (e recensioni) in lingue orientali (cf. BHO, 733-41: testi siriani, copi, armeni e etiopici), ma esistono anche alcune traduzioni (recensioni) in lingua latina (cf. Franz Blatt, Die lateinischen Bearbeitungen der Aeta Andrae et Mathiae apud anthropophagos [Beisefte zur Zeitschrift für die neuestenunell. Wissenschaft, 12, Giessen 1930]) e un testo anglosassone (R. Morris, Bickling Homilies Early English Text Society, 70, 1880; cf. Blatt, loc. cit.).
È difficile stabilire in quale misura ci siano pervenuti residui dei primitivi Atti di A. nei molteplici testi che parlano del suo martirio. La Passio sancti Andreae apostoli (= Epistola presbyterorum et diaconorum Achiaeae de martyrio s. Andreae apostoli, edita criticamente in greco e latino da K. C. Woog, Lipsia 1747, e da C. Tischendorf, 1815) è rimasta in 3 recensioni, 2 greche e 1 latina: Acta Andreae cum laudatione contexta (greco), Martyrium Andreae (greco), Passio Andreae (latino), altri due diversi Martyrium Andreae (greco), testi tutti editi da Bonnet tra il 1894 e 1898. – Vedi Tav. C.
ANDREA d’ARCO. – Francescano, missionario e scrittore ascetico, n. ad Arco nel 1597 dalla famiglia Zanoni, m. a Borgo Valsugana nel 1674. Resse la prefettura della missione d’Egitto dove lavorò indefessamente per ottenere l’unione alla Chiesa romana dei patriarcati copto e greco. Eletto custode di Terra Santa nel 1639, rimase in carica per un sessennio assai burrascoso. Fu poi commissario di Terra Santa presso la S. Sede e provinciale della nuova provincia trentina, di cui promosse l’erezione. Antonio Maria di V. cenza elenca 14 suoi scritti, in prevalenza d’indole ascetico-mistica. Notiamo: Trattato dell’oratione mentale; Avvertimenti per un Maestro di novizi, specialmente francescani; Selva di ss. Padri, divisa in mille concetti.
ANDREA d’ASSISI: V. INGEGNO 1’.
ANDREA d’AUSTRIA. – Cardinale, figlio morganatico di Ferdinando, arciduca d’Austria, n. a Praga nel 1558, m. a Roma il 12 nov. 1600. Venne creato cardinale a 8 anni da Gregorio XIII e tentò di ottenere l’elettorato imperiale aspirando alle grandi chiese di Germania, cui non poté accedere per il vizio dei natali. Fu inviato legato in Polonia, per scacciarne il Truchless luterano. Governatore del Tirolo, vescovo di
Bressanone e di Costanza, governatore interinale dei Paesi Bassi, quando il cugino Alberto ne lasciò il governo per recarsi ad impalmare in Spagna Isabella d'Asburgo, figlia di Filippo II e signora delle Fiandre. Morì piamente a Roma dov'era giunto pellegrino ed in incognito per lucrare il giubileo, a 43 anni, senza avere ricevuto il carattere episcopale.