LANDINO, CRISTOFORO. - N. a. Pratovecchio, nel 1424, m. a Firenze nel 1498. Fece i primi studi a Volterra, e fu poi maestro nello Studio fiorentino, segretario di parte guelfa, cancelliere della signoria.
Insigne umanista, tenne posto eminente tra i poeti latini del sec. XV, segnando con il canzoniere Xandra il
trapasso dalle rozze forme del Marsuppini alle squisite eleganze del Poliziano. Piacevole espositore si mostra nelle quattro giornate delle Disputaciones Camaldulenses, in cui, conciliando le teorie dei classici con il cristianesimo, mediante argomenti tratti da Cicerone, s. Agostino, s. Tommaso e dal Ficino (che è uno degli interlocutori insieme a Lorenzo e Giuliano de' Medici, Donato Acciaiuoli, L. Battista Alberti ed altri) si discute intorno alla vita attiva e contemplativa, al sommo bene, Dio, in cui risiede la suprema felicità dell'uomo. Nel De vera nobilitate è l'umeggiato il concetto umanistico che deriva la nobiltà dalle opere; mentre i dialoghi De nobilitate animae si riallacciano alle teorie ficiniane, sostenendo, contro gli averroisti, la divina nobiltà dell'anima umana. Grande impulso agli studi danteschi diede il commento del L. alla Commedia, che venne in luce nel 1481, istoriato dal Botticelli.