LAMARTINE, Alphonse-Marie-Louis de. -
Poeta, scrittore e uomo politico francese, n. a Mâcon il 10 ott. 1790, m. a Parigi il 28 febbr. 1869. Compì i suoi studi nel Collegio dei Padri della Fede (ex Gesuiti) a Belley e in gioventù soggiornò in Italia e in Svizzera. Nel 1820 sposò un'inglese protestante, M. E. Birch. Entrato nella carriera diplomatica fu addetto alla legazione di Napoli (1821), poi segretario d'ambasciata a Londra, e infine incaricato d'affari alla corte di Toscana. Dopo l'avvento al trono di Luigi Filippo entrò nell'agone politico, avvicinandosi ai liberali, mentre nei primi anni della Restaurazione era stato conservatore. Nel 1832 si recò con la famiglia in Oriente, dove perdette la figlia Julie. L'anno seguente fu eletto deputato per il collegio di Bergues e da questo momento ha inizio la sua fortuna politica, dovuta soprattutto all'abilità dei suoi discorsi rimasti famosi. Del governo provvisorio del 1848 fece parte come ministro degli Esteri, e in questa funzione si mantenne sempre su di una linea di prudenza e di rispetto delle istituzioni democratiche degli altri paesi. Il 23 apr. 1848 fu eletto membro dell'Assemblea costituente, ma nel giugno dello
stesso anno fu costretto a cedere il potere al generale E. Cavaignac, e alle elezioni del dic. per la presidenza della Repubblica fu battuto dal principe Luigi Buonaparte, il futuro Napoleone III. Nel 1851, dopo il colpo di Stato, si ritirò a vita privata.
Tra le sue numerose opere in versi e in prosa vanno ricordati: Méditations poétiques (1820), il poemetto La mort de Socrate (1823); Dernier chant du pèlerinage d'Harald (1825) ispirato alla morte di Byron a Missolungi; Harmonies poétiques et religieuses (1830); Souvenirs, impressions, pensées et paysages pendant un voyage en Orient (1835; all'Indice, decr. 22 sett. 1836); due episodi di una epopea ciclica che L. non condusse mai a termine: Jocelyn, journal trouvé chez un curé de village (1836; all'Indice, decr. 22 sett. 1836) e La chute d'un ange (1838; all'Indice, decr. 27 ag. 1838); Histoire des Girondins (1847), opera priva di ogni scrupolo della verità storica. Allontanatosi dalla politica, scrisse, tra l'altro: Confidences (1849), Raphaël (1849), Graziella (1852), Histoire de la Restauration (1852), Cours familier de littérature (1856-69).
Anche se lo slancio dell'ispirazione manca di quella sorveglianza che avrebbe potuto evitargli la ridondanza retorica, la poesia di L. ha un fascino che il tempo non arriva ad attenuare. Il suo verso ha una musicalità quale non si riscontra nell'opera di nessuno degli altri grandi romantici francesi. Ma, al tempo stesso, questa facilità lirica genera superficialità di interpretazione delle cose, nella quale, infatti, L. raggiunge la gravità, mai la profondità; la voce dell'universo che egli fa risuonare nella sua poesia ha un accento commosso, non di passione. I suoi romanzi, rappresentazioni idillische di persone ed ambienti molto falsati, tra i quali in Italia è soprattutto noto Graziella che si svolge in ambiente napoletano, hanno il pregio di una efficace eleganza stilistica e della freschezza di descrizione.
L. e la questione del proletariato. - Benché la sua fortuna abbia avuto breve durata, L. fu senza dubbio un grande uomo politico. Nel governo provvisorio del 1848 rappresentò l'elemento temperato. Sfidò anche l'impopolarità, purché la legalità venisse rispettata. Tra i primi, intuì l'enorme importanza della questione proletaria e previde il pericolo derivante da una mancata soluzione di tale problema: in questo fu un precursore. Propugnò la necessità della legalizzazione della beneficenza, di opere filantropiche e assistenziali statali, ma più per sbarrare la strada al socialismo che per combattere l'ingiustizia delle condizioni inumane dei lavoratori. La sua è una repubblica conservatrice, dove non si parla di revisione di fortune né di ridistribuzione dei beni.
L. va considerato in tutta la sua grandezza e il suo coraggio, e anche con le sue bassezze. Apparentemente la sua vita politica è un susseguirsi d'incoerenze; in realtà egli non fece che eseguire un gioco abilissimo che al momento buono doveva portarlo al potere. Le sue incertezze, i cambiamenti di bandiera, sono la continuità di un intento di conquistare la fiducia delle masse per potere tenerle in mano, incansiarle e impedire in tal modo il sovvertimento dell'ordine e l'avvento del socialismo.
Matilde Mazzolani
L. E LA CHIESA. - Del L. furono messe all'Indice, come s'è accennato, tre opere: *Jocelyn, La chute d'un ange, Souvenirs et impressions. Jocelyn* è la vicenda amorosa di un prete, che s'innamora follemente di Laurence e quando la cieca forza degli avvenimenti lo distacca da lei, non può più reggere, e su lei morente si china e muore. Pare che il fondo almeno della trama sia vero e che il L. abbia conosciuto il prete di cui parla: ma il poema proclama pure la consacrazione a Dio dell'amore naturale, a cui non ci si può sottrarre, e porta l'amore platonico fino alla esasperazione; ciò che è la tesi romantica in voga ai suoi tempi (cf., p. es., *Paul et Virginie* di Bernardin de St-Pierre). Nella *Chute d'un ange*, oltre alla leggenda dell'angelo Cedar, che s'innamora di una figlia dei Cainiti, Daidha, ed è perciò condannato a ricuperare l'eternità, perduta in punizione del passo fatto, attraverso la miseria e il dolore, il L. espone tutto un disegno di metempsicosi purificatrice e di educazione condotta sui presupposti di J.-J. Rousseau. I *Souvenirs et impressions...*, poi, fanno vedere chiaramente come per il L., che al sepolcro di Cristo, a Gerusalemme, non aveva ritrovato la fede perduta, e, tornato in Francia, aveva sempre più ceduto allo spirito del tempo, la religione si riduce ad un puro sentimento, ad un temperamento dell'anima, che produce un adattamento quietistico, un'inertia volitiva di fronte agli avvenimenti; la verità è definita non come una convinzione, ma come un semplice stato d'animo, che varia col variare delle contingenze e delle reazioni del sentimento. Difetti questi, che non vengono redenti dall'incanto dello stile e da tante espressioni, anche esatte secondo il cristianesimo, ma fiorite unicamente da una vampata sentimento, che ignora sempre la Rivelazione, le verità profonde della fede, i doveri morali, che stanno al di sopra di ogni sensibilità.