CECOSLOVACCHIA

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CECOSLOVACCHIA. -

1. Geografia

Lo Stato cecoslovacco nacque nell'ott. 1918 dallo smembramento della monarchia austro-ungarica, e si organizzò a repubblica unitaria, rappresentativa, formata dai seguenti paesi : la Boemia ( 52.062 kmq .) con 6.700 .000 ab., la Moravia ( 22.221 kmq .) e la Slesia ( 4.271 kmq .) con 3.300 .000 ab., già territori austriaci; la Slovacchia ( 49.006 kmq .) con 3.000 .000 ab. e la Rutenia carpatica detta anche Russia subcarpatica (Rutenia carpatica, 12.617 kmq.) con 600.000 ab., appartenenti alla Corona d'Ungheria, ed un piccolo lembo dell'Alta Slesia germanica ( 316 kmq .). Quando fu proclamata la sua indipendenza, la C. abbracciava così 140.493 kmq . con 13.600 .000 ab. che, al principio del 1938, erano saliti a 14.700 .000 , e costituiva senza dubbio, fra tutti i nuovi Stati formatisi dal crollo della duplice monarchia, quello economicamente più salvo e vitale.
La disfatta tedesca nella seconda guerra mondiale determinava, nel maggio 1945, la ricostituzione dello Stato cecoslovacco entro le frontiere del 1937; ma nel luglio dello stesso anno l'U.R.S.S., le cui truppe occupavano il paese, annettevano la Rutenia carpatica ( 12.617 kmq . con 725.000 ab .) all'Ucraina, si che la Repubblica della C. si estende oggi su 127.765 kmq . con 13.000 .000 di ab. Profondamente mutata è la composizione etnica dello Stato, in seguito alle perdite di guerra ed all'espulsione dei Tedeschi, ma non si hanno ancora cifre pienamente attendibili al riguardo.
La struttura geografica dello Stato cecoslovacco mette in evidenza il suo carattere di transizione tra i paesi fortemente industrializzati dell'Europa centrale e quelli ancora tipicamente agricoli dell'Europa orientale. La grande varietà di attitudini delle ragioni naturali e storiche che lo compongono - all'agricoltura si dedica in Boemia solo il 36 % della popolazione,

mentre l'industria è assai meno sviluppata, e con tutt'altro carattere (artigianato), in Moravia ed in Slesia, e la Slovacchia è addirittura un paese agricolo garantisce alla C. una certa solidità economica, come prova il fatto che, passato appena il turbine della guerra, l'equilibrio tende rapidamente a ristabilirsi e la bilancia economica si è di nuovo fatta attiva. Non è tuttavia facile prevedere quali conseguenze possano scaturire dall'inserimento dello Stato cecoslovacco nel sistema politico-economico sovietico.
Entro i nuovi confini, la C. conserva, in sostanza, la sua eccellente attrezzatura industriale, che beneficia, in un'Europa sconvolta, della eliminata concorrenza germanica. La densità della popolazione ( 105 ab. a kmq. nel 1946) è cresciuta rispetto all'anteguerra; la capitale, Praga, è divenuta una metropoli (quasi un milione di ab. alla stessa data) e 4 centri urbani superano oggi i 100.000 ab. : Brno (267) capoluogo della Moravia, Moravská Ostrava (176), Bratislava (o Presburgo, 138), già capitale dello stato slovacco indipendente, e Plzeñ in Boemia.
La popolazione è in grande maggioranza (più di due terzi) cattolica di rito latino. Le altre chiese cristiane ne raccolgono il 15 %, gli israeliti il 2,6 %, i senza religione il 5,2 %. Questo cifre sono anteriori alla seconda guerra mondiale.
Brno. E. Proschwitzer, Geographie der Tschechoslowahci, Vienna-Praga 1922: H. Hassinger, Die Tschechoslowabei, Vienna 1923: B. von d. Decken, Die Wirtschaft in der Tschechoslowabei, Monaco-Lipsia 1928: F. Macherschck, Die Tschechoslowabei, Berlino 1928; L. Graux, La Tchécoslovaquie économique, Parigi 1930; C. Holland, Csechoslowabia: the Land and the People, Londra 1931: A. Fichelle, La Tchécoslovaquie, Parigi 1931: F. Weil, Tschechoslowabei, Gotha 1933.
Giuseppe Caraci

