Enciclopedia Cattolica vol. I, 1948 Sacra Scrittura Particolari

ARCOBALENO

English Cita

ARCOBALENO. - 1. L'A. NELLA BIBBIA. - Il fenomeno - nel testo ebraico chiamato semplicemente « arco » - è nominato la prima volta dopo il diluvio (Gen. 9, 12-17). Non è detto che prima non esistesse; ma allora fu assunto da Dio, essendo ameno a vedersi e foriero di bel tempo, quale « segno » speciale della sua misericordia nel « patto » con cui s'impegna a non mandare più il diluvio.

Dell'a. l'Ecclesiastico invita a considerare le bellezze benedicendo colui che l'ha creato (43, 12-13), e se ne serve come di similitudine per celebrare il pontefice Simone il Giusto (50, 8). Ezechiele descrive come arco fulgente i riflessi del trono divino (1, 23): visione ripresa dall'Apocalisse, che dà all'a. il nome greco di « iride » (4, 3; 10, 1). Ad essa sembra essersi ispirato Dante, spiegando che il Figlio procede dal Padre « come iri da iri » (Par., XXXIII, 118-19).

Giuseppe Priero

2. L'A. PRESSO I PRIMITIVI

La natura dell'a. viene concepita dalle genti primitive in due modi diametralmente opposti: alcuni lo considerano come un oggetto in diretta relazione con l'Essere supremo, nel qual caso la sua apparizione è di buon presagio, senza che, tuttavia, esso costituisca oggetto di culto; per altri, viceversa, dà luogo a diverse personificazioni e divinizzazioni, nel senso che per lo più si vede in esso un demone maligno, foriero di disgrazie e quindi da placare con appropriati sacrifici.

ARCOBALENO - A. in forma di serpente. Scultura azteca, precolombiana Messico - Roma, Museo miss. etnologico lateranense.
ARCOBALENO - A. in forma di serpente. Scultura azteca, precolombiana Messico - Roma, Museo miss. etnologico lateranense.(fot. Ene. Catt.)

La oggettivazione dell'a. avviene presso tutti quei popoli che riconoscono e venerano un Essere supremo, ossia in primo luogo fra i popoli etnologicamente più antichi, salvo rarissime eccezioni. Altri vi vedono il vestito dell'Essere supremo (Yuki e Kato nella California centrale), altri l'orlo del suo manto (Samojedi in Siberia), altri ancora qualche suo lucente ornamento (Kulin e Wiradyuri nell'Australia sud-orientale), o un segno evidente della sua presenza (Pigmei dell'Africa centrale), ovvero un ponte gettato fra la terra e l'Essere Supremo (Andamanesi), o anche un chiaro segno della sua benevolenza e dell'amor suo (Indiani Senapé dell'America settentrionale e Pigmei del Gabon in Africa occidentale). Seguono sulla stessa falsariga popoli a cultura più specializzata, ancora veneranti un Essere supremo, ed abituati a ritenere che l'a. sia la cintura di esso (Galla in Abissinia), ovvero il suo arco (Bantu), o un dono della divinità (Nilotici e Negri della Nigeria). Che costituisca la strada sulla quale l'Essere supremo scende in terra, ritengono i Negri del Congo; che, invece, abbia servito alla discesa dei primi uomini, credono i Negri della Costa degli Schiavi, d'Avorio e d'Oro, mentre gli Indiani Tlinkit dell'America settentrionale e gli aborigeni di Hawai sono convinti che porti verso il paradiso le anime degli eletti. E tutti quanti ne interpretano l'apparizione come un felice presagio, che per alcuni, come i Masai e gli abitatori delle Samoa, diviene persino espressione della soddisfazione di Dio verso gli uomini. L'a. non è, per questo gruppo di genti, oggetto di culto, pur talvolta entrando nel complesso delle cerimonie, come presso gli Yuki e Kato e presso i Pigmei del Gabon, che son soliti prenderlo per perspicua manifestazione del venerato Essere supremo.

