CLIPEATA, IMMAGINE

CLIPEATA, IMMAGINE. - Con l'espressione "imago clipeata" che si trova già in Macrobio (Saturn., II, 3), si suol designare la figura o più spesso il mezzo busto d'una persona scolpita a rilievo o dipinta su di una superfice in forma di

Article illustration
(let. gellerie e murei Vaticani)
Clipeata, immagine - Ritratto romano del sec. in.
Vaticano, museo.

scudo. Questo tipo di ritratto (ε i κ ω ́ v γ ρ α π τ ἠ ἐ ω ἀ α), sorto originariamente in ambiente greco-orientale di età ellenistica come immagine di carattere eroico e poi come semplice riproduzione dei tratti fisionomici di grandi personaggi o di semplici cittadini, fu assai adoperato dai Romani a scopo funerario durante tutto il periodo imperiale. L'uso ce ne viene attestato fin dall'inizio del sec. III a. C.; Plinio infatti (Nat. hist., XXXV, 12) afferma che il console Appio Claudio pose clipei con ritratti degli antenati nel tempio di Bellona.
Particolarmente interessanti sono un rilievo del museo Vaticano ed un sarcofago dipinto di Kertsch perché mostrano rispettivamente l'uno la bottega d'uno scultore con un marmorato intento a terminare un ritratto a clipeo di una donna romana, l'altro lo studio di un pittore che, dopo aver appeso alla parete due clipei con i ritratti a mezzo busto, siede dinanzi ad un cavalletto. Le i. c. sui sarcofagi romani incominciano a divenire assai frequenti a partire dall'età degli Antonini ed anche i cristiani le adottarono largamente. Sui sarcofagi però, il busto o i busti dei defunti non sono in genere scolpiti su di una superfice conveasa a contorno circolare come quella di un clipeus, ma dentro una cavità semisferica ricavata il più delle volte nel centro della cassa o meno frequentemente sul coperchio, oppure anche, ma eccezionalmente, su di uno dei fianchi, come si vede in un sarcofago cristiano di Tolosa. Spesso il clipeo assume la forma di conchiglia, venendo così ad acquistare un maggior senso estetico, per il motivo assai decorativo delle scanalature e dato che la voluta presso la cerniera della conchiglia fornisce un grazioso supporto al busto o ai busti dei defunti. Non sempre però la trasformazione del clipeo in conchiglia si è compiuta interamente; talvolta, infatti, in basso è rimasta la caratteristica voluta, ma la cavità è priva di scanalature. Altre volte i clipei con i busti dei defunti sono sostenuti da geni, da eroti volanti, da vittorie, ecc., ma molto più frequenti sono quelli non sorretti da alcuna figura, incastonati cioè al centro della cassa del sarcofago tanto nel caso che questo sia strigilato, quanto nel caso che sia decorato a fregio continuo. Quando poi la fronte del sarcofago è divisa in due zone orizzontali, il clipeo si trova di solito nel regi-
stro superiore, invadendo però spesso, almeno in parte, anche quello inferiore. Formandosi a destra e a sinistra due spazi triangolari nel punto in cui il listello terminale della cassa del sarcofago incontra la parte superiore del clipeo, gli scultori cristiani pensarono assai ingegnosamente di riempire questi angoli con figure di poco volume e che potessero trovare un posto giustificabile nella parte superiore delle scene rappresentate; poiché la figura della ma oo di Dio sporgente dalle nubi per fermare il braccio d'Abramo o per consegnare a Mosè le tavole della Legge rispondeva bene allo scopo, per questo ai lati dei clipei si trovano pressoché costantemente queste due scene del Vecchio Testamento: il sacrificio di Abramo e la rivelazione del Sinai. L'arte cristiana usò inoltre le i. c. nelle pitture delle catacombe per raffigurarvi spesso il busto di Cristo (comesi vede, ad es., nella vòlta dell'arcosolio di Celerina del cimitero di Pretestato); nelle pitture delle basiliche per inserirvi i busti dei santi o (come a S. Paolo fuori le mura) i busti dei pontefici; nei musaici per farvi campeggiare (come frequentemente si vede nel centro delle cupole bizantine) il busto ieratico del Pantocrature.

BibL.: F. X. Kraus, Imago elypeata, in Realencyclopädie der christlichen Altertümer, II, pp. 29-30; J. A. Martigny, Imagines elypeatins, in Dictionnaire des antiquités chistiennes,3^{e}ed., Parigi 1889, p. 352 ; Ch. Daremberg-E. Saglio, Imago, in E. DarembergCh. Saglio, Dict. des antiquités grecques et romaines, III, p. 589 sgg .: H. Leclercq, Imago elypeata, in D. ICL., VII, II, coll. 302-303; A. Salatch, Imago elipeata et sinàe iveaninge, in Revue archéologique, 9 (1937), pp. 14-15; J. Bohnn, Die Imago elipeata, Ein Beitrag zur Portrait- und Typengeschichte, Paderborn 1937; G. Bocatti, Due simulacres elipeatines - antiemi, in Le arti, 4 (1942), pp. 172-80; G. Bovini, I sarcofagi palmeristiani, Città del Vaticano 1949, pp. 54-56.
Giuseppe Bovini