II. Storia

La storia della C. ha il suo inizio con il 28 ott. 1918 quando i poteri civili e militari furono assunti dal "Comitato nazionale": dalla disfatta degli imperi centrali e dal crollo dell'Austria-Ungheria, era infatti sorta la Repubblica cecoslovacca. Numerosi "legionari" cecoslovacchi avevano combattuto a fianco delle truppe dell'Intesa ed il nuovo Stato si trovò cosi tra i vincitori.
Il nuovo Stato dovette vincere da principio non poche resistenze, costituite dalle grosse minoranze tedesche e magiare incluse nelle sue frontiere : anche tra la popolazione slovacca si delinearono opposizioni, in parte dovute a tendenze autonomiste, in parte a motivi politici e religiosi. Forti agitazioni sociali furono dovute alla situazione particolare del dopoguerra ed a difficoltà economiche connesse con lo smembramento dell'impero austro-ungarico. In breve, peraltro, il regime democratico si rafforzò. L'estremismo comunista si venne attenuando ed anche le importanti minoranze allogene si inserirono, almeno in parte, nella vita politica dello Stato, partecipando al governo.
Masaryk e Beneš furono gli esponenti più segnalati della vita politica cecoslovacca. Il movimento nazionale ceco era tuttavia permeato, in talune sue correnti, di tendenze anticattoliche : in questo atteggiamento confluivano tradizioni hussite, reminiscenze storiche e spunti di politica contingente. Si ebbe cosi una forte tensione fra S. Sede e governo cecoslovacco, in seguito alla partecipazione di quest'ultimo alle commemorazioni di Hus (1925).
In clima democratico, fortemente permeato di riformismo socialista e di laicismo, la C., appoggiata dall'alleanza francese e prospera economicamente per le notevoli ricchezze del paese, trascorse un lungo periodo di pace. Questa situazione si trasformò profondamente con il risorgere della potenza germanica e con la rapida ascesa del nazionalsocialismo.
Il ripiegamento graduale della politica francese in Europa orientale non fu compensato dalla nuova amicizia
cecoslovacca con l'U.R.S.S., preoccupata soprattutto dei suoi particolari problemi. Nei territori abitati da popolazione germanica cominciò, sotto la guida di K. Henlein, un'agitazione violenta per l'annessione al Grande Reich. Anche in Slovacchia l'opposizione al governo di Praga si venne facendo più aspra e più intransigente. Nell'autunno del 1938, in seguito agli accordi di Monaco ed ai loro sviluppi, la C., da Stato plurinazionale era divenuta uno Stato composto di Cèchi e di Slovacchi : la Germania occupò quasi tutti i territori abitati da Tedeschi; l'Ungheria spinse a nord le sue frontiere e il 4 apr. 1939 si annesse tutta quanta la Rutenia carpatica, Anche la Polonia si annesse un pezzo di Slesia.
La C. uscita dagli accordi di Monaco ebbe peraltro breve vita. Alcuni incidenti locali tra Cèchi e Tedeschi servirono a Hitler di pretesto per vibrare alla C. l'ultimo colpo mentre le correnti filonaziste di Slovacchia tendevano apertamente a creare uno Stato slovacco indipendente. Hitler convocò intanto il presidente della Repubblica cecoslovacca E. Hächa : il debole presidente si vide obbligato a rimettere "spontaneamente" il destino del popolo ceco nelle mani del Führer germanico. Le truppe germaniche occupavano il 15 marzo 1939 la capitale ceca. Contemporaneamente la Slovacchia, sotto la guida di Tiso, Tuka e Mach diveniva uno Stato indipendente sotto il protettorato germanico.
La resistenza cecoslovacca contro la dominazione nazista fu assai intensa; i comunisti, restati completamente passivi in un primo tempo, passarono attivamente all'azione dopo la fine dell'amicizia germano-sovietica e dopo l'attacco tedesco alla Russia. Avvicinatisi i Russi al territorio cecoslovacco, scoppiò una violenta insurrezione in Slovacchia che poté peraltro essere repressa. Sotto la dominazione nazista ebbero luogo dure persecuzioni politiche e razziali nonché feroci rappresaglie : famosa in particolare la distruzione di Lidice, con quasi tutti i suoi abitanti.
Il governo cecoslovacco espulse quasi interamente i Tedeschi e gli Ungheresi viventi nel suo territorio. Sotto l'alta direzione di Beneš si creò un governo di coalizione.
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(1ot. J. stenc)
Cecoslovacchia - Interno della chiesa di S. Giorgio (metà del sec. XI) - Praga.

Per qualche tempo parve che, sul piano della politica estera e di quella interna, il governo cecoslovacco potesse mantenersi in certo qual modo a mezza strada fra la Russia e l'Occidente. La pressione russa si venne facendo peraltro sempre più serrata e culminò nell'intimazione alla C. di non aderire al piano Marshall. I comunisti si impadronivano gradualmente di tutte le leve principali del comando, sotto il pretesto di «difendere la democrazia». Le elezioni del 1946 avevano lasciato i comunisti in netta minoranza (essi furono addirittura battuti clamorose, mentre in Slovacchia). Ma nel febbr. del 1948 essi si impadronivano violentemente del potere: quest'atto di forza coincise approssimativamente con la morte tragica, in circostanze misteriose, del figlio del primo presidente della Repubblica cecoslovacca, Jan Masaryk.
Instaurato un regime totalitario, i partiti di opposizione furono soppressi e la C. entrò integralmente nel clima politico dell'Europa orientale. Contro la Chiesa si scatenò una violenta campagna antireligiosa. Già nel 1925 le onoranze decretate all'eredità Giovanni Hus avevano creato difficoltà fra il governo della repubblica e la S. Sede, appianate poi nel 1928 mediante un Modus vivendi accettato dalle due parti (cf. AAS, 20 [1928], pp. 65-66). Ma ora il governo totalitario non solo violò il Modus vivendi, ma andò e va molto più avanti con la nazionalizzazione delle scuole, la soppressione della stampa cattolica, l'oppressione dell'azione cattolica genuina, organizzandone un'altra scismatica. Contro queste e altre violazioni dei diritti della Chiesa s'è levata la voce di tutto l'esposito, specialmente contro il non velato tentativo di provocare uno scisma religioso. L'azione cattolica scismatica venne condannata dalla S. Sede in data 20 giugno 1949 (AAS, 41 [1949]). La C. conta ora due sedi metropolitane (Praga e Olomouc) e 10 sedi vescovili (Buda, Budějovice, Hradec Králové, Litoměřice, Brno, Neoselio, Nitra, Prešov dei Ruteni, Scepusio, Cassovia, Rosnavia). Inoltre 2 amministrazioni apostoliche, quella di Tirana e quella delle parrocchie della diocesi di Szatmár situate in Slovacchia.

BIBL.: E. P. Young, Czechoslovakia, Londra 1946; F. Cavalli, Chiesa cattolica e governo comunista in C., in Civ. catt., 1949, III, pp. 239-54; id., Tentativi comunisti di scisma religioso in C., ibid. pp. 463-28; Corrispondenza dalla C., ibid., pp. 197-211; IV, 210-24.