La personificazione e divinizzazione dell'a. ha luogo fra popoli a cultura ancora più recente. Questi lo concepiscono talvolta come un uomo dimorante nel suolo, che, uscito fuori durante il temporale, se ne va verso il cielo (Aranda dell'Australia centrale); talvolta come l'anima d'un antenato (Indiani del Perù); i più amano pensarlo come un pitone (Kikuyu, Ewe, Haussa, Yoruba, ecc. in Africa, molte tribù dell'America meridionale, i Caraibi, ecc.), che credono abiti sottoterra o nei termitai, o meglio ancora nell'acqua. È concepito come un demone vendicativo e maligno, solito, nell'America del Sud, a colpire le donne, a propalare malattie fra i Caraibi, ad assorbire in tempo di secca ogni umidità per rovinare gli uomini (Africa orientale). Nei miti dell'Australia, inoltre, il grosso serpente dell'a. è spesso avversario dell'Essere supremo. È in genere oggetto di culto, tanto che gli Aranda si sforzano di placarlo mediante cerimonie coreografiche, e gli Haussa gli offrono un toro nero.

Per lungo tempo si volle presentare quest'ultima concezione dell'a. fra i primitivi, come tipicamente unica ed originale. Ma il primo atteggiamento da noi descritto è ormai riccamente documentato e ad esso va riconosciuta piena priorità cronologica, in quanto lo troviamo chiaramente espresso ed unico proprio nelle culture etnologicamente più antiche. Sta di fatto che le scarse eccezioni (Semang di Malacca, alcuni Pigmei dell'Africa centrale) vengono caratterizzate come elementi estranei importati da circostanti culture più specializzate.

BISL.: Non esistono vere e proprie monografie in proposito. Il materiale è sparso in opere etnografiche, in libri di viaggi ed articoli di riviste. E. B. Tylor, Primitive Culture: Researches into the Development of Mythology, Philosophy, Religion, Art and Custom, 2 voll., 1ª ed., Londra 1871; C. Strehlow, Mythen.

ARCOBALENO - A. in forma di serpente. Ceramica peruviana, cultura naxa precolombiana - Roma, Museo miss. etnologico Ist.
ARCOBALENO - A. in forma di serpente. Ceramica peruviana, cultura naxa precolombiana - Roma, Museo miss. etnologico Ist.(fot. Ene. Catt.)

Sagen und Märchen des Arandastammes in Zentral-Australien, 5 voll., Francoforte 1907-20; P. Ehrenreich, Die allgemeine Mythologie und ihre ethnologischen Grundlagen, Lipsia 1910, pp. 141, 162; J. Hastings, Encyclopaedia of Religion and Ethics, X, Edimburgo 1918, p. 371; Chantepie de la Saussaye, Lehrbuch der Religionsgeschichte, 4ª ed., Tubinga 1925; R. Karsten, The Civilization of the South American Indians, Londra 1926; P. A. Talbot, The People of Southern Nigeria, III, Oxford 1926, p. 963, 963; W. Schmidt, Der Ursprung der Gottesidee, VI, Münster 1935; VII, ivi 1940; H. Baumann, Schöpfung und Urzeit des Menschen im Mythos der afrikanischen Völker, Berlino 1936; P. E. Worms, Religiöse Vorstellungen und Kultur einiger nordwestdeutschischen Stämme in fünfzig Legenden, in Annali Lateranensi, 4 (1940), pp. 213-82.

Michèle Schulien

Informazioni sulla voce

Di Michele Schulien, Giuseppe Priero

Fonte Michele Schulien: firma a stampa; Giuseppe Priero: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), coll. 1842–1845.

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Schulien, Michele, and Giuseppe Priero. “Arcobaleno.” In Enciclopedia Cattolica, vol. I, coll. 1842–1845. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948. https://azioneromana.com/it/article/arcobaleno.

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Schulien, Michele, and Giuseppe Priero. “Arcobaleno.” Enciclopedia Cattolica, vol. I, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948, coll. 1842–1845. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/arcobaleno.

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