INTERIM. - Voce latina che indica lo spazio di tempo intercorrente tra un evento ed un altro, e che, usata specificamente nella terminologia del diritto pubblico, allude all'esercizio di una funzione in via provvisoria, durante il tempo della vacanza dell'ufficio.
L'istituto dell'ì. ricorre più spesso in relazione ad organi di governo, ove, nel caso di mancanza o di assenza o di dismissioni di un ministro, può provvedersi con la nomina ad i. di un ministro, titolare di altro dicastero. Tale istituto trova pure applicazione negli uffici diplomatici, anche in quelli della S. Sede, dove il reggente temporaneo di una rappresentanza diplomatica si chiama incaricato d'affari ad i. Le facoltà derivanti dall'incarico ad i., pur essendo teoricamente le stesse derivanti dall'investitura definitiva, sono esercitate normalmente, conformemente alla provvisorietà dell'incarico, in relazione agli atti urgenti e di ordinaria amministrazione.
Nella storia, il nome di i. è legato alla raccolta di trenta proposizioni teologiche che Carlo V fece promulgare, con l'approvazione della Curia romana, ad Augusta il 15 maggio 1548, per calmare le agitazioni religiose prodottesi in Germania dopo il trasferimento del Concilio di Trento a Bologna. Il nome della raccolta alludeva alla sua provvisorietà, giacché essa doveva valere fino alle deliberazioni definitive del Concilio.
Serio Galeotti
Il Congresso non si mise d'accordo su questo punto e rimase diviso fra quelli che ritenevano necessario "di- fendere la patria" e quelli più estremisti che, al di sopra della patria, guardavano al trionfo del proletariato. Mentre più sensibili erano le minacce di guerra e i partiti socialisti erano impegnati ad evitarla, nel 1912 si riunì a Basilea un congresso straordinario che, nel ricordare l'attività in allora spiegata dalla socialdemocrazia a favore della pace, esortava tutti i lavoratori a far pressione sui governi dei rispettivi paesi, perché adottassero una politica estera pacifica. Il decimo Congresso che si doveva aprire a Vienna nell'ag. del 1914 aveva all'ordine del giorno il problema della pace. Esso non poté riunirsi e la guerra del '14 determinò la scissione completa della seconda I., in quanto le classi lavoratrici, contro un internazionalismo in quel momento puramente ideale e astratto, fecero prevalere l'esigenza nazionale di difendere la patria, rinviando a dopo il conflitto il problema generale della guerra e della pace. Si notarono così tre tendenze: quella originaria, rivoluzionaria e comunista, contraria alla guerra; quella patriotica che vide schierarsi nel conflitto in Russia i sociali rivoluzionari e i menzecchiati di destra, in Inghilterra il Partito laburista, in Germania e in Austria la maggior parte dei socialdemocratici, in Francia il Partito socialista e, in Italia, una parte del Partito socialista, condotta da Mussolini (espulso dopo la fondazione del Popolo d'Italia, il 23 nov. 1914); infine una tendenza centrista (Kautsky e Adler, austriaci) la quale non si pronunziò né per la pace né per la guerra e costituì l'Unione internazionale socialista, che proseguirà ad avere il nome di seconda I. Dal 1914 in poi la seconda I. ha perso parte della sua importanza. Sui tentativi del socialista italiano Morgari di farla rivivere nelle Conferenze di Zimmerwald (sett. 1915) e di Kienthal (apr. 1916) ebbe il sopravvento la tendenza estremista che costituì la terza I. (né migliori sorte ebbe la proposta del comitato scandinavo di convocare un congresso a Stoccolma nel 1917, che non poté aver luogo per il rifiuto dei passaporti da parte degli alleati); nel 1919 cercò