GRISAR, HARTMANN. - Gesuita, storico, archeologo e apologista, n. a Coblenza il 22 sett. 1845, m. a Innsbruck il 25 febbr. 1932. Dopo i primi studi in Coblenza, passò a Münster, a Innsbruck, nel convitto dei Gesuiti, poi a Roma nel Collegio Germanico-ungarico. Ordinato sacerdote, entrò a Roma nella Compagnia di Gesù il 24 nov. 1868. Andato in Austria nel 1870, venne chiamato alla cattedra di storia ecclesiastica nella Facoltà teologica di Innsbruck.
Nella Storia di Roma nel medioevo di Ferdinando Gregorovius mancava l'elemento principale, costituito dal fatto che Roma è il centro della Chiesa cattolica; H. G. si accinse a riprendere il tema e stabilì il disegno della sua opera quasi come « una storia civile del papato nel medioevo sullo sfondo della storia di Roma ». Divise la materia in sei volumi: il 1° dal sec. IV al VI, il 2° da Gregorio Magno all'era carolingia, il 3° da questa alla lotta delle Investiture, al tempo di Gregorio VII, il 4° fino alla caduta degli Hohenstaufen, il 5° fino a tutto il tempo della residenza papale in Avignone, il 6° fino ai papi del Rinascimento per ricollegarsi alla Storia dei papi dalla fine del medioevo del suo collega nell'Università di Innsbruck, Ludovico von Pastor.
Il I vol., dal titolo Storia di Roma e dei papi del medioevo, parte 1°, Roma sul finire del mondo antico, cominciò ad uscire in dispense nel 1898; nel 1900 si ebbe la prima edizione italiana, seguita da quella tedesca nel 1901, dalla francese nel 1906, dalla seconda edizione italiana nel 1908, dalla inglese nel 1911-12 e dalla terza italiana con introduzione di A. Bartoli nel 1930.
Il G. iniziò con una limpida descrizione di Roma nel momento dell'agonia del paganesimo, descrivendo poi lo stato dell'Urbe e del papato, al tempo della dominazione gotica, per passare ai rapporti di Roma con la corte bizantina e i Goti, fino al ristabilimento del potere imperiale, in Italia; quindi al periodo di Narsete e dei primi esarchi fino alla decadenza continua dello Stato romano, mentre, al contrario, aumenta sempre più lo sviluppo della vita della Chiesa. L'autore, con una sapiente scelta di illustrazioni, mette sotto gli occhi del lettore l'evidenza della trasformazione cristiana nella città, dando contemporaneamente la storia delle istituzioni e l'evoluzione della vita civile e religiosa, fondendola con quella dei monumenti.
Il G. accompagnò questo volume, purtroppo rimasto l'ultimo della serie da lui vagheggiata, con gli Analecta Romana (Roma 1899), che contengono quindici disser-

Intorno a Gregorio Magno e al suo pontificato il G. pubblicò una monografia nella parte 3° della 1ª edizione italiana della Storia e poi nella collezione I Santi (Roma 1904).
Veramente storico fu il suo discorso nel Congresso degli scienziati cattolici, tenuto a Monaco di Baviera nel sett. 1900. H. G. si levò coraggiosamente contro le accuse che la scienza cattolica rimanesse indietro per ciò che riguardava gli studi storici, che si mancasse di critica e si avesse paura della verità; dimostrò che si doveva stare in guardia sia contro la eccessiva condiscendenza a dubitare e a negare (ipercritica), sia contro la troppa ansietà a voler difendere tutte le cosiddette tradizioni (« pium est credere »), compromettendo così il credito e la stima alla S. Chiesa. Egli concluse ripetendo la massima ciceroniana che il sommo pontefice Leone XIII aveva ricordato nell'aprire ai dotti gli Archivi Vaticani: « ne falsum dicere audeat, ne verum dicere non audeat ».
