Enciclopedia Cattolica vol. I, 1948 Religioni non cristiane Particolari

AHRIMAN

English Cita

ANGRA MAINYU, ARIMAN rimandano qui.

Noto anche come: Angro Mainyush

AHRIMAN. - È nella religione mazdea il principio cattivo, quello da cui trae origine ogni male, detto anche in forme più antiche angro mainyush. La seconda parte del composto mainyush significa « spirito », il significato della prima angro è ancora disputato, probabilmente equivale a « tormentatore, malefico », in opposizione a spento mainyush « spirito benefico ».

Nell'antica Avestà si contrappone non direttamente ad Ahuramazda, bensì al suo « benefico spirito ». L'uno e l'altro, il tormentatore e il benefico sono detti « gemelli » (Yasna 30, 3), stanno però sempre in opposizione, non concordando essi né nel pensiero, né nelle decisioni, né nel parlare, né nell'agire (Yasna 45, 2). Nello sviluppo posteriore della religione lo spirito benefico venne identificato con Ahuramazda, sviluppo di cui si possono notare gli inizi anche negli antichi inni; e allora si ebbe un diretto dualismo tra Ahuramazda e A. Aristotele conosce già questo stadio di sviluppo, quando oppone direttamente Oromasdes e Areimano (Diog. Laerzio, Vita philos., proem. 5). Il nome Angro mainyush ricorre nell'antica Avestà un paio di volte, più spesso il male è in essa rappresentato da druj, « menzogna », da cui trae ispirazione il cattivo maestro, cioè l'eretico, la lingua mendace, e piglia origine l'ignoranza della retta dottrina. Al cattivo spirito non viene attribuita alcuna creazione ; in libera scelta gli uomini si determinano per l'uno o per l'altro spirito, e così si ha sulla terra il dualismo e la lotta tra il bene e il male. I devi, cioè le divinità dell'antico politeismo iranico che Zarathustra combatteva, scelsero il principio cattivo e divennero demoni.

Nel decorso dell'evo cosmico, l'uno e l'altro spirito hanno ciascuno la sua potenza, ma alla fine del mondo il principio buono trionferà definitivamente sul cattivo.

Nell'Avestà recente e nella letteratura religiosa posteriore ad A. si dà una creazione, opposta a quella di Ahuramazda; mentre questi crea la vita e la luce, egli crea la morte e le tenebre. Per annientare le creature buone si serve di uno spaventoso mostro, Azhi Dahaka, sconvolge il corso degli astri e quello delle acque per isterilire la terra, manda innumerevoli morbi per tormentare gli uomini. Abita nelle tenebre, e sulla terra riunisce le sue schiere diaboliche sul monte Arezura, le dispone all'assalto e le lancia nel mondo. Può trasformarsi in cavallo, in rospo e in serpente. Nella letteratura pehlevica, la quale desume da libri perduti dell'Avestà, la sua lotta contro Ahuramazda viene racchiusa in un sistema cronologico di dodici mila anni, divisi in quattro trimillenni. Con l'inizio del terzo trimillennio si accende la lotta, e A. riesce ad uccidere il primo uomo, Gayomart, e il toro primogenito, prototipo della vita animale e vegetale, e si ha sulla terra una mescolanza di bene e di male in seguito all'irruzione del cattivo spirito. Alla fine dell'ultimo trimillennio egli sarà sconfitto, il male distrutto; il bene invece avrà dominio incontrastato.

Bibliografia
BIBL.: J. Darmesteter, Ormazd et A., Parigi 1877.

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Di Giuseppe Messina

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), coll. 590–591.

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Messina, Giuseppe. “Ahriman.” In Enciclopedia Cattolica, vol. I, coll. 590–591. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948. https://azioneromana.com/it/article/ahriman.

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Messina, Giuseppe. “Ahriman.” Enciclopedia Cattolica, vol. I, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948, coll. 590–591. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/ahriman.

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