CARITÀ

CARITÀ - La C. Particolare della predella della Deposizione di Raffaello - Pinacoteca Vaticana. (fot. Alinari)

Miramion, le Figlie della Provvidenza di Dio ecc. Ma direttamente egli fu il grande iniziatore delle Compagnies des dames de la Charité, con le quali fu richiamato in vita l'apostolato laico delle donne di mondo in servizio della c. In Francia esistevano prima di s. Vincenzo, nella città e nelle campagne, le cosiddette Charités o istituzioni di beneficenza rette da amministrazioni locali, e le Confréries de charité, vere società di mutuo soccorso per coloro che ne facevano parte. Non poche tuttavia erano scomparse durante le guerre di religione e si deve a s. Vincenzo l'averle ricostruite e rimesse in onore.

Molte dame dell'aristocrazia ne fecero parte, e presto si diffusero in tutte le città di provincia della Francia (cf. P. Coste, S. Vincent de Paul et les dames de la Charité, Parigi 1917). Grazie all'attività indefessa e geniale di quest'uomo le provvidenze dell'assistenza pubblica per la repressione della mendicità ebbero risultati migliori che altrove. Nel 1653 fondava a Parigi l'Hospice du St Nome de Jésus (oggi Hospice des Incurabues) per i vecchi; tre anni dopo fu la volta de l'Hôpital Général per accogliere i mendicanti di Parigi e farli lavorare. Allo scopo Luigi XIV destinò un immenso complesso di stabili, il più grande allora conosciuto, il quale accolse fino a 10.000 poveri e trovati. L'esempio della capitale fu imitato nelle città di provincia, dove, per ordine del re, dovevano sorgere degli ospedali generali. Per tali fondazioni Luigi XIV fece appello al concorso del clero che non gli mancò, specialmente tra i Gesuiti. Il p. Chaurand in 30 anni

di apostolato fondò non meno di 123 ospedali; il p. Guevarre, che lo suppli dopo la morte, lavorò con successo in Guascogna, Linguadoca e Piemonte sino alla morte, avvenuta in Torino nel 1724 (cf. Ch. Joret, Le p. Guevarre et la fondation des bureaux de charité du XVIIe siècle, Tolosa 1899).

Gli ospedali generali destinati a sopprimere la mendicità a principio sollevarono l'entusiasmo; lentamente però essi spostavano l'accattonaggio senza per altro distruggerlo. Col tempo essi ritornarono alla naturale funzione di semplici asili per i poveri autentici, gli infermi, gli orfani, le donne. Gli asili così concepiti durante i secc. XVI-XVIII si moltiplicarono ovunque. In Francia si diffuse ancora quel genere di assistenza praticata negli Hôtel-Dieu, dove si esercitava un genere di assistenza più generosa che saggia, aperta a tutti i generi di infortuni e specie di infortunati (poveri, ammalati, orfani ecc.). Solo per quello di Parigi passavano in un anno ben 25.000 persone. Lo stesso criterio prevalera, ad es., nell'Ospedale di s. Giacomo in Augusta a Roma, o a s. Eligio di Napoli. In altri però era frequente l'esclusione di certe categorie di bisognosi ai quali vennero destinate case speciali. Così, per citare l'esempio di quanto avviene in Italia, gli stranieri a Roma sono ospitati negli ospedali nazionali. Il Piazza (Opere pie di Roma, Roma 1679) ne ha contati 22 di cui 7 posteriori al sec. XV. Per i pellegrini s. Filippo Neri fonda l'ospedale della Trinità in Roma e una confraternita che ne prenda cura; istituzione analoga a Napoli dove gli statuti raccomandano ai membri la più grande umanità nell'accogliere le viandanti.