di riunirsi alla terza I., ma ne fu respinta, in quanto non ne accettò le condizioni. Seguirono le riunioni di Lucerna (ag. 1919) e di Ginevra (ag. 1920) ma senza risultati apprezzabili. Nel frattempo, i gruppi socialisti che non intendevano aderire né alla seconda né alla terza I., si riunirono nella cosiddetta I. di Vienna (Unione internazionale operaia dei partiti socialisti) che accoglieva nel suo seno i socialisti indipendenti tedeschi, i socialdemocratici austriaci e i laburisti inglesi. Nell'apr. 1922 cercarono questi di giungere a Berlino alla unificazione di tutte le organizzazioni del proletariato, ma anche questo tentativo fallì. Fra il 1921 e il 1922 rappresentanti dei socialisti inglesi, francesi, tedeschi, italiani e belgi si riunirono a Parigi e quindi a Francoforte e approvarono le cosiddette decisioni di Francoforte che chiedevano l'annullamento dei debiti interallieati, la fine dell'occupazione interallieata di territori ex-nemici e la riduzione dei debiti di guerra tedeschi. Il 27 maggio 1923 gli aderenti alla seconda I. e alla I. di Vienna, riuniti ad Amburgo, decisero la fusione dei due organismi stabilendo - oltre l'esclusione dei comunisti - le condizioni per l'adesione di altri partiti o gruppi politici. La seconda I. così ricostituita, detta socialista di Amsterdam, da allora continuò a tenere perio-diche riunioni, occupandosi dei più vari problemi: da quello delle 8 ore di lavoro alla riforma della legislazione sociale, da quello della pace a quello dell'espansione coloniale e delle materie prime. Alla sua influenza ed a quella dei vari partiti socialisti che ne facevano parte, viene attribuito in parte il movimento per la pace che si espresse con gli accordi di Locarno (1925) e con il patto Kellogg (1928). Per la bibl. vedi sotto al n. IV. Angelo Tamborra
III. KOMINTERN
Abbreviazione per «I. comunista», come «Terza I.».1. Storia
La scissione del movimento socialista internazionale fu causata particolarmente dall'atteggiamento assunto durante la prima guerra mondiale dai partiti socialisti dei vari paesi belligeranti. Quando questi partiti votarono nei Parlamenti a favore dei crediti per la guerra, sorsero, entro gli stessi partiti, delle forti opposizioni. Delegati di questi gruppi delle opposizioni socialiste dei vari paesi belligeranti si riunirono dal 5 all'8 sett. 1915 a Zimmerwald, e dal 24 al 30 apr. 1916 a Kienthal nella Svizzera. Quantunque queste conferenze si riuniserono in certo qual modo sotto la direzione ideale degli emigrati russi viventi in Svizzera, Lenin, Trotzkij e Radek, tuttavia questi non riuscirono a far accettare il loro postulato della trasformazione della guerra imperialista in una guerra civile, né ottennero il consenso alla formazione di una nuova I. Essi dovettero accontentarsi di definire il carattere imperialista della guerra, di condannare l'atteggiamento dei «socialpatrioti» e di esigere come programma una pace senza annessioni e senza riparazioni.Un passo decisivo nello sviluppo teso verso la fondazione della Terza I. fu la Rivoluzione russa del nov. 1917. Quando il Partito dei lavoratori socialdemocratici russi, qualche tempo dopo la sua vittoria, nel VII Congresso (1918), cambiò il nome in quello di Partito comunista russo, si stabilì anche il nome di Terza I., che doveva essere fondata, quindi, come «I. comunista». L'effettiva fondazione dell'I. comunista avvenne nel suo Congresso, al quale intervennero, dal 2 al 9 marzo 1919, rappresentanti di Europa, America, Cina e Corea. La presenza dei rappresentanti dell'Asia diede al Komintern, fin dalla fondazione, un aspetto caratteristico.
