CANDELIERE

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CANDELIERE. -

I. Liturgia

Il c.liturgico trae la sua origine dal mobilio solito delle case romane, e per questo nella sua forma non ha nulla di tipicamente sacrale. I primi esempi iconografici cristiani si riscontrano nell'arte sepolcrale. S. Atanasio (Epist. Encyclica, 4: PG 25, 209) parla di c. apposti alle pareti della chiesa, rimossi dai pagani che asportarono anche le candele per accenderle agli idoli: c. d'oro nota Prudenzio (Peristephanon, II, 5, 71: PL 60, 300), e gli Statuta Ecclesiae Antiquae (Denz-U, 154), vogliono che l'ordinazione dell'accolito sia fatta con la consegna del cereoforaleum. Negli Ordines Romani, di fatto, è attribuzione degli accoliti portare davanti al Pontefice i septem cereostata, che erano d'oro e d'argento, ovvero due davanti al Vangelo (Ordo Rom., 1, 8; 3, 1; 11, 1). Anche nel Lib. Pont. si parla spesso di c. donati alle basiliche. Nessun indizio abbiamo se i c. che precedevano il Pontefice celebrante fossero deposti sull'altare quando questi vi giungeva. Nelle più antiche rappresentazioni di altari non appaiono mai c. Sulla
copertina di avorio (sec. ix) di un evangeliario conservato a Francoforte sul M. i due c. sono affiancati all'altare. Le diverse Consuetudines dei secc. XI e xII, parlano di c. deposti davanti e dietro l'altare. Alla stessa età compaiono però altari con c. Il primo che li suppone posti sull'altare è Innocenzo III (De Sacro Altaris Mysterio, II, 21: PL 217, 811). Un uso molto antico al contrario era quello di porre piccoli c. sulle croci processionali e sui cibori degli altari, oppure sulle iconostasi. Ai giorni nostri ve ne sono, contro tutte le regole, comprese quelle estetiche, fino a trenta e quaranta.
La legislazione ecclesiastica vuole che i c. siano posti sul piano dell'altare. I Decreta authentica, n. 3759, permettono che i c. stiano sul piccolo piano rialzato che completa la parte posteriore dell'altare, rimanendo proibito l'affiggerli alla parete (Decr. aut., n. 3137, i e 4). Il Caeremoniate Episcoparum vorrebbe che nei giorni festivi i c. siano d'argento, o almeno di bronzo o rame dorato, e fossero graduati in modo tale che i due centrali siano i più alti, e più alta di essi la croce. Ma l'uso generale è ormai contrario (Decr. aut., n. 3035, 7): V. CREDO, CEROFERARIO.
Bibl.: H. Leclercq, Chandelier, in DACL. III, col. 210 sg.: I. Weingartner, Das Kirchliche Kunstgewerbe der Neuzeit, Innsbruck 1926, p. 272 sg.: J. Braun, Das christliche Altargerob, Monaco 1932, p. 492 s6.: V. CASARANELLO, L'arte a servizio della Chiesa, I, Torino 1038, p. 129 sg. Salvatore Marsili