Per gli orfani lavorano sin dalla loro fondazione i Somaschi, e fondazioni destinate alla preservazione morale del fanciullo sono numerose a Roma (17), a Napoli (22), a Pavia, Milano, Bologna, Firenze ecc... Non minore importanza si annette alla riabilitazione delle prostitute, raccolte in asili di rieducazione a Firenze, Napoli, Palermo, Roma ecc. Il discorso potrebbe essere allungato per altre classi di minorati come i pazzi, dementi, epilettici, sordomuti, ciechi, carcerati, ecc. Per alcuni generi d'infortunati lo sforzo della c. tendeva anche all'adeguamento dei sistemi di cura, frutto della tecnica più progredita e dell'esperienza.

In complesso si può dire che tutte queste opere prosperarono sino alla Rivoluzione francese; molte riuscirono anche a superare la dura prova della fine del sec. XVIII. Esse si erano andate consolidando grazie ai numerosi lasciti, legati, donazioni ecc. (oltre i sussidi sporadici delle contribuzioni quotidiane), che ebbero per conseguenza l'aumento della manomorta, contro la quale ci fu una levata di scudi in molti stati europei del sec. XVIII. Di qui la tendenza a sbloccare i beni immobili delle fondazioni pie, specialmente ospedaliere, per convertirli in titoli di rendita garantiti dallo Stato.

Gli Stati, forti ormai del loro potere assoluto proclamato dalle teorie illuministiche, si credevano autorizzati a poter disporre di tali beni per dirigerli ad altri scopi o sopprimeri del tutto. In Francia quest'operazione fu eseguita in grande stile dalla Rivoluzione dell'89, ma le conseguenze furono disastrose: con la decadenza di tutte le grandi opere di c., i poveri furono gettati nuovamente sulla strada. Il governo rivoluzionario, che aveva messo al bando finanche la stessa beneficenza privata, giudicata umiliante per l'umanità, dovette fare macchina indietro e appellarsi alla dolce e attiva c. delle suore, in attesa che Napoleone, richiamando a vita le congregazioni insegnanti, rinnegasse implicitamente l'opera distruttiva di dieci anni e ricorresse alla Chiesa per impedire ai poveri di morire. Tuttavia il contraccolpo subito dalle opere di c. fu assai grave, tanto più che le leggi per laicizzare l'assistenza pubblica fecero il giro degli stati europei. E siccome nella loro applicazione pratica le leggi laiche furono inadeguate al bisogno, un nuovo vasto campo si riapri alla c. cattolica nel sec. XIX. Risorsero molte congregazioni religiose e si moltiplicarono le associazioni di laici, alcune delle quali

prosperano tuttora. Si ricordino, tra le molte, quella fondata a Parigi nel 1801 per opera di alcuni studenti in medicina e diritto sotto la direzione dell'ex gesuita Delpuits, la Congregazione della Madonna sotto il titolo Auxilium Christianorum, alla quale viene oggi rivendicata la paternità delle realizzazioni moderne della c. francese (cf. G. de Grandmaison, La Congrégation, Parigi 1902). Scomparata questa nella Rivoluzione del 1830, la Provvidenza ne suscitava una seconda, i cui sviluppi nessuno allora avrebbe potuto prevedere: la Conférence de charité, destinata a diventare l'opera mondiale delle Conferenze di s. Vincenzo de' Paoli, per opera specialmente di Federico Ozanam. Fondata nel 1833 negli uffici della Tribune Catholique a Parigi, essa oggi conta più di 15.000 conferenze disperse in 80 nazioni con più di 210.000 membri attivi, intenti a soccorrere tutte le miserie sociali senza distinzione di culto e senza indagini umilianti per gli assistiti (cf. il volume commemorativo: Ozanam, Le Livre du Centenaire, Parigi 1913). In Italia sorgeva poco dopo, pure con lo stesso scopo, la Società femminile di s. Vincenzo de' Paoli, fondata nel 1856 da Celestina Scarabelli in Bologna.

