MENDOZA Y BOBADILLA, FRANCISCO DE

MENDOZA y BOBADILLA, FRANCISCO de. - Teologo e cardinale, n. a Cuenca il 25 sett. 1508, m. ad Arcos (Burgos) il 26 nov. 1566. Laureatosi in utroque iure all'Università di Salamanca, dove pro-

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MENDOZA, DIOCESI di - Facsimile dell'autografo di Saint-Martin che consacra alla Vergine di Mendoza l'esercito delle Ande. Mendoza, Convento francescano.
Francesco da Vitoria (v.), divenne maestrescuela del Capitolo salmanticense, arcidiacono di Toledo, vescovo di Coria (1535). Mandato a Roma da Carlo V, vi rimase quasi ininterrottamente fino al 1557, favorendo efficacemente gli interessi della Spagna, in particolare nella questione del Concilio di Trento e nei conclavi.

Amico intimo di s. Ignazio di Loyoja, che aveva conosciuto e ammirato fin dal 1527 nelle carceri di Salamanca, ne difese la dottrina ascetica, ne favorì l'opera (nella fondazione dei Collegi Germanici, di Salamanca e di Burgos, nella diffusione della Compagnia) e ne rivendicò la memoria. Creato cardinale nel 1544 da Paolo III ad praeses Caesaris, nel 1550 divenne vescovo di Burgos, che, indotto da s. Ignazio, raggiunse personalmente nel 1557. Rinnovò la sua diocesi con la visita pastorale, l'erezione del seminario con ricca biblioteca, il miglioramento economico della mensa capitolare, il restauro dell'episcopio, l'abbellimento della Cattedrale, la promulgazione solenne dei decreti tridentini (11 giugno 1564). Tante attività l'avevano segnalato alla benevolenza di Filippo II, che lo fece promuovere arcivescovo di Valenza, ma la morte gli impedì di prendere possesso della nuova sede.

Formatosi nel clima del nascente Umanesimo spagnolo, il M. y B. ne divenne un distinto rappresentante. Stimato da Erasmo, in contatto con i migliori uomini del Rinascimento italiano e della Riforma cattolica, assiduo cultore di s. Tommaso e dei più grandi scolastici, appassionato raccoglitore di manoscritti, nel 1557 ritornò nella Spagna con molte casse di codici e con un maggior bagaglio di cognizioni patristiche e teologiche, che utilizzò nella redazione di un'opera eucaristica, concepita in difesa della reale presenza contro i protestanti, in particolare contro Ecolampadio: l'ampio trattato De naturali cum Christo unitate, quam per dignam Eucharistiae sumptionem fideles consequuntur. Scritto tra il 1561 e il 76 svolge con calore e straordinaria erudizione una tesi di spinta originalità: l'Eucaristia degnamente ricevuta produce due unioni, una spirituale per mezzo della Grazia santificante (comune a tutti i Sacramenti), l'altra naturale (nel senso di vera e reale), che consiste nella comunicazione di tutte le proprietà della natura umana di Cristo a tutta la sostanza del fedele (pertanto non solo all'anima, ma anche al corpo, per quandam redundantiam), per virtù della Grazia sacramentale, propria dell'Eucaristia. Questo speciale carisma è un donum quoddam christificum, che rende «cristiforme» il comunitante, come la Grazia abituale rende «deiforme» il battezzato. Tale unione perdura anche dopo «vanite le specie e produce nei fedeli la più profonda concorsione tra di loro, una incoercibile propensione verso l'unità con il Padre nel cielo e un'intima esigenza alla resurrezione somatica alla fine dei tempi (v. COMUNIONE EUCARISTICA). L'autore sviluppa questo tema in cinque libri, in cui la vasta cultura positiva si fonde con la migliore speculazione tomista.

