ISTRIONI

ISTRIONI. - Dal lat. *Iustrio - onis* (anche *minus*), cioè commediante, mimo, era così designato l'attore nel teatro romano.
ISTRIONI. - Dal lat. *Iustrio - onis* (anche *minus*), cioè commediante, mimo, era così designato l'attore nel teatro romano.

Prima loro patria sembra essere stata la Sicilia; di là passarono nel continente per stabilirsi a Roma, dove il loro successo compromise quello dei poeti tragici e comici. La professione di i. era una di quelle che traeva con sé, in chi l'esercitasse, la *minima capitis deminutio*, come mestiere degradante.

La Chiesa cattolica, fin dai primi secoli, iniziò una decisa lotta contro di loro per un duplice motivo: l'immoralità che portavano sulla scena e l'essere prestati alla derisione dei riti cristiani. Sul primo punto, l'immoralità, fanno fede anche testimonianze pagane. Seneca afferma: «niente è più pericoloso che fermarsi in qualche spettacolo» (Epist., I, 7). Particolarmente immorali tra gli i. erano i «timelici», cosiddetti perché danzavano davanti a Bacco, denominato Timele, esibendosi in ogni inverecendia e trivialità per divertire il pubblico (Marziale, *Epigramm.*, I, 76). Tanta era l'immodestia delle rappresentazioni, delle parole e della musica che lo stesso Tiberio se ne lamentò in Senato e proibì simili rappresentazioni. Ma furono riammesse in seguito da Nerone, che poi dovette a sua volta proibirle per il dilagare della disonestà pubblica (Tacito, *Annales*, IV, 14).

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ISTRIA - Altare di S. Giorgio, in legno scolpito dorato e dipinto (sec. XVII) - Promontore, chiesa parrocchiale.

musiva, parietale (Parenzo) e pavimentale (Parenzo, Orsera, Trieste, Pola), quest'ultima veramente tipica nella regione, e la serie dei plutei marmorei del sec. VI a Parenzo e a Pola. Apprezzabili apporti d'arte barbarica danno i cibari di Pola e di Cittanova, mentre solo con il sec. XI riprende l'attività costruttiva con vari edifici religiosi, quali l'Assunta di Trieste (ora S. Giusto), S. Clemente e S. Stefano di Pola, S. Sofia di Due Castelli, S. Maria di Muggia Vecchia. S. Martino di S. Lorenzo del Paesantico, del sec. XI, è l'ultima eco ravennate, con il sacello di S. Giusto a Trieste e l'epitagionale S.ma Trinità di Rovigno.

Vari castelli segnano il dominio della nobiltà feudale (Pietrapelosa, Momiano), mentre i Comuni animano i Palazzi civici (superstite in parte quello di Pola, 1260). S. Lorenzo del Paesantico ha integre le mura (sec. XX) e belle cinte murate più tarde hanno Muggia, Cittanova, Cherso, Pirano. Echi lombardi appaiono all'alba del Duecento nel battistero di Capodi stria, mentre modi marchigiani segnano il S. Francesco di Pola, sorto all'alba del Trecento. La cappella dei Vescovi di Gallignana è il solo esempio di gotico puro, del quale son eco i soffitti ad alveare di molti presbiteri di chiese o cappelle (caratteristiche in I. le chiesette rustiche diffuse in ogni tempo). La Serenissima porta le sue ogive trilobe negli edifici civili di Capodistria, Parenzo, Pirano, Dignano e nella limpida facciata del duomo di Muggia. Un Rinascimento un po' duro, ma garbato, mostrano le chiese di Ossero, Cherso, San Vincenti, con le loro belle fronti tricen tinate sulle linee del Duomo di Sebenico.

La scultura in pietra non ha grandi esempi; più diffusa è quella in legno negli altari scolpiti, che hanno echi friulani. La pittura, che ha aspetti notevoli per i secc. XI-XII a S. Lorenzo del Paesantico e a San Vincenti, e conta i mirabili musicali di Trieste e gli affreschi di Muggia Vecchia del sec. XIII, lascia chiari segni attraverso il colorire veneziano di Paolo a Trieste, dei Vivarini, di

(1) *Compania Fotocelere - Torino* ISTRIA - Il porto e il campanile di S. Giorgio (sec. XVI) - Pirano.

gli i. che beffeggiano la modestia ed esaltano l'inveracondia nelle loro rappresentazioni pubbliche peccano contro la carità e contro la modestia o contro la virtù da loro derisa nel caso specifico, poiché sono colpevoli di scandalo diretto.

Questo giudizio, se ha solo un valore storico per gli antichi i., ha per analogia un valore attuale per il modo di comportarsi di coloro che ne sono in qualche maniera gli eredi dell'arte di divertire: comparse, artisti di varietà, stelle e divi del cinema, artisti del teatro, radiocommentatori, ecc.

Bibl.: Th. Mommsen-I. Marquardt, Manuel des antiquités romaines, trad. franc., XIII, Parigi 1890, p. 304 sgg.; H. Leclercq, Mime, in DACL, XI, coll. 1203-1205. Giuseppe Sima