L'I. comunista appena fondata si mise subito all'opera, ossia iniziò immediatamente la lotta per raggiungere la sua meta, la rivoluzione mondiale: le agitazioni degli spartacisti in Germania (1919), la fondazione delle repubbliche sovietiche in Ungheria (marzo 1919) e Baviera (apr. 1919) sono sua opera. Importanza particolare ebbe per l'organizzazione interna del Komintern il II Congresso (19 luglio-6 ag. 1920), nel quale si manifestarono già alcune caratteristiche tattiche, ad es., la tendenza di Lenin di prevenire un duplice pericolo costituito da una parte dal «centrismo» (alla sinistra dei vari partiti socialdemocratici che desideravano aderire al Komintern), il quale poteva rappresentare un pericolo per lo spirito rivoluzionario, e dall'altra parte dal «radicalismo», che Lenin definì la «malattia infantile del comunismo» (ad es., i comunisti tedeschi, che diedero inizialmente prova di atteggiamento estremista). Di grande importanza furono pure le discussioni sulla questione agraria e sui problemi nazionali e coloniali. Quale politica del Komintern venne fissata la linea di vedere tanto nei contadini che negli «oppressi popoli coloniali» degli alleati del proletariato (contro Trotzkij che considerò i contadini una «massa reazionaria») e contro Rosa Luxemburg che credette di poter ignorare la questione coloniale). Il sovvertimento rivoluzionario dei popoli coloniali era messo, fin da allora, in primo piano nella politica del Komintern, ciò che era tanto più comprensibile in quanto i tentativi rivoluzionari fatti in Europa non ottennero il successo sperato e l'assorbimento della classe proletaria, che nella sua maggioranza era socialdemocratica, non fece che scarsi progress
i. Per attirare i lavoratori non comunisti, separandoli dai loro capi, il Komintern iniziò fin dal III Congresso (Mosca, 5 nov
5 dic. 1922), l'ultimo tenuto mentre era ancora in vita Lenin, la tattica del «fronte unitario». La crisi trotzkista, scoppiata qualche tempo dopo la morte di Lenin entro il Partito comunista russo, si rifletté già sul V Congresso del Komintern (17 giugno-8 luglio 1924). Le lotte che allora ebbero inizio entro il Partito comunista dell'Unione Sovietica contro il trotzkismo da una parte e dall'altra contro la deviazione verso destra, furono probabilmente anche la causa dell'interruzione di quattro anni tra il V e il VI Congresso del Komintern. Il VI Congresso ebbe luogo solo dopo il trionfo di Stalin su Trotzkij, dal 17 luglio al 1° sett. 1928 a Mosca e confermò la decisione del XV Congresso del Partito comunista dell'Unione sovietica circa l'esclusione dell'opposizione trotzkista. Importanza speciale acquistò questo congresso accettando la formulazione definitiva del programma e degli statuti del Komintern. In seguito, specie da quando Hitler giunse alpotere in Germania, l'interesse principale del Komintern si volse alla lotta contro il fascismo e il nazionalsocialismo, mentre si ritornava soprattutto alla tattica del « fronte unitario »: così nel VII Congresso mondiale, nell'ag. 1935, che nella storia del Komintern viene considerato il « Congresso della vittoria del socialismo nell'U.R.S.S. e del fronte unitario proletario contro il fascismo e la guerra ».
All'epoca del VII Congresso il Komintern compravdeva 76 partiti (di cui 26 legali e 50 illegali). A questi partiti aderirono 3.141.000 membri, di cui 785.000 nei paesi « capitalisti », gli altri nell'U.R.S.S. Da aggiungere 3.753.000 membri delle organizzazioni comuniste giovanili.
Contro il Komintern, la Germania, l'Italia e il Giappone conclusero il patto antikomintern (Roma, 6 nov. 1937).
2. Organizzazione, programma e tattica
Il Komintern è « un partito mondiale comunista unitario » che si compone dei « partiti comunisti dei vari paesi » (§ 1 degli statuti). Questo partito mondiale è legato da una « ferrea disciplina rivoluzionaria » (Grande enciclopedia sovietica, XXXIII [1938], col. 717); è tale che le risoluzioni del Congresso del Komintern, come pure le risoluzioni del comitato esecutivo, sono obbligatorie per tutti i partiti appartenenti al Komintern » (Il Congresso del Komintern, Vienna 1920, p. 114 sq.).Ma non soltanto le singole sezioni sono sottoposte, osservando la più rigorosa obbedienza, alla direzione del Komintern ma anche ogni singolo membro del partito comunista di un paese qualsiasi, in quanto una delle condizioni per essere membro precisa appunto che esso « si sottomette a qualunque risoluzione presa dal partito e dal Komintern » (Protocollo del VI Congresso mondiale del Komintern, IV, Amburgo 5. d., p. 101). L'organo supremo del Komintern è il Congresso mondiale e, nell'intervallo tra i congressi, il Comitato esecutivo, le cui risoluzioni sono obbligatorie per tutte le sezioni e devono essere eseguite immediatamente » (Statuti, § 13). Le singole sezioni possono levare proteste contro le deliberazioni del comitato esecutivo in occasione del successivo Congresso mondiale del Komintern, ma fino a quel momento queste deliberazioni devono essere eseguite. La sezione dirigente del Komintern è il Partito comunista dei bolscevichi dell'U.R.S.S., la cui posizione predominante è assicurata dal fatto che il numero dei rappresentanti di una sezione è stato calcolato in base al numero dei membri della sezione rappresentata e, come è già stato constatato, il Partito comunista dell'U.R.S.S. risulta di gran lunga il partito più forte.