L'opera, rimasta inedita e pertanto mal compresa, fu occasione di molte dispute, vivente lo stesso autore, di cui dopo quarant'anni conservava vivo il ricordo Gabriele Vásquez (Commentarii et disputationes in III Sum. Theol., disp. 204, cap. 1). La decisa contrarietà dei contemporanei ebbe il suo epilogo in un avverso giudizio del Suárez. Il Vásquez, l'unico che avesse letta l'opera in un manoscritto di Toledo, attenuò di molto lo sfavorevole verdetto del Dottore Esimio e da allora nella teologia eucaristica si determinò una triplice corrente di decisi oppositori (Henriquez, Tanner, Wiggers, Fugandez, Martínez del Prado, Becano, Mastro, Granado, Salmanticensi), di moderati difensori (Pietro Martínez, Diego de Tapia, Luis de León, Andrea de la Guadalupe Thomassin) e di esagerati amplificatori del pensiero mendoziano (card. Cienfuegos, De la Raguera, Selleri, card. Belluga, Rabago e Agramunt). Nel Settecento, con il decadere della teologia, si perdette quasi ogni traccia del M. y B. e della sua dottrina.

Ritrovato nel 1937 il manoscritto mendoziano da A. Piolanti nella biblioteca del Seminario Romano (a cui

proveniva, per testamento, da mons. Ubaldo Mannucci), fu dal medesimo edito con introduzione e note nella collezione Lateranum. Nell'odierno fervore per la dottrina del Corpo Mistico, l'opera del M. y B. ridiventa attuale ed è suscettibile di ulteriori approfondimenti, poiché s'inscrive nella tradizione sempre viva del realismo greco e della speculazione tomista.

BIBL.: I. Vasacus, Chronicon Hispaniae, Colonia 1577, p. 207; A. Schottus, Hispaniae Bibliotheca, Francoforte 1608, p. 544; G. Goncales Davila, Teatro eclesiastico de las iglesias de los reynos de las dos Castillas, III, Madrid 1650, p. 88; A. Oldoinus, Athenaeum Romanum, I, Perugia 1676, p. 237; N. Antonius, Bibliotheca Hispania nova, I, Madrid 1783, p. 447; F. Schroeder, Monumenta quae spectant primordia Collegii Germanici-Hungarici, Roma 1896, pp. 179-81, 272-74; P. Tacchi Venturi, Storia della Compagnia di Gesù in Italia, II, ivi 1922, p. 600; Pastor, V, pp. 412-14; VI, pp. 3-34; S. Ruiz, Bobadilla, in DHC, IX, coll. 268-70; A. Piolanti, L'Eucaristia e il Corpo Mistico in un trattato inedito del card. M., in La scuola cattolica, 66 (1938), pp. 69-78; J. Blásquez, F. de M. y su doctrina acerca del Cuerpo místico, in Revista española de teología, 4 (1944), pp. 257-313; A. Volpicella, Il card. F. M. y B. e il suo trattato inedito, Roma 1946; F. Mendoza, De naturali cum Christo unitate libri quinque, quos primum edidit, prolegomenis criticisque animadversionibus locupletavit A. Piolanti (Lateranum, nuova serie, 13, 1-iv), ivi 1947 (a pp. XI-LXXVII vita, pensiero, storia della controversia; a pp. XXII-XXIV descritte le opere minori del M. y B.); P. Palazzini, Un inedito del '500, in L'osservatore romano, 11 marzo 1949, p. 3, col. 6; E. Longpré, L'Eucharistie et l'union mystique selon la spiritualité franciscaine, in Revue d'ascétique et mystique, 25 (1949), pp. 327-31; F. Carpinio, Nel mistero eucaristico, in Tabor, 5 (1950, II), pp. 81-84; F. S. Pelster, Il card. M. e la sua dottrina sull'unione con Cristo, in Civ. Catt., 1950, III, pp. 65-69; J. Blásquez, La edición romana de la obra «De naturali cum Christo unitate» del card. M., in Revista española de teología, 10 (1950), pp. 433-39.

Antonio Piolanti

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“MENDOZA Y BOBADILLA, FRANCISCO DE.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 413. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/mendoza-y-bobadilla-francisco-de.