Le iniziative del laicato cattolico si sono man mano moltiplicate e perfezionate nei decenni seguenti e così sono sorre, in serie interminabile, opere di assistenza per neonati, madri di famiglia, orfani, infanzia abbandonata, donne senza tetto, per la varie categorie d'impiegati, come le domestiche, i ferroviari ecc., sulle quali si hanno statistiche e notizie negli Annuaire de l'Office central des oeuvres charitables, fondati a Parigi nel 1890 da Leone Lefebvre, e specialmente nel Manuel des Oeuvres, Institutions religieuses et charitables de Paris et des départements (Parigi 1912). Accanto alle iniziative laiche si sono sviluppate quelle propriamente religiose, anch'esse numerose. Basta citare qui le principali: le Suore di s. Giuseppe di Cluny (1807) fondate da Anna Maria Javouhey, per la cura dell'infanzia e degli ammalati; le Suore del Buon Pastore, di s. Eufasia Pelletier (1835) per la riabilitazione delle donne eadute, ragazze pericolanti e carcerate. Uniche nel loro genere le Piccole Suore dei Poveri per l'assistenza ai vecchi abbandonati di entrambi i sessi, fondate nel 1840 da Giovanna Jugan a St-Servan in Bretagna. Il loro eroismo quotidiano è stato immortalato dal libro di Maxime du Camp: La charité privée à Paris, come L. Arnould in Ames en prison esaltò l'opera delle Suore della Sapienza per i sordomuti. Ai tisici si consacravano le Suore di Maria Ausiliatrice (1854), agli incurabili le Dame del Calvario, ai ciechi le Suore cieche di s. Paolo (1852) ecc. Alla fine del secolo scorso in Francia, comprese le colonie, vi erano 214.037 membri di comunità religiose, di cui 183.001 donne: due terzi, cioè ca. 120.000, erano dedite all'attività caritativa. L'Italia non è rimasta indietro in questa rinascita della c. grazie soprattutto all'opera instancabile di due santi, che ha avuto risonanze nel mondo: il Cottolengo e don Bosco. Il primo, nel 1828 dava inizio a quella mirabile istituzione della Piccola casa della Divina Provvidenza in Torino che oggi rifugia ca. 8000 minorati di ogni specie, e fondava 14 associazioni religiose a scopo caritativo (cf. p. P. Gastaldi, I prodigi della carità cristiana... Torino 1910); e d. Bosco assicurava la perennità delle sue molteplici istituzioni e provvidenze a favore della gioventù povera mediante la fondazione della Pia Società Salesiana (1859) e le Figlie di Maria Ausiliatrice (1874). La c. aveva pure ispirato le b. Maddalena di Canossa, che nel 1808 fondava a Verona le Figlie della C. dette comunemente canossiane, e la b. Bartolomea Capitanio, che nel 1813 fondava le Suore di C. Contemporaneamente altre opere del genere sorgevano: a Domodossola nel 1828 l'Istituto della C. di Antonio Rosmini; a Chiavari nel 1829 le Figlie di Maria del vescovo Gianelli di Bobbio; a Verona nel 1830 la Società di Maria di d. Antonio Provolo; nel 1840 a Brescia le Ancelle della C. di Paolina di Rosa. Particolare menzione meritano la marchesa Giulia Falletti di Barolo, madre dei poveri, ammalati e fanciulli abbandonati, per l'educazione dei quali fondò le Figlie di s. Anna della Provvidenza a Torino nel 1834, e l'Associazione delle Figlie di s. Anna fondata a Piacenza nel 1866 da Rosa Gattorno. Popolari tuttora i nomi del p. Ludovico da Casoria, l'amico dei

lazzaroni di Napoli, fondatore dei Frati Bigi e delle Elisabettine; del vescovo di Piacenza Giovanni B. Scalabrini benemerito dell'assistenza agli emigranti italiani; e tra i recenti di d. Luigi Guanella, dell'avvocato Bartolo Longo, di d. Luigi Orione.

