CONTINGENZA

CONTINGENZA. - Nel suo significato generico c. è l'accadere «tanto necessario come non necessario o possibile» (Aristotele, Anal. Pr., I, 3, 25 a 37). Nell'uso filosofico indica il contrario di ciò che è necessario ed è quindi pressoché sinonimo di «possibile», di «ciò che può essere o non essere», nell'ambito del pensiero, dell'essere o del divenire. Il Waitz sostenne una netta differenza fra «possibile» e c., ma prevale l'opinione difesa da H. Maier (Die Syllogistik des Aristoteles, I, Tubinga 1896, p. 194) che Aristotele usa i due termini come sinonimi (Anal. Pr., I, 10, 13, 15, 21; Anal. Post., I, 6, 74 b 38) e che i criteri dati per l'uno sono quelli dati per l'altro (Anal. Pr., I, 13, 32 a 18; Physic., VIII, 1, 243 a 11; Met., X, 3, 1047 a 26). La sola differenza è che c. accentua più il fatto che la possibilità è radicata in una «bavaglia» reale (cf. W. D. Ross, Aristotle's Metaphysics, II, Oxford 1928, p. 245).

In logica sono dette contingenti le proposizioni nelle quali la connessione fra soggetto e predicato è indifferente: «l'uomo è bianco», «Socrate cammina» (Anal. Pr., I, 13, 32, a 18). In metafisica si distingue una c. ad esistere ed una c. ad operare; tutte le modalità della c. sono ricondotte a due radici, la «materia» per i corpi e la «libertà» per le sostanze spirituali. Se tutto fosse necessariamente determinato avrebbero ragione i meccanicisti e i fatalisti, ma così non è (De Interpr., 9, 19, a 7 sgg.). Poiché la «materia prima» è potenza pura, è e resta di per sé disposta a ricevere tutte le «forme» corporali. Quando perciò è sotto una forma, non vi è legata per sempre, ma resta in potenza a tutte le altre forme, sotto le quali di fatto può successivamente passare, quando per l'azione delle qualità contraire il corpo si corrompe e si genera una nuova sostanza. C. è quindi sinonimo di «corruttibilità»: «Quod aliqua quandoque sint et quandoque non sint, habent ex materia in quantum subicitur privationi vel formae» (S. Tommaso, Comm. in De Coelo et Mundo, I, lect. 29, ed. Parm., XIX, p. 75a). Perciò le sostanze spirituali, che nella metafisica tomista sono prive di qualsiasi materia, non vanno dette contingenti ma necessarie (ovvero immortali): «Ea vero quae ab eo sic producita sunt ut in sempiternum sint, habent potentiam et virtutem ad semper essendum et nullo modo ad hoc quod aliquando non sint» (ibid., p. 75b; De Pot., q. 5, a. 3; C. G. G. III, 30): dottrina che sta a fondamento della terza via (Sum. Theol., 1a-2a, q. 3). I neoscolastici si attengono di solito al vago significato welfiano di c., quale sinonimo di ciò che è finito, creato.

Si parla di «c. nell'operare» tanto nell'ordine corporeo quanto in quello spirituale. Le sostanze intelligenzi che hanno per oggetto adeguato del loro operare e tendere il Bene universale, restano «libere» di fronte ai beni particolari finiti ed ai mezzi non necessari al fine ultimo. Ma anche nel mondo corporeo si danno cause contingenti. Mentre alcuni effetti provengono di necessità (naturale) perché caratteristici di una data natura, ad altri essa è inclinata bensì, ma può essere impedita dall'intervento di altra causa; ad altri infine essa non è che in potenza remota e non è determinata più all'uno che all'altro se non dal confluire (concursus) di altre cause, o dal verificarsi di certe precise condizioni che sono parimente contingenti (S. Tommaso, Comm. in Perilhem., I, lect. 13-14, ed. Parm., XVIII, p. 30 sgg.). È ciò che si dice avvenire secondo il «caso» (nei fatti naturali) o la «fortuna» (nei fatti umani).

Boutroux (v.), nell'intento di salvare la libertà umana, propose una «filosofia della c.» secondo la quale nel mondo

tanto dei corpi come degli spiriti, non v'è alcuna legge che sia necessità assoluta: «I principi supremi delle cose sarebbero ancora delle leggi, ma leggi morali ed estetiche, espressioni più o meno immediate della perfezione divina» che è pura e perfetta «spontaneità» alla quale le creature tutte partecipano benché in forme e gradi diversi (p. 169).

Bibl.: H. Bonitz, Index Arist., Berlino 1870, 249 a 30 seg.; J. Maritain, Sept leçons sur l'être et ses premiers principes, Parigi 1905; E. Boutroux, De la contingence des lois de la nature, ivi 1905; E. Troeltsch, Die Bedeutung des Begriffs der Kontingenz (Ges. Schriften, 2), Tubinga 1922, p. 760 seg.; M. Freudlich, Zur Entstehung des Terminus - contingens, in Philos. Jahrbuch, 47 (1934), pp. 432-40; C. Fabro, La nozione tomista di c., in Riv. di filo. neoscolastica, 30 (1938), pp. 132-49.

Cornelio Fabro