IVREA, DIOCESI DI

IVREA, diocesi di - Incipit del I. II della Regula Pastoralis S. Gregori Magri (sec. VIII) - Ivrea, Biblioteca capitolare, cod. I, f. 56.
IVREA, diocesi di - Incipit del I. II della Regula Pastoralis S. Gregori Magri (sec. VIII) - Ivrea, Biblioteca capitolare, cod. I, f. 56.

(ott. Laura Sandri)

Article illustration
IVREA, diocesi di - Chiesa ottagonale di S. Lorenzo in Castello, eretta probabilmente nel sec. VII, restaurata di recente - Settimo Vittone.

Lateranense del 1059; Ogerio (1074-95), parente, celebre di Enrico IV per l'Italia (genn. 1088 - febbr. 1093), fautore dell'antipapa Clemente III; Guido (1122-62), insigne benefattore della Chiesa eporediese; Pietro (1206-1208), abate di Luedio, partecipa alla IV Crociata con Bonifacio VIII, marchese di Monferrato (1202), fa parte dei dodici grandi elettori dell'Imperatore latino di Castanipoli (1204), abate di La Ferté (1205), molto apprezzato da Innocenzo III, che lo nomina arcivescovo di Tessalonica (1208), poi patriarca di Antiochia (1209); Oberto (1209-50?), abile restauratore del temporale della mensa episcopale, porta per primo il titolo di conte, rivendica i diritti del comune eporediese contro quello di Vercelli e funge da paciere tra i due comuni; Federico di Front (1264-89), anima della resistenza contro il marchese di Monferrato, Guglielmo VII, che intendeva diventare signore di I., rettore della Marca d'Ancona, arcivescovo di Ferrara (1289-1303). Con il vescovo Pietro Condé (1373-99) I. passa sotto l'obbedienza d'Avignone. Per tutto il sec. XVI la sede di I. è stata FERRANDO (v.). Giuseppe Ottavio Pochettini (1769-1803), ebbe un episcopato travagliato per le vicende politiche, ma fu un segreto giansenista, chiamato nella setta con l'epiteto di «Vecchio» (cf. P. Savio, La devozione di mons. Adeodato Turchi alla S. Sede, Roma 1938, p. 434). Luigi Moreno (1838-78) fu il più illustre pastore del secolo scorso per dottrina e zelo.

1. Personaggi illustri

Tra i numerosi personaggi che ebbero i natali nella diocesi d'I. si ricordano: s. Gaulenzio (v.), primo vescovo di Novara; Arduino (v.), s. Guglielmo di Volpiano (v.), b. Angelo da Chivasso (v.), b. Bartolomme Carletti, clarissa, confondatrice del monastero di S. Chiara in Chivasso (m. nel 1412); FERRARIENSIS (v.); G. Bosio da Chivasso (1545-1627), storico-grafo dell'Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme, BOSONE (v.); ven. Rubino da Strambino (1578-1643), missionario gesuita, martire nel Giappone; C. Botta (v.); G. B. De Rossi (v.); G. Flechia di Piverone (1811-92), sanscritista e glottologo; C. Nigra di Castelnuovo (1828-1907), diplomatico e filologo; G. Giacosa (v.); P. A. Yon di Settimo Vittone (1886-1943), compositore e organista della cattedrale di Nuova York.

2. Scuola episcopale. Archivii Monumenti. - La scuola vescovile di I. doveva essere già celebre all'inizio del sec. IX, perché è espressamente ricordata nel celebre Capitulare Olonense di Lotario I (maggio 825) relativo alle scuole pubbliche in Italia (cf. MGH, Capitularia, ed. A. Borettius, I [1883], p. 237). Il frammento del pavimento musivo (riprodotto alla voce FILOSOFIA) raffigurante il trionfo della filosofia, pare fosse il pavimento dell'aula scolastica all'epoca del vescovo Varmondo (696-1015 ca.). Se le notizie di questa scuola e del suo scritto si sareggiano, si ha però un riflesso della loro attività nella ricca raccolta di codici della Cattedrale, arricchita

