FARMACISTA

FARMACISTA. - Il f., medico (v.), ha in comune con lui, sebbene in sottordine, la nobiltà e l'importanza della missione. Anche la professione del f. è perciò gravida di molte responsabilità, specialmente oggi, dato che la principale attività del f. non è più, come in passato, quella di attendere, nel suo modesto laboratorio, alla preparazione dei medicinali, ma quella di farsi vivente, dottore d'una colluvie di specialità e di prodotti brevetati che l'industria farmaceutica mette in commercio.

Si pongono perciò al f. due quesiti morali: è lecito sostituire le specialità con altri prodotti pari di sua fabbricazione? e come deve regolarsi circa la pubblicità?

In merito al primo, la giustizia vieta l'imitazione fundamental della prodotto e la sua introduzione in commercio con il termine brevettato. Una tale contraffazione è anche punibile a termini di legge (cf. Cod. pen., artt. 473). La sostituzione invece delle specialità con prodotti pari, di uguale o forse maggiore efficacia curativa, si può dire illecita, almeno quando il richiedente non presenta ricetta medica ed è avvertito della sostituzione. Questa appare anzi giustificata e commendevole quando, p. es., l'alto costo della specialità indurrebbe il cliente a privarsi dell'acquisto, e quando il valore terapeutico del prodotto specializzato è dimostrato scorso o nullo. Non è infatti raro il caso di una pubblicità imprudente e facilmente chiesta, approfittando delle disposizioni psicologiche del pubblico, annunci come infallibili medicinali di poco o nessun valore curativo (cf. G. Lami, Questioni d'osteologiche in tema di specialità medicinali, in Studium, 44 [1948], p. 25 sg.). Dovrebbe perciò essere cura del f. esaminare la composizione dei medicinali brevettati e specializzati onde controllare l'effettiva composizione.

Anche nel caso di richiesta con ricetta medica non si può dichiarare senz'altro illecita la sostituzione quando risulta che il medico non si è preoccupato tanto del nome quanto dell'efficacia del rimedio prescritto.

come sostanze chimicamente definite, capaci di determinare una variazione funzionale attraverso una modificazione chimica o chimico-fisica del protoplasma cellulare (non quindi attraverso una modificazione fisica). Lo scopo è il compito della f. meglio si apprezzano confrontandoli con quelli della fisica logica. Sostanze chimicamente definite si adoperano in fisiologia con lo scopo di studiare le modificazioni funzionali, e in questo senso Cl. Bernard ha coniato (1856) la significativa espressione che medicamenti e veleni sono, nelle mani del fisiologo sperimentatore, "veri reattivi della vita". Ma per la f. le modificazioni funzionali non sono lo scopo dell'indagine, ma il mezzo: si studiano le variazioni funzionali come mezzo per giudicare delle variazioni chimiche chimicofisiche che hanno prodotto quelle variazioni funzionali. In questo senso le variazioni funzionali sono state felicemente paragonate dal Sabbatani al variare del colore degli indiritori nella chimica.

Vero è che il farmaco quale lo si conosce, nei suoi caratteri chimici e chimicofisici, non sempre resta immodificato quando va a contatto del sangue del tessuti; quindi compito della f. è studiare anche come il farmaco si modifica nell'organismo. Scopo della f. come scienza biologica sarebbe di arrivare, attraverso lo studio dell'attività di sostanze e costituzione chimica nota, sino a conoscere struttura e dinamismo del protoplasma, cioè a penetrare il meccanismo della vita. Frattanto, più modestamente, la f. serve a dare base scientifiche (sottraendo all'empirismo) alla terapia con mezzi chimici (distinta dalla terapia fisica) da altre forme di terapia).

Da un punto di vista concettuale si può osservare che la definizione che si è data di f. ha valore solo se si ammette l'indipendenza della chimica di fronte alla fisica. Se la chimica si riducesse a fisica, la definizione dovrebbe modificarsi. Ma ricordando che è la scala di osservazione che crea (o delimita?) il fenomeno, e che la f. come la chimica, è una scienza del macroscopico, la ragion d'essere della f. è la stessa di quella della chimica.

