IVREA, DIOCESI di. - Città e diocesi del Piemonte, in provincia di Torino; ab. 168 mila, dei quali 16 mila in città; parrocchie 143, divise in 25 vicariati foranei; sacerdoti 317; 102 religiosi dei quali 12 non sacerdoti; 945 religiose appartenenti a 21 comunità. Seminari Maggiore e Minore. Patrona Maria S.ma Assunta; patrono della città s. Savino martire, vescovo di Spoleto.
I. STORIA CIVILE
Eporedia (toponimo celtico di incerta origine interpretato da C. Nigra come «stazione di carri equestri») fu chiamata l'ultima colonia Civium Romanorum, dedotta l'a. 100 a. C. sulla balza dioritica che dominava la via per le Alpi Graie e Pennine. L'agro eporediese fu attribuito alla tribù Pollia e faceva parte dell'XI regione augustea. Sul finire della dominazione longobarda I. fu sede di ducato; con Carlomagno, che vi passò il 24 giugno 801, divenne sede di contea, poi dall'888 capitale della Marca eporediese che raggiunse il suo apogeo con Arduino (v.). La Marca d'I., con la sconfitta del re d'Italia, fu unita a quella di Torino nella persona di Olderico Manfredi, ma i figli di Arduino vi conservarono il comitato. Il governo d'I. da vescovile e comunale dal 1094 al 1238, divenne signoria con Federico II, Carlo d'Angiò, Guglielmo VII e Giovanni I di Monferrato. Il 13 nov. 1313 passò ai Savoia e Amedeo VI nel 1358 vi costruì, per dimostrare la sua potestà, lo storico castello, ora trasformato in carcere. Il Canavese (ager. Canapicianus) fu spesso teatro di lotte fratricide: da ricordare le lotte del comune d'I. contro quello di Vercelli (sec. XIII), le scorrerie e i saccheggi del sec. XIV in occasione delle contese fra i Savoia e i Monferrato, l'insurrezione dei tuchini (1386) che funestò poi il sec. XV. Il Canavese seguì nei secoli seguenti le alterne vicende dello Stato Sabaudo e fu teatro delle insurrezioni di Brandalucioni e della massa cristiana (1799) e degli Zoccoli (1801). Napoleone occupò I. il 22 maggio 1800.II. STORIA RELIGIOSA
Le origini cristiane dell'agro eporediese risalgono al sec. IV. Quanto ai martiri Besso e Tegolo, annoverati fra i martiri Tebei, nulla è dato conoscere; non è improbabile che si tratti di santi locali. La diocesi di I. fu smembrata dallavercellese agli inizi del sec. v e il primo vescovo noto è s. Eulogio, presente al Sinodo di Milano del 451 (Mansi, VI, 143). Al sec. v e ai primi del VI appartengono alcune lapidi sepolcrali cristiane delle quali sei con data consolare: la più antica, del 440, ricorda un Basilio, mercante di origine sira; un'altra ricorda il vescovo Innocenzo, m. a 72 anni, il 29 marzo 486. Il carme sepolcrale del presbitero Silvio, conservato nella silloge palatina, è probabilmente del sec. VI; non è possibile precisare a quali santi appartenessero i «sanctorum pignora» ivi ricordati. I. fece parte della metropoli di Milano fino al 1515, anno in cui Leone X elevò a metropoli Torino. La sede eporediese, data l'importanza strategica e politica del suo territorio, ebbe una storia molto ricca e movimentata e i suoi vescovi furono annoverati tra i grandi signori feudali della regione subalpina. Gli imperatori della casa di Sassonia e della casa di Franconia tennero ad eleggervi, dalla metà del sec. X all'inizio del sec. XII, creature loro fidate.
