INVIDIA

INVIDIA. -

I. NOZIONE

L'ilaia (dal latino invidia) è uno dei sette peccati capitali che hanno origine dalla concupiscenza accessasi nella natura umana a causa del peccato di origine. Come tutti i vizi capitali, più che peccato è la stessa disordinata e perciò cattiva tendenza: si dice però peccato, perché porta ad esso, e peccato capitale perché è fonte o radice di molti altri vizi.

L'ilaia è nello stesso tempo passione e vizio. Come passione, essa è una specie di tristezza profonda che si prova sensibilmente in considerazione del bene altrui. Questa passione non è altro che la deviazione di un sentimento utile, messo da Dio stesso nella natura umana, e cioè della emulazione, sentimento lodevole che porta a imitare, ad eguagliare ed anche a sorpassare, con l'aiuto della Grazia divina, le virtù del prossimo. Come vizio capitale, l'ilaia è una specie di dolore spirituale, determinato dal bene del prossimo, considerato come attentato alla nostra pretesa superiorità, e quindi come una ingiustizia fatta a noi. Essa è spesso accompagnata dal desiderio di vedere il prossimo privo del bene che ci offusca. È un vizio che nasce dall'orgoglio, che non può tollerare né superiori né rivali. Oggetto dell'ilaia sono principalmente le doti brillanti, le ricchezze, i successi, gli onori, ma in molte persone l'ilaia, mira anche a doti più sode e perfino alla virtù come ancora alla stessa persona che ne gode. Sono queste le forme peggiori dell'ilaia. L'ilaia è quindi un odioso egoismo, che cerca il modo di nuocere al prossimo, contrariamente all'amore che si compiace per la felicità altrui.

Quando vi sia materia grave, l'ilaia è di sua natura un peccato mortale, perché si oppone direttamente alla virtù della carità, che vuole che ognuno gioisca per ogni grazia e per ogni vantaggio che Dio fa piovere sul suo prossimo. Invidiare poi i beni spirituali del prossimo è peccato gravissimo (Sum. theol., 2ᵃ-2ᵃ, q. 36, a. 4, ad 2), uno dei sei peccati contro lo Spirito Santo, considerati irremissibili, in quanto di essi difficilmente si fa penitenza.

Tutto ciò è vero, quando i moti di i. sono deliberatamente e pienamente avvertiti. Quando, invece, non si

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INVIDIA - La Calunnia con il Livore, l'I. e la Frode trascinano l'Innocente. Opera di Sandro Botticelli (1495) - Firenze, Uffizi.
(fot. Alinari)
tratta che di sentimenti involontari e accompagnati da poca o nessuna riflessione, la colpa allora sarà tutt'al più veniale.

II. EFFETTI

Negli effetti, l'i. è talvolta assai deleteria. Essa genera sentimenti di odio; per essa si gioisce nel vedere le disgrazie altrui, si sparge la diffamazione e si creano maldicenze sul conto del prossimo; produce divisioni non solo tra gli estranei, ma anche tra membri legati da vincoli di sangue o vincoli spirituali; toglie la pace all'invidioso, spingendolo alla ricerca smodata delle ricchezze e degli onori.

III. RIMEDI

I rimedi più efficaci sono due: 1) considerare che siamo tutti fratelli e membri del Corpo Mistico, di cui è capo Gesù; e che perciò dobbiamo godere dell'eccellenza degli altri (I Rom. 12, 15-16); 2) coltivare il sentimento di emulazione, che serva di incitamento a raggiungere gli altri con i mezzi leali e onesti a nostra disposizione.
BIBL.: A. Tanquercy, Compendio di teologia ascetica e mistica, Roma 1928, p. 529 sgg., n. 845 sgg.; id., Brevior synopsis theologiae moralis, Roma 1946, p. 119, n. 243; D. M. Prümmer, Manuale theol. moralis, I, 6a-7a ed., Friburgo in Br. 1931, pp. 290-292, nn. 360, 421-24; S. Carton de Wiart, Tractatus de peccatis et vitilis in genere, 5a ed., Malines 1932, p. 164, n. 112; F. Tillmann, Il Maestro chiama, compendio di morale cristiana, 3a ed., Brescia 1945, p. 335. Francesco Ercolani
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“INVIDIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 105. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/invidia.