3. I monasteri

In I. fiori per molti secoli l'abbazia di S. Stefano, fondata dal vescovo Enrico nel 1044; decaduta a causa della commenda (sec. xv), fu soppressa nel 1800 e i suoi beni venduti all'asta; degli edifici abbaziali rimane il solo campanile. Lo stesso vescovo fondò il monastero di S. Michele per monache, dal 1940 proprietà delle Suore dell'Immacolata d'I. Notevoli pure i conventi dei Francescani, dei Domenicani (sec. xiii) e dei Minori Osservanti (1456). La più celebre abbazia dell'agro eperediese è S. Benigno di Fruttuaria, centro di riforma cluniacense, affilata all'abbazia di St-Bénigne di Digione, fondata da s. Guglielmo di Volpiano (v.) nel 1003, col favore di Arduino, suo parente. La chiesa abbaziale, di cui rimane superstite il solo campanile (la chiesa fu rifatta in stile neoclassico dal card. Vittorio Amedeo delle Lanze tra il 1770 e il 1776) fu consacrata nel 1006 da 4 vescovi delegati da Giovanni XVIII. I papi da Giovanni XVIII e gli imperatori da Enrico II (31 ag. 1006) la presero sotto la loro protezione e ne confermarono più volte l'immenso patrimonio. I vescovi Varmondo (prima del 3 genn. 1015) e Enrico (12 marzo 1029) concessero all'abbazia la sezione della giurisdizione episcopale. Infatti Cencio Camerario annovera l'abbazia « Sancti Benigni de Fructerii » (cf. Liber Censuum, ed. G. Fabre-L. Duchesne, I, Parigi 1889-1910, p. 245) fra le abbazie S. Petri, nullius dioeceses. L'abbazia esercitò un grande influsso religioso, culturale e politico non solo nelle regioni subalpine, ma anche in Italia, e diversi monasteri seguivano la sua Regola; la commenda, incominciata nel 1450 con l'ex antipapa Felice V, la portò alla rovina; nel 1617, il card. Maurizio

Article illustration
(1st. G. Girode)

IVREA, diocesi di - Campanile romanico di S. Maria (sec. XI-XII) - Andrate.

più tardi da un numero rilevante di incunaboli; tra i codici si ricorda la Regula Pastoralis di s. Gregorio Magno, in scrittura merovingica, del sec. VIII, il Sacramento varminato, eseguito per e sotto la guida del vescovo Varmondo e il gruppo di libri liturgici eseguiti per lo stesso vescovo (cf. L. Magnani. Le miniature del Sacramentario di I. e di altri codici Warmondiani, Città del Vaticano 1934, p. 11: vi sono indicati gli autori anteriori occupati dei codici della Biblioteca capitolare di I.) e un interessante codice musicale della fine del sec. XIV (cf. G. Borghezio, Un prezioso codice musicale ignorato della Biblioteca capitolare di I., in Bollet. stor. bibliografico sub-alpino, 24 [1922]), pp. 190-98). Ricchissimi gli Archivi: capitolare, ordinato con inventario, documenti dal 1007 e la serie di protocolli capitolari: 84 voll., 1258-1729; vescovile, non ordinato, documenti dal 1000; il municipale, il giudiziario e l'amministrativo ordinati; di importanza minore le biblioteche del Seminario e comunale.

Tra i monumenti va ricordato innanzi tutto il Duomo, costruito sul finire del sec. X dal vescovo Varmondo, più volte restaurato con criteri discutibili; di antico ha conservato la cripta, la cupola esterna affiancata da due campanili. Nella sacrestia si conserva un prezioso cofano in avorio scolpito (sec. IX-X) e due magnifici quadri di Defendente Ferrari (1521). L'antico S. Lorenzo in Castello di Settimo Vittone può risalire al sec. VII. Suggestive le chiese romaniche di S. Stefano di Candia e di S. Pietro in Pessano (sec. XI-XII) e vari campanili romanici, come quello di S. Stefano d'I. e di Fruttuaria (sec. XI). La chiesa parrocchiale di Chivasso (notevole centro medievale di vita religiosa e politica, sede del governo dei Monferrato fino al 1435 e di una delle più antiche tipografie piemontesi [1486], diretta da G. Sviago) ha conservato la facciata gotica con fregi in terracotta. Notevole la chiesa parrocchiale barocca di Strambino (1781-1999). Storici i castelli di Montalto (sec. XIV), del Conte Verde ad I. (1358) e di Masino (rifatto nei sec. XVII-XVIII), dove si conservano le ceneri di Arduino.

(1st. G. Ravera)

IVREA, diocesi di - Campanile romanico di S. Stefano (sec. XI).

di Savoia la trasformò in collegiata, con
canonici secolari; soppressa una prima
volta il 19 giugno 1803, lo fu poi defini-
tivamente il 15 ag. 1869. Nell'abbazia
di Fruttuaria si ritirò Arduino (10 sett.
1014): vi morì e vi fu sepolto (14 dic.
1015). Il primo abate fu Giovanni l'Uomo
di Dio (v. GIOVANNI DI FRUTTUARIA). Una
parte del ricco Archivio si trova in quello
di Stato di Torino. Nel 1879 il Palazzo
abbaziale fu ceduto a s. Giovanni Bosco
ed oggi vi fiorisce un'orniomata scuola sale-
siana di arti e mestieri. - Vedi tav. XXXV.