Il catalogo vescovile è frammentario fino al sec. X. Tra i grandi vescovi di I. si ricordano solo i seguenti: Giuseppe (844-56), arcicappellano dell'Imperatore; Varmondo (v.), eletto da Ottone I nel 969, antagonista di Arduino e restauratore dell'arte e della cultura nelle terre subalpine (m. ca. il 1015); Enrico (1029-59) presente al Concilio

1. Personaggi illustri
Tra i numerosi personaggi che ebbero i natali nella diocesi d'I. si ricordano: s. AUDENZIO (v.), primo vescovo di Novara; Arduino (v.), s. Guglielmo di Volpiano (v.), b. Angelo da Chivasso (v.), b. Bartolomea Carletti, clarissa, confondatrice del monastero di S. Chiara in Chivasso (m. nel 1412); FERRARIENSIS (v.); G. Bosio da Chivasso (1545-1627), storiografo dell'Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme, BOSONE (v.); ven. Rubino da Strambino (1578-1643), missionario gesuita, martire nel Giappone; C. Botta (v.); G. B. De Rossi (v.); G. Flechia di Piverone (1811-92), sanscritista e glottologo; C. Nigra di Castelnuovo (1828-1907), diplomatico e filologo; G. Giacosa (v.); P. A. Yon di Settimo Vittone (1886-1943), compositore e organista della cattedrale di Nuova York.2. Scuola episcopale. Arch
ivi. Monumenti
La scuola vescovile di I. doveva essere già celebre all'inizio del sec. IX, perché è espressamente ricordata nel celebre Capitulare Olonense di Lotario I (maggio 825) relativo alle scuole pubbliche in Italia (cf. MGH, Capitularia, ed. A. Boretius, I [1883], p. 237). Il frammento del pavimento musivo (riprodotto alla voce FILOSOFIA) raffigurante il trionfo della filosofia, pare fosse il pavimento dell'aula scolastica all'epoca del vescovo Varmondo (969-1015 ca.). Se le notizie di questa scuola e del suo scrittorio scarseggiano, si ha però un riflesso della loro attività nella ricca raccolta di codici della Cattedrale, arricchita

(fot. G. Girodo)
Tra i monumenti va ricordato innanzi tutto il Duomo, costruito sul finire del sec. X dal vescovo Varmondo, più volte restaurato con criteri discutibili; di antico ha conservato la cripta, la cupola esterna affiancata da due campanili. Nella sacrestia si conserva un prezioso cofano in avorio scolpito (secc. IX-X) e due magnifici quadri di Defendente Ferrari (1521). L'antico S. Lorenzo in Castello di Settimo Vittone può risalire al sec. VII. Suggestive le chiese romaniche di S. Stefano di Candia e di S. Pietro in Pessano (secc. XI-XII) e vari campanili romanici, come quello di S. Stefano d'I. e di Fruttuaria (sec. XI). La chiesa parrocchiale di Chivasso (notevole centro medievale di vita religiosa e politica, sede del governo del Monferrato fino al 1435 e di una delle più antiche tipografie piemontesi [1486], diretta da G. Svigo) ha conservato la facciata gotica con fregi in terracotta. Notevole la chiesa parrocchiale barocca di Strambino (1781- sgg.). Storici i castelli di Montalto (sec. XIV), del Conte Verde ad I. (1358) e di Masino (rifatto nei secc. XVII-XVIII), dove si conservano le ceneri di Arduino.
3. I monasteri
In I. fiori per molti secoli l'abbazia di S. Stefano, fondata dal vescovo Enrico nel 1044; decaduta a causa della commenda (sec. XV), fu soppressa nel 1800 e i suoi beni venduti all'asta; degli edifici abbaziali rimane il solo campanile. Lo stesso vescovo fondò il monastero di S. Michele per monache, dal 1940 proprietà delle Suore dell'Immacolata d'I. Notevoli pure i conventi dei Francescani, dei Domenicani (sec. XIII) e dei Minori Osservanti (1456). La più celebre abbazia dell'agro eporediese è S. Benigno di Fruttuaria, centro di riforma cluniacense, affiliata all'abbazia di St-Bénigne di Digione, fondata da s. Guglielmo di Volpiano (v.) nel 1003, col favore di Arduino, suo parente. La chiesa abbaziale, di cui rimane superstite il solo campanile (la chiesa fu rifatta in stile neoclassico dal card. Vittorio Amedeo delle Lanze tra il 1770 e il 1776) fu consacrata nel 1006 da 4 vescovi delegati da Giovanni XVIII. I papi da Giovanni XVIII e gli imperatori da Enrico II (31 ag. 1006) la presero sotto la loro protezione e ne confermarono più volte l'immenso patrimonio. I vescovi Varmondo (prima del 3 genn. 1015) e Enrico (12 marzo 1029) concessero all'abbazia la esenzione della giurisdizione episcopale. Infatti Cencio Camerario annovera l'abbazia « Sancti Benigni de Fructeriis » (cf. Liber Censuum, ed. G. Fabre-L. Duchesne, I, Parigi 1889-1910, p. 245) fra le abbazie S. Petri, nullius dioecescos. L'abbazia esercitò un grande influsso religioso, culturale e politico non solo nelle regioni subalpine, ma anche in Italia, e diversi monasteri seguivano la sua Regola; la commenda, incominciata nel 1450 con l'ex antipapa Felice V, la portò alla rovina; nel 1617, il card. Maurizio
(fot. G. Ravero)