IRA. - Dal latino ira, detta anche collera, è una deviazione dell'istinto che porta a difendersi, quando si è assaliti, respingendo la forza con la forza.
I. NOZIONE
Si può considerare come passione e consiste nel bisogno di reazione, determinato da una contrarietà fisica o morale o da un patimento qualsiasi, che suscitano una violenta emozione di tutte le forze tendenti a vincere la difficoltà. Come tutte le passioni, non ha una moralità propria e può essere diretta al bene e al male.Si può considerare ancora l'ira, come sentimento, ed è allora il desiderio di vendetta, o meglio la brama di respingere e di punire l'aggressore. Il desiderio di vendetta in sé considerato non ha ancora ragione di peccato. Il peccato sta nella cupidigia disordinata, cioè nel non contenere il desiderio di vendetta nei suoi giusti limiti e nel non dirigerlo verso obiettivi ragionevoli.
Vi è infatti un'ira, legittima, che è la molla per atti virtuosi, ad es., la correzione degli altri (com'è il caso di Gesù con i mercanti del Tempio [Io. 2, 13-17]); e c'è un'ira, illegittima (che è uno dei peccati capitali) e importa un violento e smodato desiderio di punire il prossimo senza tener conto delle dovute condizioni e si oppone alla virtù della mansuetudine. Spesso poi si accompagna all'odio e si trasforma in sentimento più meditato e durevole, che non si arresta a respingere l'aggressione, ma passa a trarne vendetta con conseguenze più gravi.
II. MALIZIA
Per determinare la malizia dell'ira, si deve prima rilevare se il disordine proviene dall'oggetto morale stesso oppure dall'eccesso nel modo.Se il disordine deriva da parte dell'oggetto, sia che si desideri una vendetta ingiusta, sia che si desideri la vendetta non secondo l'ordine di ragione, sia che la vendetta sia desiderata non per il fine dovuto, che è la conservazione della giustizia e la correzione della colpa, sia che per sé, prescindendo cioè dagli altri costitutivi del peccato, materia di peccato grave, perché ci si oppone alla carità ed alla giustizia. Tuttavia il più delle volte i moti dell'ira sono venimenti peccaminosi, perché imperfettamente deliberati.
Se il disordine riguarda il modo di inquietarsi, si ha un peccato veniale in sé, che a causa delle circostanze può divenire mortale, come se qualcuno per la veemenza dell'ira, prorompe in bestemmie, o procura un grave danno alla propria salute.
III. EFFETTI
Gli effetti sono descritti in maniera efficace e vivida dagli stessi filosofi pagani (Seneca, De ira, I. I, n. 2), che all'ira attribuiscono i delitti più gravi, dall'omicidio alle lotte civili, dai dissensi familiari alla guerre. Ma anche senza giungere a tali eccessi, l'ira è fonte di un gran numero di colpe,
Iba - Affresco di Giotto (1303-1305) - Padova, Cappella degli Scrovegni, zoccolo a monocromato.