III. LA LETTERATURA CECA

I più antichi documenti letterari cèchi sono dell'epoca cristiana. Sotto il principe moravo Rastislav giunsero da Bizanzio Costantino e Metodio, i quali portarono usi orientali e la lingua slavo-ecclesiastica (dialetto bulgaro della regione di Salonicco). Costantino creò in base all'abatebo minuscolo greco il glagolitico e i discepoli di Metodio trent'anni più tardi, sulla base dell'abatebo maiuscolo greco, il cirillico. Delle traduzioni di libri liturgici e di parti della scrittura in antico slavo si conservarono i Kyjevské listy (dal luogo dove furono trovati), traduzione slava di libri latini di messa. I cosiddetti Pražské zlomky, traduzione di un libro di messa greco, risalgono al sec. XI (convenuto di Sázava). L'origine ceca di questi documenti è indicata da certi boemismi (es. il ceco c invece cecchio-slavo št : noc invece di nošt). Dopo la morte di Metodio (885) i suoi discepoli furono perseguitati e si trasferirono in Croazia e Bulgaria. La liturgia slava venne scomparendo e si mantenne solo nel chiostro di Sázava. In seguito, sotto l'influsso occidentale, il latino diventa in Boemia, non solo lingua liturgica, ma anche scolastica e letteraria. In latino è scritta la Kronika di Kosmas, decano del capitolato prighese (m. nel 1125), narrazione degli avvenimenti intercorsi dalla torre di Babele al tempo dell'autore; Kosmas si ispira allo stile degli analisti romani e inserisce, al modo di Livio, discorsi inventati. Primi tentativi d'una letteratura in ceco furono le glosse ai testi di chiesa e i canti Hospodine, pomilui ny («Signore, abbiate pietà di noi»), che risale, secondo lo Jakobson, al sec. XI, e Píseň Svatová-clavská (di data più recente, rivolto al patrono della terra ceca. Una delle opere centrali del medioevo ceco è la Alexandreis. Secondo i modelli francesi (Gualtiero di Châtillon) e tedesco (Ulrich von Eschenbach) un ignoto compose intorno al 1310 una Alexandreis ceca. Egli fece di Alessandro un re cristiano in lotta contro gli infedeli, dei suoi guerrieri una schiera cavalleresca nello spirito dei crociati. Un'altra cronaca di grande interesse è quella di Dalimil, che rivela un impulso patriottico contro la germanizzazione del paese tentata dagli ultimi pfenyslovici.
L'elemento tedesco era penetrato nella vita pubblica e nella corte: lo stesso Venceslao II verseggiava in tedesco. L'autore della cronaca (Dalimil è un nome fittizio) vuole ammonire con esempi del passato la nobiltà del suo tempo e fa pronunziare da principi cèchi tirate patriottiche. Nonostante la propria diffidenza per i costumi forestieri egli, sull'esempio di quelle tedesche, scrisse la sua cronaca in versi. Il dramma ceco medievale sorge anch'esso dai riti della chiesa. I dialoghi dei Vangeli erano rappresentati in forma drammatica. Si sono conservati parecchi frammenti, tra cui il dramma delle tre Marie, i drammi della Passione e, nel genere profano, il Mastičkář (Il cerretano) in cui un curatore offre degli unguenti e li loda con modi da fiera (parodia delle ciumerie di certi medici, condotta forse sotto influssi francesi).
L'epoca di Carlo IV (1346-78) segnò il vertice della cultura gotica boema. Egli fondò l'università (1348), favorì le arti e la «cara lingua ceca». Di questo periodo sono la composizione didattica in versi Nová rada (Nuovo consiglio) di Smil Flaška z Pardubic e l'anonimo contrasto Podkoní a žák (Lo scudiero e lo scolaro). L'interesse del sovrano per il passato spinse molti analisti al lavoro e lo stesso Carlo IV scrisse in latino la sua biografia. Uno dei primi allievi dell'università praghese, Tommaso Štítný ze Štítného (1335-1405), scrisse di argomenti religiosi, non più in latino, ma in un ceco colorito di espressioni popolari, nel tentativo di volgarizzare la dottrina cristiana. La sua opera Řeči besední (Divagazioni), ad. es., ha forma di conversazione tra padre e figlio e tratta di Dio, dei segreti della fede, della redenzione, del pentimento. La più parte degli scritti di Štítný, così medievali e tipicamente scolastici, è derivata o tradotta da testi latini. Egli, con il suo calore etico e predicatorio, prepara la strada a Hus. Giovanni Hus (1369-1415) scrisse trattati teologici in latino che sono in fondo parafrasi delle teorie radicali di Wyclif, ma è più importante come scrittore in lingua ceca. Riformò l'ortografia, si interessò del canto religioso boemo, introducendolo nelle chiese e diede l'esempio della nuova lingua scritta, fondata sulla parlata viva del popolo. Dopo la morte di Hus, l'ascetico spirito dei suoi seguaci assegnò alla letteratura compiti religiosi ed educativi. Centro d'interesse diventarono la Bibbia e gli scritti e le postille moralgigianti. Gli usciti coltivarono, sulle orme di Hus, il canto religioso. Di questa epoca è il corale Kdož jste Boži bojovníci (Voi che siete combattenti di Dio) che suole attribuirsi al condottiero Jan Žižka z Trocnova. Grande tempra di utopista riformatore fu Petr Chelčický (m. nel 1460), autore di Postila e Siet' víry pravé (Rete della vera fede). Il buon cristiano, secondo Chelčický, non combatte, nemmeno per difendersi, e respinge la scienza come