Negli Stati Uniti d'America l'attività caritativa dei cattolici si è notevolmente sviluppata negli ultimi cinquant'anni; ma gli inizi promettenti risalgono ad un secolo addietro specialmente nelle città di Philadelphia, Baltimore, Boston e poi Chicago, Nuova York, St. Louis, Detroit ecc., quando sorgevano pure varie congregazioni religiose locali a scopo caritativo. Oggi la c. vi ha raggiunto un eccellente grado di organizzazione grazie alla National Conference of Catholic Charities che dal 1910 è diventata una istituzione permanente con sede a Washington. Nel 1922 poi si pubblicava per la prima volta il Directory of catholic charities in the United States. Ma dove, grazie a questa organizzazione tecnica, le opere di c. avevano raggiunto uno sviluppo insospettato, fu in Germania, prima che l'avvento del nazismo l'avesse soffocate.

Fondata nel 1897 per opera specialmente del prelato Lorenzo Wertmann, che ne tenne la direzione sino alla morte (1921), la Deutsche Caritasverband, riconosciuta dall'episcopato germanico come organo dell'attività caritativa dei cattolici, ebbe come scopo lo studio di tutte le correnti della cura del bene pubblico al fine di incrementare, attraverso le più svariate manifestazioni, l'amore dei cattolici per il bene del prossimo. Sino al 1931 contava più di 600.000 aderenti, aveva un organo centrale a Friburgo, che disponeva di una ricca biblioteca specializzata con 40.000 volumi e numerose riviste. Fra i suoi compiti c'era lo studio di tutte le correnti intese al bene del prossimo, pubblicazioni di opere, di riviste periodiche, redazione di programmi di lavoro comune; si discutevano questioni interessanti la c. e l'assistenza pubblica in Germania, si raccoglievano mezzi per soccorrere i bisognosi, si formavano le forze vive a servizio della c., che nel 1921 ascendevano a più di 60.000 operanti in più di 2000 istituti.

Sarebbe ben lunga la lista delle altre forze e mezzi operanti nel mondo dove la Chiesa può lavorare non ostacolata da leggi avverse. Basti dire che nel 1930 la c. cattolica mondiale poteva fornire queste cifre: per l'assistenza privata 29.100 case di cura con 1.420.000 letti e 260.000 unità di personale assistente e dirigente; per la semipubblica: 96.300 organizzazioni varie con 2.400.000 visite giornaliere; per la pubblica: 140.000 istituzioni. In complesso al servizio della c. sono consacrate 150.000 suore, 32.000 religiosi laici, 120.000 dirigenti, e 6.650.000 persone addette al servizio volontario dei bisognosi (v. BENEDETTO XV e PONTIFICIA COMMISSIONE DI ASSISTENZA).

BIBL.: Impossibile dare qui una bibliografia sulla materia; la letteratura sulla c. è vasta e complessa, specialmente nel campo monografico. Per il periodo antecedente al 1900 è bene intanto riferirsi al volume di C. Granier, Essai de bibliographie charitable, Parigi 1891, e a quello di E. Münstenberg, Bibliographie des Armenvaux, Berlino 1900. Numerose referenze il lettore potrà trovare in opere d'indole generale, tra le quali citiamo: A. Monnier, Histoire de l'assistance publique dans les temps anciens et modernes, Parigi 1866; G. Ratzinger, Geschichte der kirchlichen Armenpflege, 2e ed., Friburgo in Br. 1884; L. Lallemand, Histoire de la charité, 5 voll., Parigi 1902-12; U. Benigni, Storia sociale della Chiesa, 5 voll., Milano 1907-1933; W. Liese, Geschichte der Caritas, 2 voll., Friburgo in Br. 1922 (sistematica e ricca bibliografia alla fine del vol. II); C. Neyron, Histoire de la Charité, Parigi 1928. In particolare poi per il periodo antico cf.: E. Chastel, Etudes historiques sur l'influence de la charité pendant les premiers siècles chrétiens, Parigi 1853; A. Tollemer, Les origines de la charité catholique, ivi 1865; G. Uhlhorn, Die christliche Liebestätigkeit in der alten Kirche, 3 voll., 2e ed., Stoccarda 1882; A. Crivellucci, Storia delle relazioni tra Stato e Chiesa, 2 voll., Bologna 1885; U. Benigni, L'economia sociale cristiana avanti Costantino, Genova 1897; A. Baudrillard, La charité aux premiers siècles du christianisme, Parigi 1903; W. Schönfeld, Die Xenodochien in Italien und Frankreich im Frühmittelalter, in Zeitschrift der Savigny Stiftung für Rechtsgeschichte, Kan. Abt., 12 (1922), p. 1 sgg.; S. Mochi Onory, Vescovi e Città, Bologna 1933. Sono inoltre da consultare gli articoli di E. Leclercq, Charité, Hôpitaux, in DACL III, I, coll. 598-653; VI, II, coll. 2748-70 e specialmente quello di W. Schwer, Armenpflege, in Reallex. für Antike und Christentum,

