ANNA (EBR. HANNAH «GRAZIA»)

ANNA (ebr. Hannah «grazia»). - Nome di varie donne del Vecchio e del Nuovo Testamento.
ANNA (ebr. Hannah «grazia»). - Nome di varie donne del Vecchio e del Nuovo Testamento.
Image from page 827
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1) ANNA, Elcana (v.) abitante a Ramathaim-Sophim (I Sam. 1-2). Prediletta dal marito, benché sterile, subiva in silenzio le ingiurie della feconda rivale Phenenna. Un giorno, trovandosi a Silo con il marito, recatovisi per offrire sacrifici dinanzi al Tabernacolo. A. emise il voto al Signore di consacrargli per tutta la vita il figlio «se darai

ANNA, moglie di Ragucle, parente di Tobia, a
Ecbatana. Nei Settanta (Tob. 7, 2-18; 8, 16) è detta
Edna (ebraico « delizia »). Accolse cordialmente il cu-
gino Tobiolo venuto per sposare sua figlia Sara.

4) ANNA, santa. Professa, figlia di Phanuel
della tribù di Aser. Sopraggiunta nel tempio di Ge-
rusalemme in occasione della presentazione di Gesù,
« lodò Dio e parlò del bambino a quanti aspettavano
la redenzione di Gerusalemme » (Lc. 2, 36-38). « Non
si scostava mai dal Tempio » (ibid.), probabilmente
abitando in qualche locale annesso. Era vissuta con il
marito sette anni e, rimasta vedova, aveva ormai rag-
giunto 84 anni. Improbabile è l’interpretazione di
s. Ambrogio che A. rimase vedova per 84 anni, sicché
sarebbe stata più che centenaria. È ricordata nel Mar-
tirologio Romano al 1 sett., al 3 febbr. o 28 ag. nel
rito bizantino, al 2 febbr. nella Chiesa copta.

BIBL.: E. Jacquier, in DB, 1, coll. 627-32.

5) ANNA, santa, madre di Maria Vergine. Non
è ricordata nei libri canonici; il suo nome è diffuso
fin dal sec. II ad opera del Prototangelo di Giacomo e
dei suoi rifacimenti. Secondo tali tradizioni, A., figlia
di Mathan, sacerdote bretemita, avrebbe avuto due so-
relle maggiori: Maria (divenuta poi madre di Maria
Salome) e Sobe (divenuta poi madre di Elisabetta).
GIOACHINO, SANTO (v.), gallico di Nazareth, era ste-
rile. Dopo lunghe preghiere, già vecchia, ebbe la for-
tuna di diventare madre di Maria S.ma. Quando que-
sta ebbe tre anni, la presentò al Tempio e morì poco
dopo. È difficile determinare, in questi racconti tra-
smessi con notevoli varianti nei testi apocrifi, in quale
proporzione la leggenda s’innesti sulla storia.

Il suo culto compare nel sec. VI in Oriente (Giu-
stiniano edifica una chiesa a Costantinopoli in suo
onore), nel sec. VIII in Occidente (sua immagine in
S. Maria Antiqua). La sua festa si diffonde sempre più
col sec. XII; nel sec. XIV è estesa a quasi tutta l’Europa,
e Urbano VI (bolla Splendor, 1378), la prescrisse a
tutta l’Inghilterra. Lutero aggredì il culto di A., al-
lora molto in voga. Gregorio XIII (1584) impose la
festa di precetto di A. a tutta la Chiesa. In Oriente
si festeggia il 25 luglio, in Occidente il 26 luglio.
Oggi è molto venerata in Bretagna (Ste-Anne d’Au-
ray) e nel Canadà (Ste-Anne de Beaupré). È invocata
come patrona delle madri e delle vedove, dei navi-
ganti e dei minatori. « L’acqua di sant’Anna » è usata,
dalla fine del medioevo, contro la febbre e varie
malattie, per le partorienti e gli ossessi.

BIBL.: Vangeli dell’Infanzia [v.], apocrifi; H. Leclercq, in
DACL, 1, coll. 2162-74 (con ricca bibliografia); P. V. CHARAN, Ste-Anne et son culte, 3 voll., Québec 1911-21; B. Kleinsch- midt, Die Hil. Anna, in Theologie und Glaube, 18 (1926), pp. 297- 307; 19 (1927), pp. 488-512; 20 (1928), pp. 332-44; A. Masse- ron, St. Anne, Parigi 1926; M. V. ROMA, St. Anne, in The Litturgica, 42 (1928), p. 258 seq.; 43 seq.; H. Gheón, St. Anne d’Auray, Parigi 1931; M. Viller, s. V. in DSP, 1, coll. 672 seq. - Sulla « casa di S. A. » a Gerusalemme; H. Vincent e F. M. Abel, Jérusalem, II, Parigi 1926, p. 669 seq.

Pietro De Ambrogi

Iconografia. - Gli episodi della vita di s. A.
rappresentati con maggiore frequenza sono quelli ispi-
rati al protoevangelo di Giacomo e che si riferiscono
alla nascita della Vergine; essi, oltre a costituire un
preludio cristologico, documentano, attraverso l’inin-
terrotta tradizione, l’Immacolata Concezione di Maria.
Infatti l’episodio dell’Incontro di A. e Gioacchino alla
porta aurea fu messo nel massimo rilievo; già noto
alla miniatura bizantina esso passò nel repertorio della
scultura romanica (Chartres) e poi al celebre affresco
di Giotto a Padova. La scena della natività di Maria