LANDINO, CRISTOFORO

LANDINO, CRISTOFORO. - N. a. Pratovecchio, nel 1424, m. a Firenze nel 1498. Fece i primi studi a Volterra, e fu poi maestro nello Studio fiorentino, segretario di parte guelfa, cancelliere della signoria.

Insigne umanista, tenne posto eminente tra i poeti latini del sec. XV, segnando con il canzoniere Xandra il

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(fol. Alinari)
Landi, Gaspare - Ritratto di A. Canova (1806). Roma, Galleria Borghese.

lapasso dalle rozze forme del Marsuppini alle squisite eleganze del Poliziano. Piacevole espositore si mostra nelle quattro giornate delle Disputationes Camaldulenses, in cui, conciliando le teorie dei classici con il cristianesimo, mediante argomenti tratti da Cicerone, s. Agostino, s. Tommaso e dal Ficino (che è uno degl'interlocutori insieme a Lorenzo e Giuliano de' Medici, Donato Acciaiuoli, L. Battista Alberti ed altri) si discute intorno alla vita attiva e contemplativa, al sommo bene, Dio, in cui risiede la suprema felicità dell'uomo. Nel De vera nobilitate è lungeggiato il concetto umanistico che deriva la nobiltà dalle opere; mentre i dialoghi De nobilitate animae si riallacciano alle teorie fisiche, sostenendo, contro gli avverosti, la divina nobiltà dell'anima umana. Grande impulso agli studi danteschi diede il commento del L. alla Commedia, che venne in luce nel 1481, istoriato dal Botticelli.

**JIBL.:** Opere: De nobilitate animae, a cura di A. Paoli e G. Gentile, Pisa 1915-17; Carmina omnia, a cura di A. Perosa, Firenze 1939. Studi: A. Dalla Torre, Storia dell'Accademia platonica di Firenze, 1912, passim; G. Dottiglioni, La lirica latina in Firenze nella seconda metà del sec. XV, Pisa 1923, pp. 117-37; V. Rossi, Il Quattrocento, Milano 1938, pp. 333-36 (bibl. a p. 339); P. G. Ricci, Alla ricerca di C. L. in Rinascita, 4 (1941), pp. 733-44.