II. Arte

Qualunque sostegno in legno, ferro o pietra destinato a sorreggere le candele. Nell'uso particolare quello dell'altare; se di grandi dimensioni o destinato a più candele è generalmente detto candelabro. Dalle memorie e dalle rappresentazioni sappiamo che i c. dell'età paleocristiana e dell'alto medioevo avevano in genere forma di uno stelo poggiante su tre o quattro piedi e sostenente una coppa. Ve ne erano di bronzo, d'argento, d'oro. Durante l'età romanica nei c. si riflessa il gusto decorativo del tempo. Es. : quelli argentei del duomo di Hildesheim e il candelabro grandioso del duomo di Milano, opera di Nicola di Verdun.
Nel periodo gotico il fusto, la base e i nodi del c. si infittiscono di ornati riflettenti forme e motivi decorativi caratteristici del nuovo stile. Così nel c. donato dal doge Cristoforo Moro (1462-71) alla basilica di S. Marco a Venezia. Nel Rinascimento i c. riflettono con piena evidenza il gusto architettonico del tempo e la importanza che allora venne attribuita alla bellezza delle forme in ogni attività umana. Es .: i c. di Andrea Riccio per la chiesa del Santo di Padova e di Antonio Gentili nel tesoro di S. Pietro a Roma. Anche Benvenuto Cellini lavorò dei c. per il vescovo di Salamanca.
La nuova ricchezza decorativa riflessa nelle chiese durante il periodo barocco si manifestò anche nei c. che spesso vennero modellati dagli stessi orafi-scultori che eseguivano le croci e le cartegloria che arredavano con senso unitario il medesimo altare. Gian Lorenzo Bernini intervenne certo con suoi consigli nei c. bronzei eseguiti per S. Pietro al tempo di Alessandro VII. Fra i c. del sec. xviri sono da rammentare quelli bellissimi dell'Arrighi e di altri orafi e scultori romani lavorati al tempo di Benedetto XIV per la cappella di S. Giovanni in S. Rocco a Lisbona.
Nella produzione moderna, oltre il ripetere antiche forme, si cerca imprimere anche ai c. le linee semplici ed essenziali rispondenti al gusto della nuova architettura.
Bibl.: H. Leclercq, Candelabre, in DACL. II, II, coll. 18341842; id., Chandelier, in DACL. III, 1, coll. 210-12; P. Tocsca, Storia dell'arte ital., Torino 1927, pp. 67, 1109-10; F. Rossi, Candelabre, in Ent. ital., VIII, pp. 707-708; E. Lavagnino, Gli artisti ital. in Portogallo, Roma 1940, pp. 96-98.
Emilio Lavagnino

III. - Festa del c. - A Sassari, si celebra ancora, con gran pompa, il 14 ag., per l'Assunta, la festa dei c. Essa è così chiamata perché vengono portati

in processione sette (una volta erano otto) enormi c., costruzioni in legno composte di tre parti: il piedistallo sorretto per mezzo di stanghe da otto uomini, la colonna, alta ca. 3 m. e il capitello, variamente ornato con gusto fra il popolare e il barocco.
Ogni c. corrisponde a una delle otto corporazioni (in dialetto gremi) in cui si raccoglievano i sassaresi (quattro maggiori, dei rustici; e quattro minori, dei cittadini). Sulle prime ore del mattino lo stendardo del gremio dei massai (agricoltori) viene recato al palazzo municipale ed esposto insieme con il vessillo sardo e con quello del Comune, mentre le basi e le colonne dei c. si trasportano nella chiesa del Rosario, restando i capitelli presso ciascuno dei capi dei 7 gremi che son tenuti ad addobbarsi con i fiocchi, nastri, bandierine. Si forma la processione, la quale passando davanti al Municipio, offre occasione al sindaco ed alla giunta di consegnare la bandiera al capo dei massai, mentre i valletti e i mazzieri salutano battendo le mazze d'argento costruite appositamente fin dall'origine della festa. La cerimonia si conclude nella chiesa di S. Maria, ove i c. vengono deposti vicino all'Assunta, che in Sardegna viene sempre effigiata nel suo letto di morte. La festa si prolunga fino alla sera, con spari di mortaretti e in mezzo all'allegria e alle danze. Essa fu istituita nel 1580 al cessare di una crudele pestilenza, la cui fine venne a coincidere proprio con la festa dell'Assunta. Fu, dai cittadini scampati al flagello, votato alla Vergine un cero di cento libbre. Poi ciascun gremio volle offrire il proprio col tempo i ceri furono sostituiti da grossi c. con torce accese; e siccome queste provocavano qualche danno, si giunse alle attuali costruzioni lignee. Sull'esempio di Sassari, la festa dei c. si è propagata anche in alcuni paesi vicini, come Nulvi e Ploaghe. A parte la circostanza storica che dette luogo alla festa, è da vedere in essa una delle manifestazioni di culto popolare, che trovano frequenti analogie nelle costumanze di altre regioni. - Vedi Tav. XLI.

BIBL.: G. Bottiglioni, Vita sarda, Milano s. a.; P. Calvia, Sassari manna, Sassari 1922.