ERASTO, THOMAS

ERASTO, Thomas. - Teologo e medico tedesco svizzero, che elencizò il nome originario Lieber in Erasto, il più amato; n. a Baden Dourlach (Svizzera) nel 1524, m. a Basilea nel 1583. Compiuti gli studi a Basilea e a Bologna, fu nominato nel 1557, dall'elettore palatino Ottone Enrico, professore di medicina nell'Università di Heidelberg. Morto l'elettore nel 1559, il suo successore proscrisse dai suoi Stati il cattolicesimo e il luteranesimo. I calvinisti trionfanti pensarono subito di imporre le dottrine ed il regime calvinista. Uno di essi, Giorgio Wither, esiliato inglese, pubblicò alcune tesi sulla scomunica asserendo che essa era «di cure divino» e indipendente dall'autorità civile. E. che professava dottrine zuingliane fu a capo dell'apposizione e pubblicò la Explicatio gravissima quaestionis dove in 75 tesi confutava la dottrina del Wither. Prevalsero i calvinisti ed E., scomunicato, abbandonò Heidelberg e si ritirò a Basilea dove morì.

La dottrina di E. può così riassumersi: la Chiesa non ha nessun diritto e nessuna potestà di infliggere censure o scomuniche. Dio le ha conferito il potere delle chiavi che consiste nella sola predicazione della parola. La Chiesa deve'essere soggetta allo Stato cristiano, dal quale le deriva l'autorità. Nega quindi che l'autorità civile sia soggetta alla censura della Chiesa, permette l'appello dal tribunale ecclesiastico al civile, giacché questo è il supremo tribunale di tutte le cose dello Stato.

Ciò suscitò lotte e dissensi, da cui derivarono: una forte corrente di individualismo religioso tra gli Inglesi (quaccheri); irrigidimento di tutte le sette opposte a qualsiasi autorità ecclesiastica (battisti e congregazionalisti); esagerata opinione della suprema autorità dei tribunali civili del Parlamento condensata nella dottrina professionalità di Hobbes (1588-1679: Leviathan, III, 42) che essere cristiano non è obbligatorio, se non viene sancito da un atto del Parlamento o da altra competente autorità secolare.

L'erastianismo, che corrisponde quasi a quello che comunemente è detto cesaro-papismo, attualmente in Inghilterra ha preso una piega alquanto differente da quella dei primi erastiani.

Al principio nacque e si propagò fra nazioni quasi totalmente e ufficialmente protestanti, riservando la giurisdizione coattiva, anche in casi ecclesiastici, ai soli magistrati civili, che si supponevano tutti cristiani e appartenenti ad una sola seta, volendo evitare che nello stesso Stato ci fossero due giurisdizioni. Insegnava infatti che il magistrato civile, rappresentante dell'autorità statale, era l'unica persona autorizzata per castigare i delitti, e, come la scomunica involge qualche specie di castigo, non si poteva infliggere senza la sua sanzione.

Ma ora l'autorità civile, specialmente nel caso del Parlamento d'Inghilterra, risiede in uomini di varie religioni o di nessuna, con poteri in una nazione che tollera tutte le religioni; ed il Parlamento ha il diritto di giudicare anche in materia di fede, ma solo sulla Chiesa d'Inghilterra; le questioni religiose, almeno le più importanti, sono giudicate da tribunali civili (Privy Council, House of Lords, House of Commons) nei quali i magistrati possono essere agnostici. Con ragione dunque il Benham dice che

erastinismo significa la dottrina della supremazia dello Stato in materia ecclesiastica, e l'incompetenza del potere ecclesiastico a cambiare le proprie leggi senza il consenso dello Stato. I vescovi anglicani pretendono che la loro autorità viene direttamente da Dio, giacché il re o la regina d'Inghilterra non possono né ordinare nuovi ministri né consacrare vescovi, ma di fatto esiste e vige ancora in Inghilterra l'art. 37 di religione e la giurisdizione ecclesiastica dal re è passata allo Stato (al Parlamento) il quale lo fa sentire nell'elezione dei vescovi più ancora con il suo "veto" come quando si tratto di fare alcuni cambiamenti nel Prayer Book.

Bibl.: Joh. Fene. Buddeus, *Isagoge*, Lipsia 1730, pp. 734-739; J. H. Blunt, *S. V. in Dictionary of Doctrine and Theology*, Londra 1871, p. 148; W. Bernham, *S. V. in The Dictionary of Religion*, 1875, p. 395; S. L. Ollard e Gordon Cross, *S. V. in Dictionary of English Church History*, 1872, p. 260.