ISTITUTO PONTIFICIO DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO E DEI SANTI AMBROGIO E CARLO PER LE MISSIONI ESTERE. - L'I. pontificio delle Missioni estere di Milano, così com'è oggi, risulta dall'unione - avvenuta nel 1926 - dell'Istituto delle Missioni estere di Milano, sorto nel 1850, per volere di Pio XI e iniziativa collettiva dei vescovi della provincia lombarda, con il Seminario dei SS. Apostoli Pietro e Paolo per le Missioni Estere, sorto a Roma nel 1874 per merito del sac. Avanzini (v.), fondatore degli Acta Sanctae Sedis.
A Milano l'I. nacque con caratteristica di istituzione provinciale, pur alla totale dipendenza e disposizione della S. Sede, per mezzo della Congregazione di Propaganda; con figura giuridica non religiosa, ma secolare, quasi in attuazione del mandato apostolico insito nella dignità episcopale; in forma, però, di società legata con vincolo permanente di unità e di attività, espresso prima con la « promessa formale » e, dal 1924, con il giuramento.
L'I. ebbe una prima missione, ceduta dai padri Maristi, nella Micronesia e Melanesia (1852-55), una seconda - però alla dipendenza di un prefetto apostolico spagnolo - a Labuan e Borneo (1855-60). La prima fu dovuta abbandonare per la morte di due membri (uno massacrato, il p. Mazzucconi [v.]) e la malattia di tutti gli altri; i due missionari della seconda, ritirati, furono indirizzati alla prefettura di Hongkong (1858); altri missionari furono poi inviati all'India, ai vicariati di Hyderabad e di Calcutta (1855). Nel secondo decennio dell'I. questi tre ultimi centri - Hongkong, Hyderabad, Bengala centrale (sviluppatosi da Calcutta) - formarono le prime vere missioni autonome dell'I. con propri superiori ecclesiastici. Poco prima del 1870 due nuovi centri, nella Birmania e nel Honan (Cina) venivano affidati all'I. di Milano. Gli inizi, faticosi e lenti, ebbero sviluppo più sensibile nei primi decenni di questo secolo.
Nel 1911 cominciò l'apertura di case per le vocazioni di studenti del ginnasio e del liceo: Monza, Genova, centro di vocazioni missionarie per il meridione d'Italia.
Dopo l'unione dell'I. di Milano con quello di Roma, l'area dell'apostolato del nuovo Pontificio I., s'allargava ad un'altra provincia della Cina, lo Shensi, dove il Seminario di Roma aveva avuto, nella insurrezione dei boxers (1900) un autentico martire, CRESCENTE (v.), beatificato da Pio XII il 18 febbr. 1951. Nelle altre plaghe, invece, dove erano stati inviati i Padri di Roma, nell'Australia e nell'America, non si trattava più, ormai, di unità missionarie autonome.
Dopo la guerra etiopica, del 1935-36, l'I. ebbe una
prefettura, quella di Neghelli, cessata poi per le successive vicende, mentre la seconda guerra mondiale, con le sue ripercussioni nell'Estremo Oriente, recava gran pregiudizio alle missioni dell'I. (7 missionari uccisi da comunisti o soldati sbandati, in Cina, 1941-42). Chiuse, o quasi, la Cina e l'India, buon numero dei suoi membri passò al Brasile e alla Guinea Portoghese, e aprì caseprocure in Inghilterra e negli Stati Uniti.
Attualmente l'I. ha le seguenti missioni: Hong-kong (v.), Hanchung (v.), HINAYANA (v.), Weihwei (v.) Kaifeng (v.). In India: Bezwada (v.), Dinajpur (v.) HYDERABAD, DIOCESI DI (v.); in Toungoo (v.) Keng tung (v.). In Africa le missioni della Guinea Portoghese, in America la prelatura nullus di Amapà e missioni nel Paranà, in Manaus e in S. Paulo.
L'I. ha oggi 479 padri, un migliaio di studenti, una settantina di fratelli. Le sue missioni totalizzano 260.000 cattolici e 43.000 catecumeni; 2000 sono i catechisti indigeni impiegati nelle missioni e 1030 i maestri di scuola.
Una particolare benemerenza dell'I. è stata quella di una propaganda intensa a favore delle missioni in Italia, a cominciare fin dai primissimi anni, con la diffusione di stampa missionaria (relazioni dei missionari d'Oceania) e poi dal 1872 regolarmente con Le missioni cattoliche; nel primo ventennio di questo secolo, l'opera fu sviluppata in modo particolare dal p. Paolo Manna, con numerose pubblicazioni periodiche o occasionali, e un impulso ancora maggiore fu dato al movimento missionario con Unione missionaria del clero (v.), che fece pure il primo tentativo in Italia di una rivista culturale (Rivista di studi missionari, 1919-22).
Figure eminenti l'I. non può presentare se non nel campo dell'attività missionaria vera e propria, data la sua specifica fisionomia di i. missionario; vanno segnalati almeno: Salerio, Mazzucconi, Raimondi, tra i primi, e Marietti, Parietti, Barbero, tra gli immediati successori; poi ancora Biffi, Tornatore, Volonteri, Scarella, Pozzoni, per non parlare dei più recenti; sono tutti missionari - molti anche vescovi - che lasciarono orme indelebili dove lavorarono, quasi tutti fondatori di nuovi centri di vita cristiana. Alcuni trovarono anche tempo per lavori di cartografia, come il Salerio, il Reina, il Volonteri; o di letteratura in lingue indigene, come il p. Goffredo Conti, che creò la prima letteratura cristiana indigena per le tribù cariane della Birmania, che non avevano scrittura; il Marietti, che scrisse, in ottimo
bengalese, una storia sacra, una storia ecclesiastica, libri di polemica contro i protestanti, ed altre cose minori; mons. Taveggia, autore di una buona versione bengalese del Nuovo Testamento. E buone monografie su popolazioni indigene scrissero il Salerio, il Rocca, il Macchi, il Manna, il Pezzoni, il Monfrini ed altri.