ANNA (ebr. Hannāh «grazia»). - Nome di varie donne del Vecchio e del Nuovo Testamento.
1) ANNA, Elcana (v.) abitante a Ramathaim-Sophim (I Sam. 1-2). Prediletta dal marito, benché sterile, subiva in silenzio le ingiurie della feconda rivale Phenenna. Un giorno, trovandosi a Silo con il marito, recatovisi per offrire sacrifici dinanzi al Tabernacolo, A. emise il voto al Signore di consacrargli per tutta la vita il figlio «se darai

(fot. Alinori)
2) ANNA, Tobia (v.), della tribù di Neftali, madre di Tobia il giovane. Rimase fedele al marito nella cattività di Ninive, anche nelle persecuzioni suscitate dalle sue opere di carità. Il suo carattere irascibile si rivelò in un contrasto col marito cieco che, sentendo il belato d'un capretto avuto in salario da A., temeva si trattasse di un furto (Tob. 2, 19-23), e in occasione del viaggio del figlio a Rages (Tob. 5, 23-25; 10, 4-7). La sua tristezza si mutò in giubilo quando dal colle ove spesso si recava a scrutare l'orizzonte, scorse il figlio che tornava (Tob. 11, 5-6). Nei Settanta l'accoglienza è narrata con più particolari. Sopravvissuta al marito, A. fu assistita dal figlio e dalla nuora fino alla morte (ibid. 14, 14).
3) ANNA, moglie di Raguele, parente di Tobia, a Ecbatana. Nei Settanta (Tob. 7, 2-18; 8, 16) è detta Edna (ebraico « delizia »). Accolse cordialmente il cugino Tobiolo venuto per sposare sua figlia Sara.
4) ANNA, santa. Profetessa, figlia di Phanuel della tribù di Aser. Sopraggiunta nel tempio di Gerusalemme in occasione della presentazione di Gesù, « lodò Dio e parlò del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme » (Lc. 2, 36-38). « Non si scostava mai dal Tempio » (ibid.), probabilmente abitando in qualche locale annesso. Era vissuta con il marito sette anni e, rimasta vedova, aveva ormai raggiunto 84 anni. Improbabile è l'interpretazione di s. Ambrogio che A. rimase vedova per 84 anni, sicché sarebbe stata più che centenaria. È ricordata nel Martirologio Romano al 1 sett., al 3 febbr. o 28 ag. nel rito bizantino, al 2 febbr. nella Chiesa copta.
5) ANNA, santa, madre di Maria Vergine. Non è ricordata nei libri canonici; il suo nome è diffuso fin dal sec. II ad opera del Protoevangelo di Giacomo e dei suoi rifacimenti. Secondo tali tradizioni, A., figlia di Mathan, sacerdote betlemita, avrebbe avuto due sorelle maggiori: Maria (diventata poi madre di Maria Salome) e Sobe (diventata poi madre di Elisabetta). GIOACHINO, SANTO (v.), galileo di Nazareth, era sterile. Dopo lunghe preghiere, già vecchia, ebbe la fortuna di diventare madre di Maria S.ma. Quando questa ebbe tre anni, la presentò al Tempio e morì poco dopo. È difficile determinare, in questi racconti trasmessi con notevoli varianti nei testi apocrifi, in quale proporzione la leggenda s'innesti sulla storia.
Il suo culto compare nel sec. VI in Oriente (Giustiniano edifica una chiesa a Costantinopoli in suo onore), nel sec. VIII in Occidente (sua immagine in S. Maria Antiqua). La sua festa si diffonde sempre più col sec. XII; nel sec. XIV è estesa a quasi tutta l'Europa, e Urbano VI (bolla Splendor, 1378), la prescrisse a tutta l'Inghilterra. Lutero aggredì il culto di A., allora molto in voga. Gregorio XIII (1584) impose la festa di precetto di A. a tutta la Chiesa. In Oriente si festeggia il 25 luglio, in Occidente il 26 luglio. Oggi è molto venerata in Bretagna (Ste-Anne d'Auray) e nel Canadà (Ste-Anne de Beaupré). È invocata come patrona delle madri e dello vedove, dei naviganti e dei minatori. « L'acqua di sant'Anna » è usata, dalla fine del medioevo, contro la febbre e varie malattie, per le partorienti e gli ossessi.
Pietro De Ambroggi
Iconografia. - Gli episodi della vita di s. A. rappresentati con maggiore frequenza sono quelli ispirati al protoevangelo di Giacomo e che si riferiscono alla nascita della Vergine; essi, oltre a costituire un preludio cristologico, documentano, attraverso l'ininterrotta tradizione, l'Immacolata Concezione di Maria. Infatti l'episodio dell'Incontro di A. e Gioacchino alla porta aurea fu messo nel massimo rilievo; già noto alla miniatura bizantina esso passò nel repertorio della scultura romanica (Chartres) e poi al celebre affresco di Giotto a Padova. La scena della natività di Maria
si rifà allo schema di quella di Gesù come nel musaico di P. Cavallini a S. Maria in Trastevere, e più tardi si arricchisce, con le opere del Ghirlandaio e di Andrea del Sarto, di motivi episodici estranei alla scena, che rappresentano persone e ambienti del tempo della pittura. Abbastanza frequenti sono pure episodi dell'infanzia di Maria, nei quali A. entra come personaggio di primo piano, e ciò fin dai musaici trecenteschi della Kahrie giami di Costantinopoli, fino alla composizione di A. che insegna a leggere a Maria, abbastanza diffusa nell'epoca barocca. Con il gotico internazionale si diffonde largamente un tipo di S. Famiglia con A., la Madonna e Gesù, che, abbastanza comune anche oltralpe, in Italia raggiunge alti valori espressivi: p. es.: nel dipinto di Masaccio agli Uffizi, nel gruppo in marmo di A. Sansovino in S. Agostino a Roma e nelle due diverse redazioni di Leonardo a Londra ed a Parigi.
Nelle tradizioni e nella poesia popolari. - Nella trepida attesa di un bimbo le madri del popolo invocano s. A., perché le assista e favorisca il felice esito del parto: a tal fine usano tenere la sua immagine sopra il letto. È anche protettrice delle ricamatrici, le quali, nel giorno della sua festa (26 luglio) si astengono dal ricamare perché credono che, se contravvenissero a tale norma, il telaio andrebbe per terra rimanendone sfondato il lavoro. E siccome la leggenda dice che A., nella sua prima giovinezza, fu lavandaia, vige l'uso che, per divozione, in tal giorno ci si astenga anche dal fare il bucato. In Francia è famoso il pellegrinaggio delle donne a Saint'Anne d'Auray. L'essere stata A. una «pregnante annosa» ha dato luogo ad alcuni modi di dire popolari. A. compare in numerose canzoni lirico-narrative che, nel breve giro di una strofa, la rappresentano in delicati atteggiamenti di premura e di affetto verso Maria bambina; si tratta in prevalenza di graziose ninnannane, ricche di immagini poetiche e di vivo sentimento. Sono anche assai diffuse alcune brevi preghiere-invocazioni di carattere lirico: una, assai antica, poiché si trova in un manoscritto della biblioteca Guarnacci di Volterra che risale al sec. XIV, è tuttora ripetuta dalle donne del popolo per averne la grazia di un figliuolo. - Vedi Tav. CXV.