invenzione diabolica. Chelčický vuole il ritorno alla semplicità evangelica, è contro l'unione dei poteri temporale e spirituale, proclama la non resistenza al male, condannando persino le guerre uscite. Nel suo pensiero s'è voluto vedere un preannunzio delle teorie tolstoiiane. Con il suo radicalismo a sfondo rurale, Chelčický manifesta sfiducia per i mercanti ed esalta il lavoro del contadino.
Più tardi l'umanesimo riporta la Boemia sul piano europeo, fuori dall'isolamento in cui l'aveva chiusa il movimento uscita. Esempio di umanesimo tipicamente boom fu Viktorin Kornel ze Všehrd (m. nel 1520). Nell'epoca di Ferdinando I e Massimiliano II (1526-1576) si segnalarono Václav Hájek z Libočan (m. nel 1558), autore d'una cronaca di orientamento cattolico, piena di zone immaginarie, di avvenimenti fittizi, libro che fu una delle letture preferite dai romantici, e Jan Blahoslav (1523-171), che tradusse il Nuovo Testamento, si occupò di grammatica, e scrisse il primo libro teoretico ceco sul canto. Dell'epoca di Rodolfo II (1576-1620) va citata la Kralická Bible, traduzione di dotti, in cui fu codificata la lingua scritta in un felice equilibrio di parlata popolare e di stampi letterari. Lo storico ed editore Daniel Adam z Veleslavína (m. nel 1599) scrisse invece in uno stile latineggiante, ancora sotto l'influsso dell'umanesimo. Dopo la battaglia della Montagna Bianca (8 nov. 1620) la letteratura boema passò un periodo di crisi. In esilio visse e operò Jan Amos Komensky (1592-1670), i cui scritti possono dividersi in due gruppi: trattati di contenuto religioso (come La-byrint světa a ráj srdce) e opere pedagogiche. Komensky voleva unire tutte le discipline e cognizioni umane sinora disperse in un insieme organico di carattere enciclopedico, che egli chiamava panoška. Nel tempo della guerra dei Trent'anni, Komensky sognava l'armonia di tutti i popoli e la pace mondiale. Tra i sacerdoti che si proposero come fine di ricondurre la Boemia in seno alla Chiesa ve ne furono di tendenza patriottica, come il gesuita Bohuslav Balbín (m. nel 1688), benemerito della lingua ceca. Sono pure da ricordare altri sacerdoti della Compagnia di Gesù nel campo della poesia popolare religiosa (B. Bridel, F. Kadlinský), le opere omelitiche di Fabián Veselý e Leopoldo Fabricius e più tardi la nuova edizione della Bibbia, detta «Bible svatováclavská» per opera dei gesuiti M. Šteyer, J. Konstanc e J. Barner. Per le classi più elevate il ceco divenne lingua morta. La «šlechta» (nobiltá) usava il tedesco e gli eruditi il tedesco o il latino; solo i contadini conservavano il proprio idioma.
Il «risveglio» ebbe inizio verso la fine del sec. XVIII, quando Giuseppe II «apri le finestre dell'im
pero » alle tendenze illuministe e riformatrici. La prima figura rilevante della rinascita ceca è Josef Dobrovský (1753-1829), filologo, patriarca degli studi silvistici, autore dell'Ausfährliches Lehrgebäude der böhmischen Sprache, del Deutschböhmisches Wörterbuch, della Geschichte der böhmischen Sprache und Literatur. Egli scrisse soprattutto in tedesco e in latino e, da vero illuminista, si mostrò scettico verso il futuro della lingua boema, convinto che la cultura ceca fosse soltanto un monumento del passato, degno di indagine scientifica, ma ormai incapace di creare una letteratura di livello europeo. Perciò fu definito Mezzo-boom (Poloček) e «slaviserender Deutsche» dalla generazione romantica che riconosceva il suo capo in Josef Jungmann (1773-1847), il quale, con le traduzioni di Milton e di Chateaubriand pose le basi della lingua poetica e della nuova prosa ceca e compilò un vocabolario boemo-tedesco in cinque tomi.
Della prima scuola romantica si ricordano Matěj Milota Zidrad Polák, autore del poema descrittivo Vznešenost přírody Kollár (1793-1852) poema Slávy dcera a ispirò a Dante e per le vecchie terre abitate dagli Slavi sino a un immaginario cielo e a un Acheronte slavo; František Ladislav Čelakovský (1799-1862), che raccolse, seguendo il modello herderiano, canti popolari di tutti i paesi slavi in tre tomi e creò sul tipo della canzone popolare, mirabili miniature liriche in Ohlas písní ruských (Eco di canti rusí) e in Ohlas písní českých (Eco di canti čechní); Václav Hanka (1791-1861) che architetò, insieme con Josef Linda (m. nel 1834), un colossale falso di «manoscritti» (Rukopis Králové-dvorský a Zelenohorský), attribuiti ad epoche lontanissime (tempi di Samo, supposta sconfitta dei Tatari sotto Olomouc ecc.). Archeologo di grande levatura fu lo slovacco Pavel Josef Šafář (1795-1861) che con le Slovanské starožitnosti fondò l'archeologia slava, preparando il terreno anche agli strici, di cui fu campione František Palacký (1798-1876), autore di Dějiny národů českého v Čechách i v Moravě (Storia del popolo ceco in Boemia e Moravia), in cui lo spirito dell'illuminismo si fonde con entusiasmi romantici. Tra i molti seguaci di Čelakovský, imitatori del canto popolare, si ricorda Josef Jaroslav Langer che nelle satire Bohdanecký rukopis (Manoscritto di Bohdaneč) e Den v Kocourkové (Un giorno a Kocourkov) derise il paese natio e i suoi costumi provinciali. Fra i cattolici dell'epoca del Risveglio sono da ricordare F. J. Vavák, F. M. Pelcl, ed i sacerdoti B. M. Kulda, B. Jablonský e F. Sušil, grande esegeta biblico e raccoglitore dei canti po-

polari moravi. Il dramma romantico vanta in Boemia i nomi di Václav Klement Klicpera (m. nel 1859) e Josef Kajetán Tyl (1808-56). Il maggicre poeta del primo quarto di secolo è Karel Hynek Mácha (18101836), che subl l'influsso di Byron e segnò col poema Máji (Maggio), ricco di suggestioni melodiche e di tensione drammatica, l'inizio della nuova poesia ceca. Primo giornalista ceco di significato nazionale fu Karel Havlíček Borovský (1821-56), il quale creò la satira politica boema nei tre poemi Křest soatého Vladimira (Battesimo di s. Vladimiro), Tyrolsbé Elegie (Elegie Tirolesi) e Král Lávra (Re Lavra). Sulla via aperta da Celakovský si mosse Karel Jaromir Erben (1811-70) nella sua Kytice (Il mazzo di fiori), raccolta di ballate che attingono alla mitologia slave e alla morale cristiana del popolo.
Prima grande scrittrice boema fu Bożena Němcová (1820-62) che, oltre a preziosi lavori folkloristici e a vari racconti, compose l'incantevole cronaca di famiglia Babičha (La nonna), serie di quadri di vita popolare e di natura. Nel 1858 una nuova generazione poetica si raccolse intorno alI'almanacco "Máj": ne facevano parte