Alla rigida unità di questo partito mondiale si mirava non solo mediante una cieca obbedienza alla direzione centrale, ma anche, fin dagli inizi, per mezzo di un servizio d'informazioni intenso e obbligatorio che da un lato partiva dalle singole sezioni per informare la centrale, e dall'altro legava reciprocamente le varie sezioni: « Le sezioni del Komintern, specie le sezioni dei paesi metropolitani e delle loro colonie, come pure le sezioni di due paesi confinanti, hanno da mantenere delle strette relazioni reciproche tanto organizzative che informative » (Protocollo... cit., p. 106). È precisamente questo punto che fa pensare ad una continuità che esiste, nonostante tutte le divergenze formali, tra Komintern e Kominform.
Nel suo programma il Komintern poggia completamente sulla base del marxismo-leninismo, insistendo quindi su tutte le differenze specifiche tra il marxismo-leninista e quello della Seconda I. Anzitutto esso si oppone alla tesi del « revisionismo », secondo il quale il marxismo come sistema sociale ed economico può essere separato dalla sua base filosofica e concettuale: « Il Komintern difende e propaga il materialismo dialettico di Marx ed Engels e lo applica, come metodo rivoluzionario della cognizione della realtà, per la sua trasformazione rivoluzionaria » (Protocollo... cit., p. 147). Inoltre il termine di marxismo significa, per il Komintern, essenzialmente la dottrina del capovolgimento violento, rivoluzionario dell'ordine sociale: « Basandosi sulle esperienze storiche del movimento proletario rivoluzionario di tutti i continenti e di tutti i popoli, il Komintern nella sua consapevolezza teorica e pratica poggia incondizionatamente sul marxismo rivoluzionario e la sua ulteriore evoluzione, il Leninismo, il quale non è altro che il marxismo all'epoca dell'imperialismo e della rivoluzione proletaria » (ibid.). La conquista del potere da parte del proletariato, nel concetto del Komintern, non è « affatto una conquista concretata con l'aver ottenuto la maggioranza parlamentare... Il potere della borghesia non può essere spezzato che mediante la risoluzione applicazione della violenza da parte del proletariato » (Protocollo... cit., p. 65 sq.).
Secondo l'art. I degli statuti, la meta di questa lotta è la « costituzione della dittatura mondiale del proletariato » e « la creazione di una federazione mondiale di repubbliche sovietiche socialiste per eliminare completamente le classi e realizzare il socialismo, la prima tappa della società comunista ».
Quantunque la formazione della società comunista, materialismo storico (v.), avverrà come risultato logico dell'evoluzione storica, tuttavia ciò si realizzerà non senza il concorso consapevole dell'uomo e, anzi, richiederà la lotta attiva, combattuta con tutte le energie, dei comunisti. « Un partito comunista deve, quindi, nella sua tendenza di avere solamente dei membri veramente attivi, chiedere da ognuno di loro che metta le sue forze e il suo tempo, per quanto possa disporre e considerando le condizioni in cui si trova, a disposizione del Partito e che dedichi ogni suo sforzo a favore di questo servizio » (Tesi e risoluzioni del III Congresso mondiale del Komintern, ed. dell'I. comunista, 1921, p. 110).
Per la strategia e tattica del Komintern era norma il principio leniniano dello sviluppo disuguale del capitalismo nei vari paesi. Secondo questo principio la vittoria del comunismo non sarebbe da concepire come un atto unico da realizzarsi simultaneamente in tutti i paesi, anzi ci si dovrebbe contentare della possibilità che il socialismo si realizzi in pochi paesi o anche in un solo paese. Ma ciò non vuol dire che la direzione del Komintern, e Zinoviev in modo particolare, non fosse convinta, specie nei primi anni dopo la rivoluzione russa, dell'imminente avvento della rivoluzione mondiale. Anzi proprio in essa il Komintern aveva, per qualche tempo, visto l'unica via d'uscita dalle difficoltà interne della giovane Unione sovietica. Nella stessa misura però nella quale l'immediata realizzazione della rivoluzione mondiale si dimostra impossibile, si ammetteva la possibilità dell'avvento del socialismo in un solo paese, e fu questo uno dei principali punti di contrasto fra Stalin e Trotzkij, il quale puntava direttamente sulla rivoluzione mondiale.
