ARCOBALENO

ARCOBALENO. - 1. L’A. nella Bibbia. - Il fe¬
ARCOBALENO. - 1. L’A. nella Bibbia. - Il fe¬

nomeno — nel testo ebraico chiamato semplicemente
« arco » — è nominato la prima volta dopo il diluvio
{Gen. 9, 12-17). Non è detto che prima non esistesse;
ma allora fu assunto da Dio, essendo ameno a ve¬
dersi e foriero di bel tempo, quale « segno » speciale
della sua misericordia nel « patto » con cui s’impegna
a non mandare più il diluvio.
Dell'a. VEcclesiastico invita a considerare le bellezze be¬
nedicendo colui che l’ha creato (43, 12-13), e se ne serve
come di similitudine per celebrare il pontefice Simone il
Giusto (50, 8). Ezechiele descrive come arco fulgente i
riflessi del trono divino (1, 23) : visione ripresa do\YApoca¬
lisse) che dà all’a. il nome greco di «iride» (4, 3; io, 1).
Ad essa sembra essersi ispirato Dante, spiegando che
il Figlio procede dal Padre « come iri da iri » (Par.,
XXXIII, 118-19). Giuseppe Priero
2. L’a. presso i primitivi. - La natura dell’a. viene
concepita dalie genti primitive in due modi diame¬
tralmente opposti : alcuni lo considerano come un og¬
getto in diretta relazione con l’Essere supremo, nel
qual caso la sua apparizione è dì buon presagio, senza
che, tuttavia, esso costituisca oggetto di culto; per
altri, viceversa, dà luogo a diverse personificazioni e
divinizzazioni, nel senso che per lo più si vede in esso

1843
ARCOBALENO
1844
(fot. Enc. Catt.)
Arcobaleno - A. informa di serpente. Scultura azteca, preco¬
lombiana Messico - Roma, Museo miss, etnologico latcranense.
un demone maligno, foriero di disgrazie e quindi
da placare con appropriati sacrifici.
La oggettivazione dell’a. avviene presso tutti quei
popoli che riconoscono e venerano un Essere supre¬
mo, ossia in primo luogo fra i popoli etnologicamente
più antichi, salvo rarissime eccezioni. Altri vi vedono
il vestito dell’Essere supremo (Yuki e Kato nella Ca¬
lifornia centrale), altri l’orlo del suo manto (Samojedi
in Siberia), altri ancora qualche suo lucente orna¬
mento (Kulin e Wiradyuri nell’Australia sud-orien¬
tale), o un segno evidente della sua presenza (Pigmei
dell’Africa centrale), ovvero un ponte gettato fra la
terra e l’Essere Supremo (Andamanesi), o anche un
chiaro segno della sua benevolenza e dell’amor suo
(Indiani Senape dell’America settentrionale e Pigmei
del Gabon in Africa occidentale). Seguono sulla stes¬
sa falsariga popoli a cultura più specializzata, ancora
veneranti un Essere supremo, ed abituati a ritenere
che l’a. sia la cintura di esso (Galla in Abis-
sinia), ovvero il suo arco (Bantu), o un dono della
divinità (Nilotici e Negri della Nigeria). Che costi¬
tuisca la strada sulla quale l’Essere supremo scende
in terra, ritengono i Negri del Congo; che, invece,
abbia servito alla discesa dei primi uomini, credono
i Negri della Costa degli Schiavi, d’Avorio e d’Oro,
mentre gli Indiani Tlinkit dell’America settentrionale
e gli aborigeni di Hawai sono convinti che porti verso
il paradiso le anime degli eletti. E tutti quanti ne inter¬
pretano l’apparizione come un felice presagio, che per
alcuni, come i Masai e gli abitatori delle Samoa, diviene
persino espressione della soddisfazione di Dio verso gli
uomini. L’a. non è, per questo gruppo di genti, oggetto
di culto, pur talvolta entrando nel complesso delle
cerimonie, come presso gli Yuki e Kato e presso i
pigmei del Gabon, che son soliti prenderlo per per¬
spicua manifestazione del venerato Essere supremo.
La personificazione e divinizzazione dell’a. ha luo¬
go fra popoli a cultura ancora più recente. Questi
lo concepiscono talvolta come un uomo dimorante
nel suolo, che, uscito fuori durante ii temporale, se
ne va verso il cielo (Aranda dell’Australia centrale);
talvolta come l’anima d’un antenato (Indiani del Pe¬
rù); i più amano pensarlo come un pitone (Kikuyu,
Ewe, Haussa, Yoruba, ecc. in Africa, molte tribù
dell’America meridionale, i Caraibi, ecc.), che cre¬
dono abiti sottoterra o nei termitai, o meglio ancora
nell’acqua. È concepito come un demone vendicativo
e maligno, solito, nell’America del Sud, a colpire le
donne, a propalare malattie fra i Caraibi, ad assor¬
bire in tempo di secca ogni umidità per rovinare gli
uomini (Africa orientale). Nei miti dell’Australia, inol¬
tre, il grosso serpente delPa. è spesso avversario del¬
l’Essere supremo. È in genere oggetto di culto, tanto
che gli Aranda si sforzano di placarlo mediante cerimo¬
nie coreografiche, e gli Haussa gli offrono un toro nero.
Per lungo tempo si volle presentare quest’ultima
concezione dell’a. fra i primitivi, come tipicamente
unica ed originale. Ma il primo atteggiamento da noi
descritto è ormai riccamente documentato e ad esso
va riconosciuta piena priorità cronologica, in quanto
10 troviamo chiaramente espresso ed unico proprio
nelle culture etnologicamente più antiche. Sta di fatto
che le scarse eccezioni (Semang di Malacca, alcuni
Pigmei dell’Africa centrale) vengono caratterizzate co¬
me elementi estranei importati da circostanti culture
più specializzate.

Bibl.: Non esistono vere e proprie monografie in proposito.
11 materiale è sparso in opere etnografiche, in libri di viaggi ed
articoli di riviste. E. B. Tylor, Primitive Culture : Rescarehes
itilo thè Development of Mytholoay, Philosophy, Religion, Art and
Custom, z voli.. ia ed., Londra 1S71; C. Strehlow, Mythen,
(fot. Enc. Catt.)
Arcobaleno - A. in forma di serpente. Ceramica peruviana,
cultura naxa precolombiana - Roma, Museo miss, etnologico Iat.

Sagen und Märchen des Arandastammes in Zentral-Australien, s voll., Francoforte 1907-20; P. Ehrenreich, Die allgemeine Mythologie und ihre ethnologischen Grundlagen, Lipsia 1910, pp. 141, 162; J. Hastings, Encyclopaedia of Religion and Ethics, X, Edimburgo 1918, p. 371; Chantepie de la Saussaye, Lehrbuch der Religionsgeschichte, 4a ed., Tubinga 1925; R. Karsten, The Civilization of the South American Indians, Londra 1926; P. A. Talbot, The People of Southern Nigeria, III, Oxford 1926, p. 963 seg.; W. Schmidt, Der Ursprung der Gottesidee, VI, Münster 1935; VII, ivi 1940; H. Baumann, Schöpfung und Urzeit des Menschen im Mythus der afrikanischen Völker, Berlino 1936; P. E. Worms, Religiöse Vorstellungen und Kultur einiger nordwestaustralischen Stämme in fünfzig Legenden, in Annali Lateranensi, 4 (1940), pp. 213-82.