MUSPILLI. - Titolo di un frammento poetico di 105 versi allitterati, in dialetto bavarese del sec. IX, proveniente dal monastero di S. Ennnerano di Ratis-bona, e così chiamato, sull'esempio di J. A. Schmeller, che ne fu il primo editore nel 1832, dalla voce mu-spille che ricorre nel 570 verso del frammento nel senso di «fine del mondo», «giudizio universale».
Il breve componimento, che si suppone sia stato trascritto dalla mano stessa di Ludovico il Germanico,
perché trovato sulle pagine libere di un codice latino a lui appartenuto, descrive, con tono profetico e con colori ad effetto, il destino delle anime dopo la morte, la lotta degli spiriti celesti ed infernali per il possesso dell'anima, e il duello di Elia con l'Anticristo, a cui si intrecciano più ammonimenti e consigli di pietà. È certamente opera di un laico, come appare dalla conoscenza non sempre perfetta della dottrina della Chiesa, ed ha uno scorso pregio artistico, sebbene vi si noti talora una certa vivacità di descrizione e si ammiri qua e là qualche bella immagine poetica. Esso dovette però essere al suo tempo Otfrido di Weissenburg (v.) ne inserì un intero verso (il 14°) nel suo Libro degli Evangelii. Poiché nel contenuto del frammento sono palesi alcune concezioni di una mitologia nordica, com'essa si venne artisticamente sviluppando nei libri dell'Edda (v.) e particolarmente nella descrizione del ragnarök (e crepuscolo degli dèi); V. GERMANIA, RELIGIONE dei), alcuni studiosi credettero in passato di rintracciarvi i concetti escatologici del paganismo germanico, identificando Elia con Odino e l'Anticristo con il lupo Fenrir. Oggi però tutti si accorcano nel ritenere che quegli elementi - meno forse la voce m. - hanno la loro radice unicamente nelle tradizioni cristiane, che sono anche il fondamento della epicorsi edicia, sebbene in qualche parte liberamente rinnovellate.