MERODE, FRÉDÉRIC-FRANÇOIS-XAVIER DE

MERODE, FRÉDÉRIC-FRANÇOIS-XAVIER de. Prelato e statista, n. a Bruxelles il 20 marzo 1820, m. a Roma il 10 luglio 1874. Di nobilissima famiglia, dopo seguiti gli studi classici al Collegio gesuitico di Namur ed in quello Juilly di Parigi, su consiglio del nunzio Pecci (poi Leonce XIII), frequentò (1839) la Scuola militare di Bruxelles, ne uscì sottotenente di fanteria nel 1841 e prese parte alle operazioni d'Algeria (1844-45).

Al ritorno in patria seguì un'ardente vocazione sacerdotale, e, confortato dal Montalembert, dall'abbr. Gerbet e dal padre Ventura, partì per Roma nell'ott. 1847 e ricevette gli Ordini minori il 23 dic. 1848. Nel corso degli avvenimenti rivoluzionari e repubblicani ebbe nuova occasione di dar nuova prova di intrepido coraggio; per cui subì angherie e carcere. Entrati i Francesi in città (5 luglio 1849), prese parte alla restaurazione del governo pontificio e, detta la prima Messa in S. Pietro (23 sett. 1849), funse da cappellano militare.

Pio IX, nel riceverlo dopo il ritorno da Gaeta, lo volle senz'altro suo Cameriere segreto partecipante (14 apr. 1850) e lo tenne costantemente presso di sé, presto giovandosene in riservate negoziazioni con la Francia, e per lo studio e la preparazione delle importanti riforme istituzionali ed amministrative da lui riprese ed attuate fra il 1850 ed il '70. Ma alla grave situazione politica, creatasi attorno la S. Sede fra il 1859 ed il '70, si lega l'attività maggiore di mons. De M. La primavera del 1860 lo trovò solerte ministro delle Armi in stretta collaborazione con il gen. La Moricière (v.), ed a tutto cercò di provvedere con abnegazione e tecnica. CASTELFIDARDO, BATTAGLIA DI (v.) Ancona (v.), Mentana (v.), fino alla suprema resistenza lungo le mura di Roma, quel nuovo, buon esercito, oltre a prorogare d'un decennio la millenaria funzione di uno Stato si venerando, bastò, come scrisse il Cochin, a che esso non crollasse in silenzio e senza un'eco risonante nella Storia. La mancanza di adattabilità politica ed i contrasti col card. Antonelli insofferente nei riguardi del d. M. per l'attività e severa influenza nel governo dello Stato, lo costrinseo a lasciare il ministero il 6 ott. 1865, per assumere invece l'ufficio di elemosiniere pontificio con la nomina ad arcivescovo titolare di Melitene (22 giugno 1866). Era infatti intendimento del Papa d'averlo vicino per continuare a valersene come sempre.

Il d. M. si volse subito alla riforma delle scuole elementari e di molteplici istituzioni assistenziali e caritative cittadine, mentre, seguendo l'esempio del medioevo, dava un primo indirizzo alla bonifica dell'agro mediante colonie di monaci agricoltori, come quella dei Trappisti alle Tre Fontane sulla Laurentina. Roma gli deve anche il primo piano regolatore della città e le prime imponenti opere di espansione e di rinnovamento edilizio. Con accorta preveggenza disposte di aree allora deserte per creare le piazze di Termini e di S. Maria degli Angeli, aprire la futura Via Nazionale e le collaterali, iniziare in Prati la Via Vittoria Colonna e le afferenti, delimitare l'attuale Piazza Cavour, tracciare sulla carta quella che fu poi la gran Via dei Fori Imperiali da Piazza Venezia al Colosseo. Dopo aver preso larga parte ai lavori del Concilio Vaticano, emettendo voto contrario all'opportunità della proclamazione del dogma dell'infallibilità pontificia, ma sottomettendosi la sera medesima (18 luglio 1870) ai piedi del S. Padre, visse gli ultimi anni salvaguardando tante opere sue e tanti interessi della S. Sede minacciati dal mutare dei tempi. Prese così

anche in fitto il Palazzo Altemps per allogarvi un'università pontificia in luogo di quella, divenuta regia, della Sapienza. Ed intervenne ad assicurare all'amico G. B. De' Rossi ed alla nuova scienza dell'archeologia cristiana mezzi ed aree per ulteriori indagini (1873); sulle escavazioni lo colse il morbo che lo stroncò. Fu sepolto nel camposanto teutonico.

Misto romantico e cavalleresco di soldato e di monaco, univa mons. de M. i costumi d'un pio cenobita alle sollecitudini della carità ed alla intransigenza della giustizia. Di lui, da troppi incompreso, ben disse il Veuillot: «Nessuno lo ha conosciuto meglio di Pio IX e nessuno lo ha forse più amato».

BIBL.: G. G. Franco, *I Crociati di S. Pietro. Storia e scene storiche della guerra di Roma l'anno 1867*, Roma 1869-70, capp. 31, 64, 83, 90; P. Balan, *Continuazione alla Storia universale della Chiesa cattolica, dell'ab. Rohrbachier*, II, Torino 1879, pp. 200-206, 436-439, 639-688; L. Besson, *Frédéric-François-Xavier de M., ministre et aumônier de Pie IX, archevêque de Mélitène*. Sa vie e