BIBL.: Fonti: oltre quelle pubblicate nei Mommenta Historiae Patriae (Torino 1836 sgg.) e nelle altre collezioni della R. Deputazione di storia patria di Torino, c.f. P. Gabotto, Le carte dell'Arch. vesc. di I. fino all'anno 1737 (Biblioteca Soc. st. subalpina, s. 6), 2 voll., Pincolo 1900, Indici di P. Massia e G. Borghesio (ibid., suppl.), Torino 1930; G. Colombo, Documenti dell'Archivio com. di Vercelli relativi ad I. (ibid., S), Pincolo 1900; E. Durando, Le carte dell'Archivio cap. di I. fino al 1730 con una scelta delle principali fino al 1731 (ibid., 9), ivi 1902 (la parte 2° del volume è dedicato all'abbazia di S. Stefano; F. Savio, Le ori- gini del monastero di S. Stefano; G. Barelli, Cartario dell'abbazia di S. Stefano d'1. fino al 1730); Indici di P. Massia (ibid., suppl.), Torino 1930; G. Assandria, Il Libro Rosso del Comune d'1. (ibid., 74), Pincolo 1914; P. Fr. Kehr, Italia Pontificia, VI, II, Berlino 1914, pp. 142-56; G. Frola, Corpus Statu- torum Canavii (Bibliot. Soc. st. subalpina, 42-44), 3 voll., Torino 1918; G. Borghesio, I necrologi del Capitolo d'1. (ibid., 81, 1), ivi 1925; G. Borghesio-C. Benedetto, Gli statuti di Tavagnasco (ibid., 64, 3), ivi 1929; G. Borghesio-G. Pinoli, Cartario della Confraria del S. Spirito d'1. (ibid., 81, 2), ivi 1929; G. Corradi, In- scriptiones Italiae, IX: Regio XI, fasc. II, Eporedia, Roma 1931. - Letteratura: G. Benvenuti, Istoria dell'antica città d'1. dalla sua fondazione fino alla fine del sec. XVIII, (ms. importante, pro- prietà degli eredi dell'avv. Mario Rossi); G. Soraglia, Memorie storiche sulla chiesa d'1., Ivrea 1881 (scarsa critica); [id.], Eporedia Sacra. Serie cronologica dei parrochi, santi titolari e patroni, ivi 1887 (utile); A. Manno, Bibliografia storica degli Stati della Mo- narchia di Savoia, III, Torino 1891, pp. 91-98; IV, ivi 1892, pp. 430-37 (S. Benigno di Fruttuaria, Chivasso), VIII, ivi 1907, pp. 290-323 (s. V. I.); F. Savio, I vescovi d'Italia dalle origini al 1100. Il Piemonte, Torino 1898, pp. 175-220; Eporediensia (Biblio- teca Soc. st. subalpina, 4), Pincolo 1900; Studi Eporediesi (ibid., 7), ivi 1900 (i due voll. contengono una raccolta di studi di vari autori per il bimillenario d'1.); C. Borgio, Le chiese del Canavese, Ivrea 1910; F. Carandini, Vecchia I., ivi 1914 (2° ed., ivi 1927); G. Corradi, Eporedia, in E. De Ruggiero, Dizionario epigrafico di antichità romane, II, Roma 1922, pp. 2136-39; G. Borgio, Il duomo di I., Ivrea 1926 (con notizie sull'arte nel Canavese); E. Pinchia, Itinerario canavesano, ivi 1927; H. De- lehaye, Les origines du culte des martyrs, 2° ed., Bruxelles 1933.

Article illustration
(per cortesia del can. C. Notario)

IVREA, diocesi di - Duomo costruito dal vescovo Varmondo (fine sec. X).
La cupola e il campanile appartengono alla costruzione primitiva; la fac-
ciata è del sec. XIX.

pp. 133, 340; C. Benedetto, I vescovi d'1., Torino 1942 (debi-
tante riveduto questo saggio potrebbe diventare un ottimo
sussidio per gli studiosi). Per Fruttuaria si veda in particolare:
J. Cosset-Mouchet, Histoire de St Guillaume d'Irène, Torino
1890; G. Calligaris, Un'antica cronaca piemontese, ivi 1889;
E. Oliviero, Architettura religiosa preromana e romana nel-
l'arcidiocesi di Torino, ivi 1940, pp. 341-51; Cottineau, I.
coll. 1227-28 (con ricca bibl.); E. Ceria, Annali della Società
salernina, I, Torino 1941, p. 333.