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Cecoslovacchia - Esterno della chiesa di S. Niccolò a Malá Strana. Opera di Cristoforo e Ignazio Chiliano Djentzenhofer (1703-53) - Praga.

rono Josef Svatopluk Machar (1864-1942), autore di Confiteor e Tristium Vindobona, acremente anticlericale, oscillante fra spunti nazionalistici e socialistici, e Petr Bezruč (1867), che cantò con vigore epico la miseria e i lutti della terra slesiana; in prosa Josef Holeček (1833-1929), creatore dell'epopea Nati (I nostri), Karel Matěj Čapek-Chod (1860-1927) autore di romanzi sociali, i sacerdoti cattolici V. Kosmák, J. S. Baar e S. Bouška, i primi due autori di romanzi e prose realistiche prese dalla vita dei parroci di campagna e dall'ambiente rurale, e l'ultimo anche traduttore e poeta. I principali nomi del decadentismo boemo furono quelli dei poeti Jirí Karásek ze Lvovic m. nel 1871) e Karel Hlaváček (m. nel 1898). Il simbolismo fu rappresentato dal mistico Otakar Brezina (1868-1929) e l'impressionismo da Antonin Sova, poeta del paesaggio della Boemia meridionale. Nei primi decenni del Novecento si affermarono l'iniziatore della nuova critica ceca F. X. Šalda (18671937), i poeti Viktor Dyk (1877-1931), Stanislav Kazimir Neumann (18731947), Karel Toman (1877-1946), Otakar Theer (m. nel 1917), la narratrice Bożena Beneš Třebízský (m. nel 1884), Alois Jirásek (1851-1930), Zikmund Winter (m. nel 1912). Il racconto d'argomento rurale e villereccio ebbe come rappresentanti Karel V. Rais (m. nel 1926), Karel Klostermann (m. nel 1923), Alois Mrštík (m. nel 1925). Sul principio del Novecento si afferma-
nešová (1873-1936). Dopo la prima guerra mondiale si diffusero tendenze d'avanguardia, come il "poetismo" (riecheggiante il surrealismo) rappresentato specialmente da Vitězslav Neaval e Jaroslav Seifert. Tra gli altri poeti di valore europeo affermatisi negli ultimi decenni meritano d'esser citati Jiří Wolker (1900-24), Josef Hora (m. nel 1945), František Halas, Vladimír Holan. Tra i prosatori: Jaroslav Hašek, il bizzarro autore delle avventure del "Bravo soldato Švejk", Karel Čapek (1890-1938), scrittore di romanzi utopistici, di novelle poliziesche e di impressioni di viaggio, Vladislav Vančura (18911943), che fonda i suoi romanzi sul culto della parola e risale al modello di prosa degli umanisti, infine lo scrittore cattolico di ampio respiro Jaroslav Durych (n. nel 1886). Fra i contemporanei meritano di esser nominati alcuni rappresentanti della corrente cattolica: nel campo della poesia: Josef Zahradniček, Jakub Deml, Jan Delaulil, Jan Lazecký, Václav Benc̆, Albert Vyskočil; nel campo della prosa Karel: Sulc, Jan Čep.

Bibl.: V. le raccolte dell'Europa Orientale (a partire dal 1921) e della Ríe. di letterature slave (a partire dal 1926). J. V. Navák-A. Navák, Přehladné dějiny české literatury, 3⁴ ed., 1922 : Pallas-Zelinka, Obravové dějiny literatury české, 1926: Váša-Greger, Katechismus dějin české literatury, 1927; L. Salvini, Il corallo di s. Vencesina. La poesia religiosa preso gli Sliest, I. Brescia 1942; A. Navák, Ceské pšenostivst i psal'í perspektivy, 3⁴ ed., 1947; J. B. Čapek, Profil cesbé poezie a prozy od roku 1918, 1947; id., Zafent ducha a slova, 1948.
Angelo Maria Ripollino

IV. La letteratura slovacca

La letteratura slovacca è recente, in quanto una vera e propria

lingua letteraria ha inizio soltanto con A. Bernolák (1762-1813), sacerdote cattolico. Il Bernolák fissava le regole fondamentali dell'ortografia slovacca in uno studio intitolato Linguae slavicae per regnum Hungariae usitatae compendiosa simul et facilis ortographia (1787). Bernolák fondò a Trnava (1795) un'associazione letteraria Erudita societas slovacca, intorno alla quale si raggruppò tutto il mondo culturale e spirituale cattolico. Il distacco della lingua letteraria slovacca da quella ceca significava il distacco della grande maggioranza della popolazione, costituita dai cattolici. Una volontà decisa di avvicinamento al popolo stava al fondo di questa affermazione di autonomia linguistica e nazionale. Il primo poeta slovacco Jan Hollý (v. 1783-1849), fu un sacerdote: fu anche un buon traduttore dell'Eneide e scrisse poemi permeati di idee panslave.
All'origine della secessione linguistica slovacca si delineò pure la volontà di difendersi dai tentativi governativi di magiarizzazione, l'intenzione di affermare una coscienza "slovacca", di fronte ad una concezione "cecoslovacca", ritenuta come astratta e non corrispondente alla realtà storica, morale e linguistica.
Caratteristico esponente del «risorgimento» letterario slovacco può considerarsi L'udevit Štúr (18151856). La lingua da lui usata si scosta da quella di Bernolák. Con la sua poesia si affermano parecchie ispirazioni tratte dai canti popolari; a questo accento di romanticismo a sfondo prevalentemente folkloristico, fa da contrappeso un altro romanticismo a sfondo storico-politico: comincia insomma, con Štúr e con i suoi discepoli, la penetrazione in Slovacchia delle idee "slavofile" russe: il mondo slavo in genere e la Russia in particolare vengono contrapposti all'Oc-

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Cecoslovacchia - L'Evangeliario dell'incoronazione. Iniziale minista con s. Venceslao (ca. 1083). Praga, biblioteca dell'Universita.

