GHETTO. - Quartiere in cui gli Ebrei avevano l'obbligo di abitare, a differenza dei quartieri in cui gli Ebrei in talune città si concentravano di loro libera volontà per poter vivere tranquillamente secondo i costumi aviti. I g. erano recintati da un muro e provvisti d'un cancello che restava chiuso di notte.
La separazione libera fu favorita da vari concili, da quello di Narbonne nell'anno 1050 in poi. L'abitato ebraico doveva trovarsi possibilmente lontano dalle chiese. Paolo IV assegnò nel 1555 agli Ebrei di Roma e delle altre città dello Stato pontificio quartieri appartati. La denominazione «g.» per Roma ricorre la prima volta in una bolla papale del 1562. Nel 1516 sorse il g. di Venezia, ma un quartiere ebraico appartato, sia pure senza la denominazione «g.», esisteva a Torino già nella prima metà del sec. XV. Non sempre e non ovunque gli Ebrei erano malcontenti del g. L'emancipazione portò con sé l'abolizione del g. A Roma il g. rimase fino al 1870.
L'equivalente ebraico più in uso per indicare il g. fu hásér. Errate sono le derivazioni del vocabolo g. dall'ebraico géth, «divorzio», «ripudio»; da (Bor)ghetto; dal volgare guetto (sudicio); dal greco γέτζαν; dal gotico gatvo (strada, Gasse); ma anche la derivazione da «getto» presenta delle difficoltà in quanto nel dialetto veneto si avrebbe dovuto avere «zetto» sul tipo giudecca-zudeca,

(fot. Alinari)