Durante il periodo romano H. G. fu attivo socio della Pontificia accademia romana di archeologia, della Società dei Cultori di archeologia cristiana e collaboratore del Nuovo bullettino di archeologia cristiana, come, ad es., con gli articoli: Note archeologiche sulla Mostra di arte sacra antica a Orvieto, in N. bull. di arch. crist., 3 (1897), pp. 5-44; Una scuola classica di marmorarii medievali, ibid., 2 (1896), pp. 42-57; o studi nella Römische Quartalschrift e nella Festschrift zum Elfthundertjährigen Jubiläum des deutschen Camposanto, 1897 (Das römische Pallium und die ältesten liturgischen Schärpen, pp. 83-114).
Il G. comprese tutta l'importanza del contributo che alla storia di Roma portavano le scoperte archeologiche, così notevoli e inesauribili dalla metà del sec. XIX. Egli ne aveva subito il fascino durante i suoi anni giovanili, prima al Collegio Germanico e poi durante il noviziato a S. Andrea al Quirinale. E se durante la sua permanenza
ad Innsbruck la sua feconda attività lo aveva reso uno dei più assidui e preziosi collaboratori alla Zeitschrift für katholische Theologie di cui fu uno dei fondatori fin dal 1877, egli, chiamato a Roma dal card. Hergenröther, si dedicò da allora profondamente allo studio dei monumenti cristiani di Roma, delle sue biblioteche, dei suoi archivi, dei suoi musei, della sua campagna. Frutto inestimabile delle sue diuturne ricerche sono le cronache che, sotto il titolo Archeologia, egli profuse nella Civiltà Cattolica durante il lungo suo soggiorno romano che lo rese uno dei più profondi conoscitori della Roma antica, sia classica che cristiana.
A lui si deve l'esatta indicazione topografica di S. Maria Antiqua, confermata dalla scoperta del 1900.
Al G. spetta il merito di aver provato che la memoria apostolica in Catacumbus era localizzata nella Basilica stessa e non nella cosiddetta platonia ad occidente di essa che era il luogo della sepoltura del martire s. Quirino. Egli scoprì un privilegium dell'a. 1521 relativo alla basilica di S. Sebastiano da lui stesso rinvenuto nell'Umbria (Die römische Sebastianuskirche und ihre Apostelkraft im Mittelalter, in Römische Quartalschrift, 9 [1895], pp. 409-61). A lui il merito - rosa dalle molte spine come ogni nobile attività umana - del tesoro del Sancta Sanctorum, di cui dette una mirabile illustrazione in duplice edizione: Il Sancta Sanctorum ed il suo tesoro sacro (Roma 1907); Die römische Kapelle Sancta Sanctorum und ihre Schatz (Friburgo 1908).
Costretto a lasciare Roma, i suoi studi si rivolsero su Lutero. La grande opera Luther uscì a Friburgo in Br. (1911-13; ed. inglese 1913-17); più tardi 6 fascicoli di Lutherstudien (ivi 1921) quindi Der deutsche Luther im Weltkrieg und in der Gegenwart (ivi 1924); infine Martin Luthers Leben und sein Werk (ivi 1926, con ed. ungherese nel 1929, inglese nel 1930 e francese nel 1931; II. Torino 1933).
Nel 1924 apparve la sua monografia Die Stationen und ihre Perikopen in römischen Missale. Liturgiegeschichtliche Studien aus der römischen Stadtgeschichte, in Miscellanea Ehrle (Studi e testi, 58), II, Roma 1924, pp. 101-140. Si tratta di studi della storia della liturgia in rapporto con la storia della città di Roma; un primo gruppo è costituito dalle Messe con elementi locali della Stazione; un secondo gruppo dalle Messe con elementi agiografici; il terzo gruppo dagli usi romani per spiegare la Messa stazionale. Poi le stazioni della Settimana Santa, delle tre domeniche prima della Quaresima, delle Tempora, dell'Avvento, del Natale, della Pasqua, della Pentecoste. Sviluppò poi lo stesso argomento in Das Missale im Lichte der römischen Stadtgeschichte (Friburgo in Br. 1925).
Il suo ultimo scritto è un omaggio alla S. Vergine di cui fu sempre devotissimo: Marienblüten. Systematische Marienlehre aus dem grossen Marienwerk des Petrus Canisius (ivi 1930). Egli scrisse l'autobiografia in Religionwissenschaft in Selbstdarstellungen (ivi 1927), pp. 37-56.