GIGANTISMO. - La denominazione indica un
particolare sviluppo delle proporzioni corporee e spe-
cialmente dell'altezza che siano al disopra dei limiti
della normale variabilità fluttuante individuale.
La statura dell'uomo è un elemento variabile entro
termini fissi legati a fattori climatici ed ereditari, parti-
colarmente di razza. Eliminate le misure estreme proprie
di alcuni popoli, Pigmei dell'Africa (Accas) con statura
media di 138 cm., Scozzesi di Galloway e del nord con
statura media di 178-79 cm., può dirsi che le variazioni
normali dell'altezza dell'umanità oscillino tra 154 e 175 cm.
con la media di 165 cm. Spostandosi notevolmente da tale
media si manismo (v.),
con stature al disotto di 125 cm., e nel g. al disopra dei
199 cm.
Nel g. la statura può raggiungere e sorpassare i due
metri e mezzo, conservandosi armoniche le proporzioni
sugli altri diametri del corpo o assumendo questo parti-
colari disarmonie per l'aggiungersi di note di acromegalia
(v. ENDOCRINE, GLANDOLE, GLANDOLÉ). Esso di rado è famigliare;
nella sua forma pura è esclusivo del sesso maschile e
rappresenta per l'individuo una vera nota di minorazione;
il soggetto, infatti, in un terzo dei casi, è affetto da diabete,
muscolarmente astenico, presenta particolare fragilità
organica; malamente resiste alle malattie, è di scarso
valore psichico («homo longus raro sapiens») e di fiacca
volontà. A tale quadro, spesso si trovano associati impotenza (v.). La
vita dei giganti è breve, di rado sorpassano i 30-40 anni;
tutto ciò in contrasto con la credenza e le descrizioni
mitologiche ed eroiche, che facevano dei giganti esseri
di particolare forza fisica e di valore supernormale.
Il g. è attualmente attribuito esclusivamente all'iper-
funzione della porzione anteriore dell'ipofisi con iper-
formazione dell'ormone di crescenza (somatotrophic hor-
mone STH) che fa sentire la sua azione stimolante sullo
sviluppo scheletrico.