MENDOZA y BOBADILLA, FRANCISCO de. - Teologo e cardinale, n. a Cuenca il 25 sett. 1508, m. ad Arcos (Burgos) il 26 nov. 1566. Laureatosi in utroque iure all'Università di Salamanca, dove pro-

Amico intimo di s. Ignazio di Loyoja, che aveva conosciuto e ammirato fin dal 1527 nelle carceri di Salamanca, ne difese la dottrina ascetica, ne favorì l'opera (nella fondazione dei Collegi Germanici, di Salamanca e di Burgos, nella diffusione della Compagnia) e ne rivendicò la memoria. Creato cardinale nel 1544 da Paolo III ad praeses Caesaris, nel 1550 divenne vescovo di Burgos, che, indotto da s. Ignazio, raggiunse personalmente nel 1557. Rinnovò la sua diocesi con la visita pastorale, l'erezione del seminario con ricca biblioteca, il miglioramento economico della mensa capitolare, il restauro dell'episcopio, l'abbellimento della Cattedrale, la promulgazione solenne dei decreti tridentini (11 giugno 1564). Tante attività l'avevano segnalato alla benevolenza di Filippo II, che lo fece promuovere arcivescovo di Valenza, ma la morte gli impedì di prendere possesso della nuova sede.
Formatosi nel clima del nascente Umanesimo spagnolo, il M. y B. ne divenne un distinto rappresentante. Stimato da Erasmo, in contatto con i migliori uomini del Rinascimento italiano e della Riforma cattolica, assiduo cultore di s. Tommaso e dei più grandi scolastici, appassionato raccoglitore di manoscritti, nel 1557 ritornò nella Spagna con molte casse di codici e con un maggior bagaglio di cognizioni patristiche e teologiche, che utilizzò nella redazione di un'opera eucaristica, concepita in difesa della reale presenza contro i protestanti, in particolare contro Ecolampadio: l'ampio trattato De naturali cum Christo unitate, quam per dignam Eucharistiae sumptionem fideles consequuntur. Scritto tra il 1561 e il 76 svolge con calore e straordinaria erudizione una tesi di spinta originalità: l'Eucaristia degnamente ricevuta produce due unioni, una spirituale per mezzo della Grazia santificante (comune a tutti i Sacramenti), l'altra naturale (nel senso di vera e reale), che consiste nella comunicazione di tutte le proprietà della natura umana di Cristo a tutta la sostanza del fedele (pertanto non solo all'anima, ma anche al corpo, per quandam redundantiam), per virtù della Grazia sacramentale, propria dell'Eucaristia. Questo speciale carisma è un donum quoddam christificum, che rende «cristiforme» il comunitante, come la Grazia abituale rende «deiforme» il battezzato. Tale unione perdura anche dopo «vanite le specie e produce nei fedeli la più profonda concorsione tra di loro, una incoercibile propensione verso l'unità con il Padre nel cielo e un'intima esigenza alla resurrezione somatica alla fine dei tempi (v. COMUNIONE EUCARISTICA). L'autore sviluppa questo tema in cinque libri, in cui la vasta cultura positiva si fonde con la migliore speculazione tomista.
L'opera, rimasta inedita e pertanto mal compresa, fu occasione di molte dispute, vivente lo stesso autore, di cui dopo quarant'anni conservava vivo il ricordo Gabriele Vásquez (Commentarii et disputationes in III Sum. Theol., disp. 204, cap. 1). La decisa contrarietà dei contemporanei ebbe il suo epilogo in un avverso giudizio del Suárez. Il Vásquez, l'unico che avesse letta l'opera in un manoscritto di Toledo, attenuò di molto lo sfavorevole verdetto del Dottore Esimio e da allora nella teologia eucaristica si determinò una triplice corrente di decisi oppositori (Henriquez, Tanner, Wiggers, Fugandez, Martínez del Prado, Becano, Mastro, Granado, Salmanticensi), di moderati difensori (Pietro Martínez, Diego de Tapia, Luis de León, Andrea de la Guadalupe Thomassin) e di esagerati amplificatori del pensiero mendoziano (card. Cienfuegos, De la Raguera, Selleri, card. Belluga, Rabago e Agramunt). Nel Settecento, con il decadere della teologia, si perdette quasi ogni traccia del M. y B. e della sua dottrina.
Ritrovato nel 1937 il manoscritto mendoziano da A. Piolanti nella biblioteca del Seminario Romano (a cui
proveniva, per testamento, da mons. Ubaldo Mannucci), fu dal medesimo edito con introduzione e note nella collezione Lateranum. Nell'odierno fervore per la dottrina del Corpo Mistico, l'opera del M. y B. ridiventa attuale ed è suscettibile di ulteriori approfondimenti, poiché s'inscrive nella tradizione sempre viva del realismo greco e della speculazione tomista.