FERRO BATTUTO

FERRO BATTUTO. - La lavorazione con intenti artistici del f. b., cioè del ferro martellato, sbalzato e intagliato, ebbe la sua prima diffusione in Francia, in Germania e in Spagna, intorno al sec. XII. Già le prime opere ornatissime ed esuberanti dimostrano il grado di perfezione raggiunto da tale artigianato. Risalgono a quel periodo esempi mirabili, come i cancelli del duomo di Puy in Francia e quelli dell'abbazia di Marcevals in Spagna; di un secolo dopo sono le splendide imposte di Notre-Dame a Parigi e della cattedrale di St-Gilles in Vandea (v. CANCELLO).

In Italia l'uso di utilizzare il ferro come elemento di decorazione si afferma solo nel Trecento con opere notevolissime come le cancellate di S. Corona a Vicenza, quelle delle Arche scaligere a Verona ed altre, specie in Toscana, ove l'impiego del f. b. prese un notevolissimo sviluppo per tutto il sec. XIV e il XV.

I documenti parlano del senese Conte di Lello che con il figlio Jacopo batteva nel 1337-38 le cancellate

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(Ist. Alinari) FERRO BATTUTO - Lanterna in f. b. Opera del Caparra - Firenze. Palazzo Guadagni a S. Spirito.
per il duomo di Orvieto, e di Pietruccio di Betto che,
anche nel 1338, lavorava a S. Miniato al Monte a Fi-
renze, oltre che di numerosi altri artigiani, grandemente
operosi nelle città toscano. A Siena, nel 1360, un fran-
cese, Bertino di Pietro, di Rouen in Normandia, costruiva
un primo orologio pubblico; più tardi, nel 1384, bat-
teva le cancellate per il Duomo, adattando il gusto
natio fiorito ed esuberante alla gentile tradizione
senese.

A Firenze, gli artigiani del f. b., riuniti nella corpo-
razione dei fabbri fin dal sec. XIII, costruiscono oggetti
d'uso pratico come fanali, campanelle, portafiaccole e
lanterne, fra cui quelle, celebrate anche dal Vasari, che
Niccolò Caparra batté per gli Strozzi, oggi a Palazzo
Guadagni.

Dalle esperienze gotiche, nelle quali si inserivano con
maggiore facilità i frastagliati ornamenti in f. b., si passò
poi alle più serene forme rinascimentali. Si ricordi, fra
le altre, la cancellata della Cappella Castelli in S. Pe-
tronio a Bologna, del 1483.

Nel Cinquecento la decorazione fu ancora più so-
bris, secondo l'ispirazione della architettura del Bramante,
dei Sangallo, di Michelangelo, del Vignole, del Sanso-
vino, ecc.

L'abbondanza decorativa riprese invece vigore nel-
l'epoca barocca con una esuberanza analoga a quella del
periodo gotico, specie oltremontano. Si costruirono pa-
rapetti per balconi e finestre (suo da citare magnifici
esemplari nelle case di Siena, di Lucca, di Genova, di
Venezia, quelli della sinagoga a Padova, ecc.), inferriate
ricchissime come quelle della Biblioteca Bertoliniana a
Vicenza, del Palazzo Aldovrandi a Bologna, dell'ex-con-
vento di S. Maria in Gradi a Viterbo, del Palazzo Sal-

vadego a Brescia, delle chiese della Missione e di S. Fran-
cesco a Torino.

Il f. b. barocco e rococò segue le stesse involuzioni
dell'architettura e della scultura ornamentale e con esse
direttamente partecipa all'effetto decorativo dell'insieme.

Anche nelle arti minori il f. b. ebbe in quei secoli
un vasto repertorio, che si affermò soprattutto nella fat-
tura di oggetti della suppellettile ecclesiastica come pa-
liotti (quello della cartosa del Galluzzo presso Firenze),
candelabri, portafiaccole, torcere, lanterne da proces-
sione, ecc.

Nei secc. XIX e XX l'impiego del f. b. decade e solo
sporadicamente si hanno, in Italia e all'estero, brevi ri-
svvegli artigiani. Le opere, da prima ispirate alla fredda
decorazione neoclassica, ricevono un'impronta geniale ver-
so la metà del secolo scorso, ad iniziativa del Viollet-
Le-Duc. Infine, verso gli ultimi anni del secolo e i primi
del Novecento, un nutrito gruppo di artisti italiani ri-
prende tale uso ottenendo ottimi risultati. Particolarmente
notevoli i f. b. lavorati da A. Gerardi per la basilica di
Getsemani. - Vedi tav. LXXX.

BIBL.: O. Schulze, Etudes sur les ferrures d'art italiennes au moyen-âge et sous la Renaissance, in L'Art, 32 (1883), pp. 192-98; 33 (1883), pp. 74-78; M. Timi, La moderna arte del ferro, in Dedalo, 4 (1923-24), pp. 512-30; G. Marangoni, Il f. b., in Rivista per gli amatori della casa bella, 7 (1928, xii); G. Fer- reri, Il ferro nell'arte italiana, 3ª ed. Milano a. d.; A. Pedrini, Il f. b. sbainato e recollato nell'arte italiana, ivi 1929 (con vasta bibl.); A. Petronelli, a. v., in Enc. Ital., XV (1932), pp. 103-107 (con bibl.). Giovanni Carandonte
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“FERRO BATTUTO.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 725. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/ferro-battuto.