CONTINENZA

CONTINENZA. - *Continenta da contineo* (cum et teneo) nella sua prima accezione etimologica significa lo stesso atto del contenersi entro i limiti, che convengono alla ragione, senza oltrepassare a cose illecite. Perciò è astinenza dalle cose illecite (dev'apre) non solo però esterna, ma anche interna. In virtù di questa disposizione, come dice Cicerone «cupiditas consilii gubernatione regitur» (Cicerone, *Invent.*, II, 54, 164). E poiché le più forti nostre concupiscenze sono quelle che si alimentano ai desideri del cibo e delle soddisfazioni veneree, la c. in senso più ristretto è la disposizione a resistere ai nostri disordinati appetiti in questo settore. Così la c., come insegna S. Tomaso (*Sum. Theol.*, 2-2a, q. 145, a. unico), si riallaccia alla virtù della temperanza ed ha per oggetto materiale gli appetiti che portano l'uomo ai piaceri del senso e per oggetto formale contenere questi appetiti entro i limiti della ragione (loc. cit., q. 141, a. 1, 2; q. 155, a. 1 sgg.).

Usualmente però per c. si intende solo l'astensione completa dai piaceri carnali, com'è in S. Paolo (I Cor. 7, 9). Così intesa la c. si confonde con la castità e trova la sua più perfetta espressione nello stato di colui, che si vota irrevocabilmente alla castità interiore ed esteriore.

S. Tommaso nella sua accezione dipende da Cas

siano, per cui il concetto di castità è legato a quello di apathea, in dipendenza con la fisiologia assai rudimentale dell'epoca. L'impossibilità, la tranquillità del cuore e dello spirito costituiscono il punto culminante della perfezione monastica.

L'acquisto delle virtù non sarà perfetto che, se il monaco perviene a possedere la virtù ed a gioirne con impassibilità. Così nella materia di cui si parla «finché resta qualche attrattiva per la voluttà, non si è casti, ma continenti» (Collat., II, cap. 10: PL 49, 888). Il combattimento contro la carne e l'incertezza della vittoria non possono essere confuse con la castità perfetta che è «tranquillità inalterabile» (op. cit., II, cap. 11: ibid., 889-90).

Anche nella concezione tomistica la c. non è virtù in senso pieno, ma ha ragione di virtù nel senso che indica fermezza di animo. Ha infatti sapore di perfezione sentire i moti della concupiscenza, sia pur resistendovi, mentre la perfezione della virtù si ha con la castità, quando i moti divengono rari in seguito ad un soggiornamento dell'appetito sensitivo alla ragione.

1) La c. è quindi un abito piuttosto mobile, che ha sede non nell'appetito concupiscibile, ma nella volontà, che per mezzo della c. viene disposta alla resistenza alle prove concupiscenze, da cui si lascia dominare l'incontinente (loc. cit., q. 155, a. 3).

2) Dice ordine alle concupiscenze proprie del tatto, non in quanto moderatrice delle medesime (il che è proprio della virtù della temperanza), ma come animatrice della resistenza (loc. cit., ad 1, 3).

3) Di conseguenza la c. differisce dalla temperanza, come ciò che è imperfetto differisce da ciò che è perfetto e compiuto. L'uomo che ha la virtù della temperanza, ha assoggettato il suo appetito concupiscibile alla ragione: l'uomo continente resiste, ma non ha il pieno controllo dello stesso appetito (loc. cit., a. 4).

Alla c. si oppone l'incontinenza, che si ha:

a) quando la volontà cede alle passioni, prima di prendere consiglio dalla ragione e la concupiscenza non viene frenata o per eccessiva fretta o per troppa veemenza della passione;

b) quando l'uomo è incostante in quelle cose, che la ragione ha consigliato e su cui ha pronunziato il suo giudizio ed allora manca per debolezza.

L'incontinenza è peccato per una doppia ragione: perché l'incontinente recede da ciò che è secondo ragione e di più si immerge in turni soddisfazioni.

L'incontinenza tuttavia è minor peccato dell'invito, perché l'invito è meno peccato dell'invito, perché l'invito è meno peccato dell'invito, perché l'invito è più forte in relazione con l'incolume (loc. cit., ad 2). Per mantenersi continenti, occorre ricorrere ai mezzi necessari per essere casti, essendo la c. castità (v.). Inoltre è utile e necessario sviluppare il senso di tutto ciò che è grande, forte, puro in tutti i campi della vita spirituale, coltivare la volontà del bene; fare questa volontà risoluta, indipendente e tenace, in particolare presentare l'ideale di una vita veramente casta, come un grande valore nella vita. È necessario inoltre coltivare un pudore delicato, il pudore istintivo, che non è il riserbo segreto di un'anima ammalata, ma il rispetto del proprio corpo, che procede da un'anima sana. Per la c. periodica V. OGINO-KNAUS-SMULDERS (teoria di

BIBL.: A. L. Esquier, La continence est-elle nuisible?, Bordeaux 1911; G. Baumgartner, Enthaltbarkeit, in LTHK, III, col. 607; M. Lepore, La purezza, forza del corpo, Torino 1938; E. Paganuzzi, Puresza e pubertà, Brescia 1943; L. Scremin, La c. sessuale giovanile e l'igiene, Torino 1944; A. Gemelli, La soddisfazione, in LTHK, III, col. 619-620; A. G. Smulders, La soddisfazione, in LTHK, III, col. 621-622).

A. Sidluskaitė, La psicologia dell'età evolutiva, Milano 1945; B. M. Murkelbach, Summa theologiae moralis, 5a ed., III, Parigi 1947, nn. 1020-32, pp. 961-64; L. Guarnero, L'età difficile, Torino 1948; A. Niedermeyer, Handbuch der speziellen Pastoralmedizin, I: Das menschliche Sexualleben, Vienna 1949.

Pietro Palazzini