cidente; nel mondo slavo si vogliono vedere giovanile freschezza creativa, profondità religiosa, spirito pacifico e democratico; sulle orme di Herder, si predice al mondo slavo un prossimo radioso avvenire, l'Occidente, invece, appare a questi entusiastici "slavi", attraverso sbrigative schematizzazioni romantiche di origine russo-scismatica, come più o meno irreparabilmente caduto nell'edonismo e nel materialismo. Anche di fronte alla occidentale ed "europea "Praga, si cerca di sottolinèare un accento di più marcato autocronismo slavo. Tra i discepoli e seguaci dello Stúr merita di esser ricordato in particolare Samo Chalupka (1812-83). Notevole poeta seppe esser talvolta l'irrequieto Janko Král' (1822-76), esponente di tendenze patriottiche e rivoluzionarie tipicamente ottocentesche e caratteristico anche per certi spunti "avanguardistici" della sua lirica, che apparvero, in certo qual modo, "preimpressionistici". Grande fama ottenne Jan Botto (1829-1881) autore di un poemetto intitolato Snor' fánolikova (La morte di fánolík). Nella esaltazione di Jánoklk (brigante romanticamente idealizzato), il Botto ha saputo fondere felicemente svariati spunti di poesia popolare. Andrea Sládkovič (pseudonimo di Brazatoria, 1820-72), pur riconnettendosi a qualche tendenza dello Stúr, ha sentito con vigore ed originalità il paesaggio e le tradizioni popolari slovacche, superando i limiti del folklorismo e di un'arte provinciale. Svetozar Hurban Vajansky (1847-1916), figura interessante e talvolta paradossale di uomo politico e di scrittore, sottolinea invece, riprendendoli e in certo qual modo modernizzandoli, gli spunti slavofili dello Štúr : entusiastico, ammiratore della Russia zarista, non risparmiava i suoi strali a Praga democratica e borghese. Nei suoi racconti di vita slovacca non mancano spunti vigorosi. Merita di essere particolarmente ricordato, fra i cattolici, il movimento letterario e culturale facente capo a F. R. OSVALDO, SANTO (v.), il quale si riconnette in certo qual modo a Bernolák. Particolare importanza nella moderna letteratura slovacca hanno tuttavia due scrittori : Pavel Ország Hviezdoslav (1849-1921) e Martin Kukučín (1860-1928). Il primo possedeva a suo attivo un largo orizzonte di cultura occidentale ed era inoltre un appassionato cultore di Dante. Tra i suoi scritti si ricordano un robusto e vivace lavoro epico-lirico: Hájnikova žena (La moglie del guardaboschi), nonché i suoi canti religiosi. Martino Kukučín (pseudonimo di Matteo Bencúr) è il più notevole dei romanzieri e novellieri slovacchi : i suoi romanzi rispecchiano, con sensibilità europea, caratteristici aspetti di vita slovacca. Un suo impegnativo romanzo è ispirato alla vita dalmata.
Una notevole attività culturale (letteraria, artistica, linguistica, folkloristica) è stata svolta per parecchi decenni dalla Matica Slovenská, il principale centro del risveglio nazionale slovacco, con sede a Turčiansky Svāty Martin. La Matica Slovenská prese particolare sviluppo dopo la formazione dello stato cecoslovacco (1918). Particolare importanza, nel campo della cultura cattolica, ha esercitato l'associazione di S. Adalberto (Spolok Svätého Vojtecha), fondato nel 1870.
Nel periodo fra le due guerre mondiali ha acquistato notevole fama Milo Urban, nato nel 1904, autore di un lavoro di ampio respiro, Živý bic (La frusta vivente), narrazione della vita di un villaggio slovacco durante la prima guerra mondiale. Già dopo il 1918 cominciò a delinearsi in parte della letteratura slovacca una tendenza marxista. Ai «padri» sla-

vofili, corrispondevano i "figli» ammiratori della nuova Russia comunista. Tra questi scrittori, va ricordato Laco Novomesky, nella cui poesia si riflettono anche echi del surrealismo francese. Altri scrittori degni di attenzione sono Krasko, Rázus, Roy, Jesensky Tajovsky, Hronský. Nel campo cattolico si ricordano I. Somolicky, T. Milkin, A. Radlinsky; in epoca recentissima J. Silan, I. Hllina, R. Dilong. La vita culturale slovacca continuava nelle sue correnti principali, a svilupparsi in un clima di valori religiosi intensamente sentiti, conscio della tradizione.
La fine della seconda guerra mondiale doveva avere peraltro forti ripercussioni anche nella vita letteraria e culturale della Slovacchia. La corrente marxista, pur restando in minoranza, si venne rafforzando, riuscendo ad occupare subito importanti posizioni direttive nel campo scolastico, culturale e giornalistico. Tale posizione di predominio, si è venuta ancora rafforzando negli ultimi tempi, in seguito agli avvenimenti politici, che hanno inserito la C. nell'orbita sovietica. In seguito alla pressione comunista, che ha finito per spegnere tutte le tendenze letterarie indipendenti, numerosi letterati cèchi e slovacchi hanno dovuto abbandonare la patria. Tra questi ultimi si ricordano il già citato Hronský, il quale, nella sua permanenza in Italia, si è artisticamente ispirato all'ambiente romano, F. Hrušovškỳ, M. Šprinc, K. Strmeñ, S. Mečiar. Negli Stati Uniti vedono la luce svariate pubblicazioni letteraric slovacche.