È chiaro che la f. si vale dell'esperimento sugli esseri vivi o su parti sopravvivenenti. Esperienze farmacologiche si eseguiscono quindi su piante (sono piante i microorganismi sui quali si provano i disinfettanti e alcuni chemioterapici), su protozoi e su animali di ogni tipo, classe e specie. Ogni specie serve a mettere a contatto il farmaco con la cellula viva; ma mentre il vivente cellulare si pone a contatto con il farmaco attraverso tutta la superficie del corpo, nel metodo, per arrestarci agli animali, ci sono vie di introduzione dei farmaci, naturali o artificiali.

Cellule isolate dei metazoici come i globuli rossi e organi sopravviventiti (cuore, occhio di rana) sono a loro volta ottimi reattivi per la ricerca biologica dei farmaci, i quali su substrati relativamente piccoli possono agire a dosi proporzionalmente piccoli, si deve prendere in considerazione che la natura e la dose del farmaco adoperato (ricerca e dosaggio biologico dei farmaci). Concetto fondamentale in f. è quello di dose: è la dose che fa il veleno; perché una sostanza qualsiasi può, a seconda della quantità, essere alimentata, farmaco, veleno. Come esempio può servire il cloruro sodico che normalmente prende parte al ricambio, la cui mancanza negli alimenti è risentita, con il bisogno di introdurlo, e del quale è pur nota una quantità che è letale. Ma il concetto dose essendo in ultima quello di un rapporto fra il peso vivo sul quale il farmaco agisca, e il peso del farmaco, non deve trarre in inganno il fatto che pesi estremamente piccoli di farmaco agiscano su pesi vivi proporzionalmente piccoli. È facile allora parlarle di dosi minime ed è possibile che la medicina

omopatica cerchi in questi risultati sperimentali qualche appoggio presto. Ma se si tiene presente il rapporto fra la quantità ponderale del farmaco attivo il peso della materia viva sulla quale ha agito, le cosiddette dosi minime si dimostrano tali solo in rapporto alla piccola quantità di materia viva (ad es., la massa di un globulo rosso), e nulla hanno in comune con le dosi (concentrazione) della omeopatia.

Si distingue la f. generale, la f. speciale, la f. terapeutica. La generale tratta di ciò che è comune ai farmaci, indipendentemente dalla loro azione elettiva. La specifica: assorbimento, modificazioni che subiscono nell'organismo, distribuzione, eliminazione, condizioni e fattori che ne modificano l'azione. La speciale tratta dell'azione dei farmaci a seconda della loro classificazione chimica. La terapeutica è una compito preparatorio, critico, interpretativo dalle applicazioni terapeutiche dei farmaci (Meneghetti).

Fra i progressi recenti della f. van ricordati quelli realizzati dalla chemioterapia a partire dallo Ehrlich fino alla scoperta e all'applicazione delle sostanze "antitiotiche", come la penicillina e la streptomicina.

Bun: Per la storia: S. Dale, *Pharmadoxika, seu manuductio ad materiam medicam*, Londra 1693, e Berna 1696. Per il concetto di f. come reattivo, C. Bernard, *Leçons sur les effets des substances toxiques et médicamentées*, Parigi 1857; nuova ed. 1883. Per solidi concetti di f. generale, E. Meneghetti, *Emmeni di f. e farmacoterapia*, Padova 1934 e edizioni seguenti. Fra le opere classiche di f. descrittive: G. Gaglio, *Trattato di f. terapia*, Milano 1926. Sugli orizzonti della chemioterapia, A. Fleming, *Chimioterapia*, trad. franc., Parigi 1947. L'opera più vasta è *Handbuch der experimentellen Pharmakologie* cominciato sotto la direzione dell'Heftter e continuato da Heubner e Schuller, Berlino 1926 sigg. con gli *Ergänzungen* (aggiornamenti fino al 1939). Per la storia dei rapporti fra farmacia, medicina, botanica e f., A. Benedicenti, *Malati, medici e farmacisti*, Milano 1924. Per la farmacoterapia degli animali medici, E. Frohacker, *Lehrbuch der Antimimetiktheorie für Tierärzte*, Stoccarda 1921. Per le dosi tossiche e letali dei farmaci sui comuni animali da esperimento, raccolte in tabelle, F. Flury e Zernik, *Zusammenstellung der toxischen und letalien Dosen für die gebrauchlichsten Gifte und Versuchstiere*, in *Handbuch der biologischen Arbeitsmethoden*, 4a sez., parte 7a. Luigi Seremin