CRIVELLI, CARLO e VITTORE. - Pittori: CARLO n. a Venezia tra il 1430-35 e, ivi m., tra il 1493-95. Si formò sulla scuola padovana e subì l'influenza di Roger van der Weyden, attraverso qualche suo se-
guace. Svolse la maggior parte della sua attività nelle Marche, dove si rifugiò, fuggendo da Venezia per una condanna subitavi (1457). Nel 1478 lo si trova in Ascoli Piceno; nel 1488 era a Camerino.
Lo svolgersi della sua attività si può agevolmente seguire attraverso una serie di molte opere firmate e datate, dal 1468 (polittico della galleria di Urbino) al 1493 (Incoronazione di Brera, già in S. Francesco a Fabriano). Dal Mantegna e dalla scuola padovana trasse l'incisività del segno, il vigoroso senso plastico, il colorito nitido e fermo, l'amore per le decorazioni di festoni di frutti e di fiori, di stoffe e di marmi preziosi, ma fin dagli inizi modificò tali moduli con quel senso decorativo che, sempre più raffinato, costituisce la principale attrattiva delle sue pitture. Ad esso si subordinano i particolari architettonici degli sfondi, le vesti delle figure, e persino i lineamenti dei loro visi sconvolti dalla sofferenza. Il disegno è rigido e tagliente, le figure sacre ieraticamente severe, l'espressione degli affetti, specie in quelle atteggiate a dolore, portata fino all'esagerazione.
Tra le opere principali si ricordano: il polittico con la Madonna e i santi (1481), la Madonna (1482) e la Pietà, tutte nella pinacoteca Vaticana; l'Annunciazione nella galleria Nazionale di Londra (1486), deliziosa per i particolari di un raffinato realismo decorativo; la Madonna della candeletta e l'Incoronazione (1493) della galleria di Brera, esempio compiuto di quanto può l'arte del C.
Carlo C., non grande maestro, va collocato tra gli artisti più sinceri di ogni tempo e di ogni regione e nelle sue pitture spesso attira più dei grandissimi. I suoi modelli, insieme a quelli di altri veneziani, ebbero gran parte nella formazione della scuola marchigiana.
VITTORE, suo fratello (n. a Venezia ca. il 1445, m. tra il 1501 e il 1502) fu stretto imitatore di lui; restano numerose sue opere prive di originalità nella galleria di Brera, in varie chiese e raccolte delle Marche e in collezioni italiane e straniere. - Vedi tav. LX.