Bibs.: J. Vlček, Dejiny literatury slovanskej (Storiahilla lett. slovace), Turč. Sv. Martin 1923; L. Rizner, Bibl. prisomnielva slov. (Bibl. della lett.slov.), ivi 1929; A. Mráz, Dejiny Slovenshei Literatúry, Bratislava 1948.
Wolf Giusti

V. Arte

Memoria delle più antiche manifestazioni artistiche nel territorio della Repubblica cecoslovacca si hanno col cristianesimo. Tuttavia della prima missione latina, proveniente dall'Occidente, come anche della missione dei ss. Cirillo e Metodio, arrivata dal Levante nell'863, non rimangono monumenti artistici ma solo accenni letterari di chiese costruite probabilmente di legno. Sembra che la prima chiesa in muratura sia stata eretta (tra il 926 e il 929) dal principe s. Venceslao: una chiesa rotonda, relativamente grande, con quattro absidi. Questo edificio, un importante monumento d'architettura carolingia, rappresentò per il paese, non solo quale chiesa della residenza del santo principe, ma anche quale luogo di riposo delle sue spoglie, e infine, dopo il 973, quale cattedrale del vescovo di Praga, il prototipo della chiesa cristiana. Infatti nel periodo seguente furono erette su quel modello, le chiese dei signori feudali, e più tardi anche quelle dei villaggi. Verso la fine del sec. x, con la fondazione del monastero di S. Giorgio, sorge a Praga la prima chiesa a tre navate, con tribune. Lo sviluppo ulteriore dell'architettura romanica arricchì il territorio boemo oltre che di chiese a sistema centrale, di chiese a una o a tre navate, spesso d'estensione considerevole.
Anche in Slovacchia sorse nel sec. xir un numero assai considerevole di chiese ove sono impressi i caratteri dell'età romanica. L'arte romanica vi dominò ancora durante il secolo seguente.
Verso la metà del sec. xiri giunsero nel territorio i pionieri dell'architettura gotica, i monaci cistercensi. E le forme gotiche dopo il 1300 vennero comunemente usate sia nelle chiese rette dagli Ordini mendicanti, sia nelle altre che si venivano costruendo nelle città. In Boemia l'apogeo del gotico è rappresentato dalla costruzione della cattedrale di S. Vito
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Cecoslovacchia - Madonna in trono con arcticescovo donatore (ca. 1350) - Berlino, museo di Stato.

a Praga. Carlo IV affidò questa impresa nel 1344 all'architetto francese Mattia d'Arras e, morto questi, nel 1352 a Pietro Parler, il quale portò nel suo edificio lo stile flamboyant. Questo stile raggiunge il suo culmine nella chiesa di S. Barbara a Kutná Hora, e venne usato sino alla metà del Cinquecento; anzi ancora alla fine di quel secolo sorgono degli edifici in tardo stile gotico. In Slovacchia trionfa l'architettura gotica nella chiesa di S. Elisabetta a Košice (sec. xv).
La scultura, le cui più antiche manifestazioni in Boemia risalgono al sec. xir, ivi raggiunse un notevolissimo livello nella seconda metà del sec. xiv, soprattutto per opera dei maestri che lavoravano presso la cattedrale di Praga. Sono opera loro la statua di S. Venceslao, le tombe dei re di Boemia e i busti nel triforium della Cattedrale.
Anche i più antichi esemplari di pittura appaiono in Boemia nel sec. xir; nel sec. xiv penetrano nel territorio influssi italiani e francesi che gli artisti

elaborano secondo un gusto locale documentato da
pitture su tavola, tra le quali particolarmente note-
voli quelle del Maestro di Vyšší Brod (metà del
sec. xiv) e di Třeboň (ca. il 1380), e da pitture mu-
rali a Karlštejn (ca. il 1365) e nel monastero di
Emaus a Praga. Tuttavia fin dagli inizi del sec. xii
si assiste in territorio boemo allo sviluppo della
miniatura. Eccellenti documenti sono l'Evangelario
dell'incoronazione di re Vratislav del 1085 e il Sal-
terio del monastero d'Ostrov del sec. XII. Partico-
larmente notevoli sono anche il Passionale della ba-
dessa Kunhuta (ca. il 1320), gli splendidi mano-
scritti del vescovo Giovanni di Streda, quelli dell'ar-
civescovo Ernesto di Pardubice (metà del sec. xiv)
e i manoscritti di re Venceslao IV (inizio del sec. xv).
Al tempo del re Carlo IV, durante la seconda
metà del sec. xiv, le arti ebbero in Boemia larghis-
simo sviluppo; esso, tuttavia, nel 1420 fu bruscamente
interrotto dalle guerre usciti, durante le quali
si giunse a frequenti esplosioni di vera iconoclastia.
Ritornata la pace, seguì un periodo di rifioritura
del tardo stile gotico finché agli inizi del sec. xvii
apparvero le prime manifestazioni dello stile barocco.
Il merito della sua diffusione straordinaria spetta
soprattutto agli architetti italiani che lavorarono nel-
la regione, quali quelli appartenenti alle famiglie dei
Luraghi e degli Orsi, e agli architetti dell'Ordine
dei Gesuiti. L'essenzialmente per opera loro, dopo la
battaglia della Montagna Bianca (nel 1620), sorsero
le nuove chiese e i nuovi collegi. Fra gli artisti
particolarmente significativi di quel periodo è da ri-
cordare l'architetto romanizzato, Gianbattista Mathey
(1630-95). Alla fioritura dell'architettura sacra nel
periodo barocco contribuirono soprattutto anche Cri-
stoforo Dienzenhofer (v. m. nel 1722) e suo fi-
glio Chiliano Ignazio (v. 1690-1751), il quale però
dopo un primo periodo nel quale si riconnette al
Guarini adottò forme bormoniane. Una curiosa
interpretazione delle forme gotiche è offerta da Gio-
vanni Santini (1667-1723). Nella folla d'eccellenti
scultori del periodo barocco è da notare Ferdinando
Massimiano Brokoff (1688-1731) e Mattia Bernardo
Braun (1684-1738). Tra i pittori si rammentano in
Boemia Karel Skrét, formatosi in Italia (1610-74),
Pietro Brandl (1668-1735), e il freschista Venceslao
Lorenzo Rainer (1689-1743), in Moravia Giovanni
Giorgio Etgens (1693-1754), e Giuseppe Giovanni
Wintelhalter (1743-1807).
In Slovacchia lavora frattanto una serie di mac-
stri, tra cui lo scultore Giorgio Raffaele Donner
(v.), la cui attività si svolge ivi tra il 1728-39.
La scuola nazarena trovò il suo rappresentante
più cospicuo nel pittore F. Tkadlik (1786-1840) ed
ebbe un certo influsso sull'opera dello scultore Vá-
clav Levý (1820-70), formatosi a Roma. Il più grande
pittore boemo del secolo passato, Giuseppe Mánes
(1820-71) contribuì alla decorazione delle chiese, e
il più celebre scultore di quest'epoca Giuseppe Ven-
ceslao Myslbek (1844-1922), modellò il gruppo mo-
numentale di S. Venceslao nella piazza maggiore di
Praga, un Crocifisso, di squisito realismo, e la ma-
gnifica figura inginocchiata del card. Schwarzenberg.
Francesco Kysela (1881-1941) cominciò a suo
tempo le vetrate istoriate della cattedrale di Praga
proseguite poi da Max Švabinsky che è fra i più
noti artisti cecoslovacchi viventi (n. nel 1873). Nelle
arti decorative fu fecondo J. Fantan, nella pittura
sacra Felix Jenewein (1857-1905). Tra gli architetti
moderni acquistò nome nel campo dell'arte sacra
Camillo Hilbert (1869-1932); da ultimo Giuseppe
Gočár (1880-1945), ispiratosi al costruttivismo mo-
derno, progettò la chiesa di S. Venceslao a Praga.
Il nome dello scultore Ignazio Weirich (1856-1916)
è ben noto anche a Roma.

