ISTRIA

ISTRIA. -

I. STORIA

Le caratteristiche sedi abitate nella preistoria dell'I. sono i castelli, che appaiono nell'età del bronzo; sono cerchie di mura in genere sulla sommità delle colline, opera di una popolazione illirica innaturice, giunta dalle coste dalmata alla metà del II millennio (tipica la sede di Monte Orsino). Nell'età del ferro i castricoli divengono innumatori e hanno peculiari aspetti veneto-illirici, in connessione con la civiltà di Este (Pola, Nesazio).

Sono questi gli Histri, guerrieri e navigatori, che vengono a contatto con i Romani quando viene fondata Aquileia. Contro di essi Roma combatte con alterna vicenda e li vince con la caduta di Nesazio (177 a. C.).

Augusto include l'I. nella X regione Venetia et Histria, portando il confine d'Italia all'Arsa (tra il 18 e il 12 a. C.) e dà alla penisola vigorosa vita romana nelle opere della cultura e del lavoro, polarizzata attorno alle tre colonie Pola, Tergeste e Parentium, ma spinta largamente fin nell'interno. Marco Aurelio comprende nell'Italia romana anche la costa orientale fino all'Eneo.

Caduto l'Impero, sotto il dominio dell'esarcato l'I. conservò notevole vitalità agricola, commerciale ed artistica; ma con la conquista franca e con le istituzioni feudali vide infranta la compagine romana, mentre si affacciavano le prime infiltrazioni slave, cui cercò di reagire il placito del Risano (804). Con Ottone I (952) l'I. fu staccata dal nesso italico e da allora - sottoposta prima a deboli e lontani feudatari (che permisero così peraltro fin dalla metà del sec. XI la costituzione dei Comuni), poi alla prepotenza dei patriarchi d'Aquileia e, nella zona centrale, ai conti di Gorizia - la regione decadde sempre più, conservando vitalità e cultura nelle città costiere, specie nelle settentrionali, datesi a Venezia o da lei occupate dalla metà del sec. X alla fine del XIV.

La caduta della Serenissima condusse l'I. più volte sotto il dominio della Francia e dell'Austria, che nel 1815 la occupò per più di un secolo, senza riuscire a disperdere le aspirazioni istriane all'unità nazionale. La quale, raggiunta nel 1918 e segnata da un vivo fervore di opere pubbliche (acquedotto, strade, bonifiche), non valse a difenderla dalle aspirazioni slave, che ebbero il predominio nel Trattato del 1947, determinando il doloroso esodo degli Istriani.

La vita cristiana in I. è in relazione con la netta preminenza che nella regione ha sempre avuto Aquileia. Il più antico vescovo noto è Mauro, martire a Parenzo sotto Diocleziano (293); il martire più antico sembra però Germano di Pola (284), seguito da Giusto di Trieste (289). Resti monumentali attestano fin dai primi del sec. IV una vivace attività nelle chiese di Parenzo, Pola e Trieste, che sono le diocesi più antiche, accanto a quelle di Cissa. Pódena, Sipar e Ossero, da attribuire al sec. V-VI. Esse furono poi seguite da quelle di Emonia (Cittanova) e Capodistria, soppressa la prima nel 1828, quando la seconda fu unita a Trieste e Pola fu unita a Parenzo. Tutte le sedi vescovili sono suffragiane di Gorizia, erede di Aquileia dal 1751. Dal 1947 in I. esiste un amministratore apostolico. Figure ecclesiastiche di rilievo sono s. Massimiano da Vistro, arcivescovo di Ravenna (546-52), Pier Paolo Vergerio, vescovo di Capodistria (1536-49), morto nell'eresia, Giacomo Filippo Tommasini, vescovo di Cittanova (1641-55), storico di larghe vedute.

II. Arte

L'I. dà uno dei più rari contributi all'arte primitiva con i rilievi del supposto santuario di Eia a Nesazio, attribuiti al sec. VI a. C. Dalla seconda metà del sec. I a. C. cominciano i documenti d'arte romana con la porta d'Erocle a Pola, la città in cui l'architettura antica ha lasciato segni di primissima importanza (tempio d'Augusto, arco dei Sergi, Arena), non assenti peraltro anche in altre sedi (Trieste, Parenzo): prova che la regione era pienamente legata alle correnti dell'arte metropolitana. L'età cristiana a Parenzo e a Pola dà complessi basilicali, esemplari sulle aule rettangolari aquileiesi, in varie stratificazioni, che risalgono al principio del sec. IV e si coronano nelle forme dell'architettura ravennate. Specialmente notevole la ricchezza della decorazione

Vittor Carpaccio, di Cima, di Gaspare della Vecchia, del Tiepolo. Due pittori istriani hanno lasciato buona fama di sé: Bernardo Parentino a cavaliere del 1500 e Francesco Trevisani, che lavorò a Roma ai primi del Settecento. Saldissime forme cinquecentesche hanno le porte di Pinguente, di Cherso, di Albona, mentre nascono i campanili di Rovigno e di Pirano e si fanno eleganti quelli di Capodistra e di Buie, sull'esempio di S. Marco e di Aquileia. Il Settecento ha nobili edifici a Trieste (S. Maria Maggiore) e ad Isola (Palazzo Besenghi) e il neoclassico imprime il carattere all'architettura di Trieste; la pittura dell'Ottocento anche a Trieste ha aspetti apprezzabili sulla linea veneziana e nella scultura il tempo presente dà fama nazionale a Marcello Mascherini. - Vedi tav. XXI.

Bibl.: P. Kandler, *Codice diplomatico istriano*, Trieste 1853-1864; C. Marchesetti, *I castelli e i tristie e della regione giulia*, 1903; G. Caprin, *I nobilissima*, 1905; H. Foliesies-L. Planisci, *Bau- und Kunstdenkmäler des Küstenlandes*, Vienna 1916; B. Ziliotto, *Storia letteraria di Trieste e dell'It.,* Trieste 1924; B. Benussi, *L'I. nei suoi due millenni di storia*, 1926; Lanzoni, pp. 846-65; L. Gramatica, *Testo e attuale di geografia ecclesiastica e missionaria*, Bergamo 1928, pp. 20-21; R. Battaglia, *Le civiltà preromane della Venezia Giulia e le prime immigrazioni slave*, in *Venezia Giulia terra d'Italia*, Venezia 1946, pp. 37-58; B. Ziliotto-M. Mirabella Roberti, *L'Augusto italiano*, Trieste-Pergusa 1948; *Atti e memorie della Società istriana di archeologia e storia patria*, dal 1884 in poi. Mario Mirabella Roberti