fasc. V. Lipsia 1943, coll. 689-98. Per il periodo medievale bisogna riferirsi sempre, per quanto riguarda la legislazione ecclesiastica in materia di c., alla Histoire de Concilie de l'Edelle Leclercq, Parigi 1907 sgg. Sull'attività dei monasteri e ordini cavaliereschi: M. Heimbucher, Die Orden und Kongregationen der katholische Kirche, 2 voll., 3e ed., Paderborn 1933; A. Wernher, Armen- und Krankenpflege der geistlichen Ritterorden, Berlino 1874; V. ANTILLE, Histoire de l'ordre hospitalier de St-Antoine du Viennois, Parigi 1883; P. Brune, Histoire de l'Ordre hospitalier du St-Esprit, ivi 1892. Intorno a certi aspetti particolari dell'attività caritativa nei lazzaretti, ospedali, case di educazione ecc., cf. L.-A. Labourt, Recherches sur l'origine des ladreries, malodreries et léproseries, Parigi 1854; H. Haeser, Geschichte der christlichen Krankenpflege und Pilgerschaften, Berlino 1857; E. Vignat, Les lépreux et les chevaliers de St-Lazare de Jérusalem, Orléans 1884; L. Lallemand, Histoire des enfants abandonnés et délaissés, Parigi 1885; L. Le Grand, Les Maisons-Dieu. Leurs statuts au XIIIe siècle. Leur régime intérieur, in Revue des questions historiques, 60 (1896), 63 (1898); L. Toller, Les édifices hospitaliers, Parigi 1892; E. von Moller, Die Elendsbruderschaften, Lipsia 1906; G. Kurt, La lèpre en Occident avant les Croisades (in Science et Religion, n. 457), Parigi 1908; A. Simon, L'Ordre des Pénitentes de Ste-Marie-Madeleine en Allemagne au XIIIe siècle, Friburgo 1918; G. Schreiber, Mutter und Kind in der Kultur der Kirche, ivi 1918; J. Maffert, Caritas und Volkspidemien, ivi 1925; id., Caritas und Krankenwesen, ivi 1927; G. Monti, Le confraternite medievali dell'alta e media Italia, 2 voll., Venezia 1927; V. Fainelli, L'assistenza nell'Alto medioevo, Gli Xenodochi di origine romana, in Atti Istit. Veneto Scienze e Lettere, 92, 2e parte (1932-33), pp. 916-93; E. Nabilli Rocca, Gli Ospedali italiani di S. Lazzaro o dei lebboni, in Zeitschrift der Savigny-Stiftung für Rechtsgeschichte, Kan. Abt., 27 (1938), pp. 262-98; G. C. Bascapé, Le vie dei pellegrinaggi medievali attraverso le Alpi centrali e la pianura lombarda, in Arch. stor. della Svizzera ital., 11 (1936), III e IV. - Per quanto poi concerne le correnti speculative della scolastica in materia cf. J. Walter, Das Eigentum nach dem Lehre des hl. Thomas von Aquin, Friburgo in Br. 1895; V. Brants, L'Economie politique au Moyen Age, Lovanio 1895; Fr. Schaub, Der Kampf gegen den Zinssacher... im Mittelalter, Friburgo in Br. 1905; E. Schreiber, Die volkswirtschaftlichen Anschauungen der Scholastik, Jena 1913. Per il periodo moderno, notizie e referenze abbondanti sono disperse nella Storia dei Papi del Pastor. Tra i numerosi contributi che potrebbero