Ma ciò non significava affatto una rinuncia alla rivoluzione mondiale, per la cui realizzazione si prendevano in considerazione due strade: lo scoppio di una guerra imperialista e la preparazione di singole rivoluzioni nei vari paesi. Quanto alla prima strada, si trattava semplicemente di sfruttare bene l'occasione che risulterebbe per il comunismo da una nuova guerra che portasse tutto il mondo borghese allo sfacelo e alla completa rovina. Nel secondo caso il compito principale si vedeva nell'assorbimento delle masse proletarie mediante la distruzione della socialdemocrazia. La dodicesima riunione plenaria del Comitato esecutivo del Komintern, dichiarò: « Solo quando il colpo principale sarà concretato contro la socialdemocrazia, questo principale pilastro sociale della borghesia, si potrà sconfiggere ed abbattere con successo il maggiore nemico della classe proletaria: la borghesia » (L'I. comunista, 1932, 9-10, p. 384).
A questa meta, di attirare le masse proletarie allontanando dai loro capi socialdemocratici, devono servire specialmente due mezzi tattici: la tattica del "fronte unitario costruito dal basso" e la tattica delle "rivendicazioni contingenti". Nella tattica del fronte unitario si trattava solo apparentemente di un accordo con i capi della socialdemocrazia, mentre in realtà questo fronte unitario non doveva essere affatto una coalizione; esso non doveva essere costruito dall'alto, bensì dal basso. Il compito consisteva nella tattica di paralizzare tutti gli altri capi e di estrometterli smascherandoli come mediocrità o presentandoli come "vili", come "ambiziosi" e "traditori sociali". In questo senso Molotov nella decima seduta plenaria del comitato esecutivo del Komintern, nel luglio 1929, insistette su "l'importanza straordinaria della tattica del fronte unitario" nelle sue nuove forme, nella sua esatta esecuzione "dal basso", e precisò: "Oggi più che mai la tattica delle coalizioni tra organizzazioni rivoluzionarie e riformistiche è inammissibile e dannosa. Con tanto maggiore energia occorre insistere sull'importanza della lotta per il predominio dei partiti comunisti nelle azioni delle masse" (Protocollo della 10a seduta plenaria del Comitato esecutivo del Komintern, Amburgo s. d., p. 417). Nel VI Congresso mondiale del Komintern venne deciso: "L'inasprimento della lotta contro la socialdemocrazia sposta il peso principale decisamente verso il fronte unitario organizzato dal basso, ma non dispensa i comunisti dal dovere di distinguere tra proletari socialdemocratici mal guidati, e i capi della socialdemocrazia che hanno assunto la parte dei servitori dell'imperialismo" (Protocollo... cit., IV, p. 30).
Nella tattica delle rivendicazioni contingenti il comunista non si rivolge soltanto alle masse proletarie che egli cerca di radicalizzare, bensì anche alle masse non proletarie, alle quali si presenta come il più energico ed efficace difensore dei loro interessi; in questa tattica si nascondono con grande arte, caso per caso, quegli elementi del programma comunista che sono considerati inaccettabili, mentre viene presentata una rivendicazione parziale, tolta dal programma generale, come uno dei pilastri essenziali del programma comunista. Questo sistema si adoperò specialmente presso i contadini e i popoli coloniali. Di fronte ai contadini il programma del Komintern considera le seguenti rivendicazioni contingenti: "La politica delle tasse, l'indebitamento ipotecario, la lotta contro il capitale usuraio, la mancanza di terre per i contadini poveri, il fitto, i diritti di usufrutto, ecc. Partendo da queste rivendicazioni parziali, il Partito comunista deve intensificare le sue richieste fino a riunirle nella parola d'ordine della confusa del latifondo ed in quella del governo degli operai e contadini" (Protocollo... cit., p. 98). In tal modo prima si promette tutto al contadino, dicendogli che egli riceverà tutta la terra, per poi collettivizzarla rapidamente, ossia per espropriarla di modo che il contadino finisce con perdere tutto. Così i comunisti trovarono sempre qualche cosa da offrire alle varie classi della popolazione: ai socialisti il marxismo e la lotta delle classi; ai democratici la "vera democrazia"; ai radicali la lotta contro l'oscurantismo della Chiesa e la secolarizzazione delle scuole; ai liberali la lotta per i diritti dell'uomo e in modo particolare per le libertà civiche (si ricordino, ad es., gli accenti liberali che la stampa comunista ancora di recente intonò in occasione del decreto del S. Uffizio contro il comunismo!), le quali libertà saranno in seguito sfruttate senza scrupoli per la propaganda comunista; ai nazionalisti e ai patrioti la più efficace rappresentanza degli interessi nazionali (ad es., la propaganda recentemente dai comunisti scatenata, nell'ambito della lotta contro il Piano Marshall, contro la parziale rinuncia alla sovranità), e persino ai fedeli cristiani l'idea della giustizia sociale e il pathos dell'universale "amor del prossimo", e, negli ultimi tempi, a tutti i popoli d'Europa stanchi delle guerre, la propaganda per la pace. Così tutti, senza desiderare esplicitamente l'avvento del comunismo, contribuiranno alla sua realizzazione.
