GRIMALDI, GIACOMO. - Sacerdote, erudito, n. a Bologna ca. il 1560, m. a Roma il 7 genn. 1623. Entrò giovanissimo al servizio della Basilica Vaticana, quale chierico soprannumerario (1581), poi sacrista, archivist, chierico beneficiato (1602).
1588 e in tale qualità partecipò al Concilio Lateranense. Il 19 genn. 1517 successe allo zio nel patriarcato di Aquileia. Clemente VII lo creò cardinale il 3 maggio 1527.
Fu anche amministratore della diocesi di Concordia e dal 1544 vescovo suburbicario di Porto. Rinunziò varie volte all’episcopato di Ceneda e al patriarcato di Aquileia a favore di fratelli e parenti, rientrandone in seguito di nuovo in possesso come amministratore o per diritto di regresso. Rivendicò i diritti di Aquileia e della parte di territorio occupata dall’Austria, alla Dieta di Worms (1521) e al Convegno di Bologna (1529), ed ebbe liti giurisdizionali con la Repubblica veneta per Ceneda. Nella lotta tra Carlo V e Francesco I fece opera di pacificazione al Convegno di Busseto. Nel 1535 fu legato di Perugia, infestata dai Baglioni, e seppe riportare la quiete in tutto il territorio umbro; nel 1544 fu legato di Parma e Piacenza. Fece parte delle varie Commissioni istituite da Paolo III per la riforma degli officiali dello Stato Pontificio, della Cancelleria e per gli affari del Concilio. Partecipò al Conclave nel quale fu eletto Paolo III. Protettore di letterati ed artisti, godeva fama di grande dottrina. Pubblicò anonimo un Commentarium in Epistolas Pauli ed Romanos et Galatas (Venezia 1542).