essere citati come approfondimento della materia qui trattata riportiamo: E. Ehrle, Beiträge zur Geschichte und Reform der Armenpflege, Friburgo in Br. 1881; H. Holzapfel, Anfänge der Montes Pietatis, Monaco 1903; Schlager, Die soziale Wirksamkeit der Franziskaner, Ratisbona 1907; A. Bianconi, L'opera delle Compagnie del Divino Amore nella Riforma Cattolica, Città di Castello 1914. Le opere d'insieme per quanto riguarda l'attività caritativa in Italia nel periodo moderno mancano; numerose al contrario sono le monografie particolari riferentesi alla storia delle città come quelle di G. Capsoni, Ricerche sugli antichi spedali di Bergamo, Bologna 1840; T. Ravaschieri Fieschi, Storia della c. napoletana, 3 voll., Napoli 1875-76; C. L. Morichini, Degli istituti di c. in Roma, Roma 1870; L. Vitali, La beneficenza in Milano, Milano 1880; L. Bargiacchi, Storia degli Istituti di beneficenza in Pistoia, 4 voll., Firenze 1883. Per la Francia cf., oltre il Lallemand citato, l'art. di L. Prunel, Pauvres, in DFC, III, coll. 1665-1735, con bibl. in fine. In particolare cf. per l'epoca di S. Vincenzo de' Paoli, P. Coste, Monsieur Vincent, 3 voll., Parigi 1934 (trad. II. T. Casini, Firenze 1934); E. Keller, Les Congrégations religieuses en France, Parigi 1880; L. Cahen, Les idées charitables à Paris au XVIIe siècle, in Revue d'histoire moderne et contemporaine, 1900 (maggio-giugno); e specialmente, per il periodo recente, L. Baunard, Un siècle de l'église de la France, Parigi 1901; id., Oeuvres saintes, ivi 1919. Sulla Germania, oltre il Liese citato, cf. l'articolo ben documentato di F. Keller, Caritas, in Stottslexikon, I, coll. 1171-92; id., in LThK, II, coll. 751-61. Per i paesi di lingua inglese tuttora utili: Brother Philemon, Charity e W. Hötter, Poor, in Cath. Enc., III, pp. 593-604; XII, pp. 236-48; XVII (Supplement), pp. 177-83. In particolare cf. E. Chevallier, La foi des pauvres et la société anglaise, Parigi 1892; A. G. Warner, American Charities, Nuova York 1894; Ch. R. Henderson, Modern methods of charity, ivi 1904; K. Waininger, Der soziale Katholizismus in England, München-Gladbach 1913; Statistica degli Ordini e Congregazioni di Diritto Pontificio, edita a cura della S. Congregazione dei Religiosi, Roma 1941. Mario Scaduto

III. ICONOGRAFIA DELLA C.

Prudenzio nella Psycomachia la immaginò in atto di combattere contro l'Avarizia. I minatori del sec. x la rappresentarono come guerriero, con elmo e corazza, e così pittori e scultori di oltralpe fra l'xt e il xxii sec. (facciate di chiese di Amiens, Parigi, Aulnay, Reims). In

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“CARITÀ.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 493. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/carita-2.