3. Scioglimento
Questo Partito mondiale dei comunisti, diretto centralisticamente da Mosca e teso con ferrea disciplina verso la realizzazione della rivoluzione mondiale, doveva naturalmente rendere più difficile la collaborazione dell'Unione Sovietica con gli Alleati durante la seconda guerra mondiale. Per garantire, quindi, in tutti i paesi della coalizione anti-hitleriana "un generale rafforzamento nazionale e la mobilitazione delle masse a favore di una vittoria possibile rispetto alla sovranità", il presidio del Komintern prese il 15 maggio 1943 la risoluzione di sciogliersi. Stalino stesso motivò lo scioglimento con la necessità da una parte di neutralizzare il patto anti-komintern e la propaganda con esso connessa, e dall'altra di eliminare ogni apparenza che i partiti comunisti nei vari paesi potessero agire solamente in base agli ordini ricevuti da Mosca.IV. La quarta I
Si è costituita in seguito al distacco dal Komintern della corrente estremista, rappresentata principalmente da Trotzkij. Quando, in seguito alla Rivoluzione di ott. (1917), i comunisti capi della terza I. presero il potere in Russia, essi ne sentirono tutto il peso e la responsabilità e furono costretti a piegare l'ideologia e i programmi rivoluzionari, all'interno e nel campo internazionale, alle esigenze della vita pratica. Questo sembrò a Trotzkij incompatibile con l'idea originaria di Marx e di Lenin, che vedevano il compiersi del comunismo solo in una rivoluzione mondiale e non, come intendeva Stalin, con il cosiddetto "comunismo in un sol paese" (cf. La révolution trahie, Parigi 1936).Poco prima della morte di Lenin, contro le tendenze di accentuato burocrazia in seno al partito e allo Stato sovietico, imposte senza dubbio in quel particolare momento dalle esigenze della ricostruzione, Trotzkij l'8 marzo 1923 dirigeva al partito una lettera in cui chiedeva: "Ibertà di discussione dei problemi politici ed economici; attuazione della democrazia nell'ambito del partito, con elezioni e non con nomine, libero sfogo alle forze giovanili, ecc. Stalin, per nulla propenso a far servire le forze dell'U.R.S.S. alla attuazione dell'idea della rivoluzione permanente", in quanto investito di precise responsabilità di governo, a poco a poco, con una lotta durata ben cinque anni, escluse Trotzkij e la sua corrente da ogni attività politica. Relegato nel Kazakistan nel 1928, nel 1929 Trotzkij trovò rifugio all'estero. In Francia, egli fondò nel 1931 la "Legge comunista internazionale" (i cosiddetti comunisti leninisti) che aveva a base della sua dottrina la "pura" e "autentica" interpretazione del comunismo di Lenin contro l'adattamento di Stalin. Dal 1934 al 1936 le operazioni ordinate da Stalin in seno al Partito comunista russo e alla terza I. accentuarono le secessioni degli oppositori a favore della quarta I. trotzkista, tanto che nel Congresso di Parigi del 1936 erano presenti oltre 600 delegati, esponenti di ca. 126 organizzazioni. La quarta