Bibl.: Čechoslovenská vlastivěda, parte 8. Unemž výtvarné
v Česlovensku, Praha 1935; Dějepis výtvarného umění v Čechách,
ivi 1931; Osmero knih o Praze, ivi 1948; Soupis pamatek histo-
richej a uměleckych v Království českém od pravěhu do XIX.
I-XLVIII, ivi 1902 srg.; Pohlady národního umění, ivi 1905;
J. Cibulka, Vědavová rotunda sv. Víta, Scáto včelavský sbor-
nik, I. ivi 1934; id., Kostel sv. Jiří na hradě pražském, ivi
1937; H. G. Franz, Die Kirchenbauten des Christoph Dientzen-
hofer, Brno-Monaco-Vienna 1942; id., Studien zur Barockar-
chitektur in Böhmen und in Mähren, ivi 1943; H. W. Herge-
mann, Die deutsche Baukunst Böhmen, Monaco 1943; K. Chytil,
Umění v Praze za Rudolfa II, Praha 1904; A. Kural, Gotické
sochářství v Čechách a na Morave, ivi 1947; J. Kvet, Italské vlivy
na pozadí románskou knizni malbu v Čechách, ivi 1927; D. Libal,
Gotické architektura v Čechách a na Moravě, ivi 1949; A. Ma-
tějček, Dějepis umění, ivi 1922-36; id., Le passionnaire de l'abs-
sence Ungondée, ivi 1922; id., Česká gotická malba (1350-1450),
ivi 1938; id., Dějiny umění v obrysech, ivi 1946; V. MENELAO, Stre-
dovek architektura na Slovensku, I. Praha-Presov 1937; J. Opitz,
Sochářství v Čechách za doby Lucemburku, I. Praha 1935; J. J.
Morper, Team Baptiste Mathey, Monaco 1927; J. Pešina, Pozdně
gotické deskové malbářství v Čechách, Praha 1940; A. Podlaha,
Parcueil na místa království českém, I-VII, ivi 1911; S. Oldrich,
Pražský Kostel, ivi 1936; V. V. Štěch, Sochář pražského baroku,
ivi 1933; V. VOLGATA, Sochářství XIX. st., ivi 1933; J. J. Dějec,
malba XIX. st., ivi 1942.

ORGANIZAMENTO SCOLASTICO. – La scuola negli anni
1918-38 era divisa in ceca, slovacca, tedesca, ungherese,
polacca e rutena. Comenius (v.) non stavano
alla base della educazione nella loro integrità in quanto
l'educazione religiosa, pietra angolare del sistema di Co-
menius, veniva ridotta ad una materia secondaria e non
obbligatoria. Sorgeva così una lacuna che si è pensato di
colmare con l'insegnamento della «dottrina del vivere
civile», che si proponeva di formare moralmente e politi-
camente lo scolaro dei primi tre gradi di scuola. Mancava
un testo unico per questo insegnamento ed è stata concessa
ampia libertà nella scelta del materiale da insegnare. Lo
studio della psicologia sperimentale veniva fomentato e fu
creato un «Istituto del lavoro umano», che aveva il com-
pito d'indagare sull'efficacia dei metodi di selezione nelle
scuole medie. La scuola media doveva selezionare la futura
classe dirigente, formando pure il carattere. Per vedere
con più chiarezza il carattere dello scolaro furono costituiti
degli accampamenti della durata di 3 giorni a Praga e Brno,
dove lo scolaro veniva esaminato da tutti i lati. Si tentò di
stabilire le inclinazioni pure con le prove psico-tecniche.
Praga ospitava una Università ucraina per gli Ucraini in
esilio. Mukáčevo, Užhorod e Malý Berezny erano i centri
della Chiesa unita, che si proponevano l'educazione degli
intellettuali e del clero, che un giorno avrebbero dovuto es-
sere i promotori della rinascita della gente ucraina in Rus-
sia e Polonia. La scuola non doveva perdere il suo contatto
con la famiglia e perciò furono istituiti i «comitati stude-
teschi» ed i «consigli dei genitori»; per non perdere con-
tatto con il mondo del lavoro manuale, quest'ultimo è di-
ventato una materia d'insegnamento principale nei primi
due gradi di scuola. La scuola negli anni 1945-49 ha abba-
donato l'indirizzo precedente per diventare sempre di più,
politicamente, una scuola di parte. La dottrina comunista
ha preso sempre più piede. Si è attuata la popularizzazione
dell'educazione, la lingua russa è stata introdotta in tutti i
gradi di scuola, si prevede un totale rinnovamento dei testi
scolastici, la ristampa dei testi antichi è provvisoria.
Particolare cura si è data all'insegnamento prescolastico,
che è stato diviso nei nidi d'infanzia dalle 6 settimane ai
3 anni e nella scuola materna dai 3 anni ai 7 anni; la fre-
quenza obbligatoria della scuola è stata protratta fino ai
15 anni (

V. BOEMIA; SLOVACCHIA)

Vedi Tavv. LXXIII-V. LXXIV.